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Illustrazione di ELENA XAUSA

L’incipit ha per definizione l’essenza di ciò che sarà il racconto. Il primo passo è fondamentale, traccia la via e delinea una netta direzione. È una sorta di prima impressione, viscerale e atavica, veramente difficile da scardinare. Su queste basi prepariamoci ad un’annata enologica da strapparsi gli indumenti intimi senza alcuna reticenza. La vendemmia è ormai in pieno svolgimento e, da Nord a Sud, l’entusiasmo dilaga. L’uva è bellissima, sana, intraprendente, zuccherina, carica di potenziale. Certo, in cantina si potrebbero fare scivoloni o mega danni ma, difficilmente, si riuscirà a rovinare tanta beltade.

Colline di Langa

Colline di Langa

L’eccitazione è contagiosa. Nella mia terra, le Langhe, il viticoltore è il cittadino per antonomasia. Ne conosco a bizzeffe e vivo attraverso di loro, ogni giorno, l’inebriante respiro delle viti che affidano all’uomo il loro succoso frutto. Sono settimane di mani annerite, look bizzarri, vivacità sulle colline, invasioni di braccianti multi etnici, nottate in cantina, amori appiccicosi e litigi focosi (ho un amico imprenditore agricolo che ha dovuto mediare, rigorosamente in lingua macedone che assolutamente non domina, un incontro di boxe in vigna per un torbido affare fedifrago sbocciato all’ombra dei grappoli di Moscato). È tempo di lunghe code per andare ovunque perché i trattori lasciano le consuete piste di allenamento per invadere arrogantemente le strade carichi di spocchia e vasche d’uva.

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Vigneti di moscato d’Asti con trattore protagonista

La vendemmia la si vive tutti, anche se non direttamente in vigna. Penetra nelle narici, partendo dalla terra, dalle ceste o dai vendemmiatori che, anche post toiletta, non riescono a liberarsi della marchiatura pungente che la natura ha impresso sulla loro epidermide. Si tratta di un odore strano, tipico, unico. Una morsa importante ma non arrogante, un letto legnoso contaminato dal dolciastro del mosto e dal salato della fatica. ‘E la vigna antropomorfizzata. Mi piace, la attendo ogni anno.

Vendemmia con charme

Vendemmia con charme

Vendemmia 2015

Vendemmia 2015

Poesia a parte siamo partiti bene cari amici enofili, non possiamo che ben sperare. Per ora hanno iniziato l’avventura in cantina alcuni grandi bianchi. A breve partiranno i rossi per poi terminare ad ottobre inoltrato con le super star vermiglie o i bulletti corposamente bianchi. La curiosità mi divora, fremo fantasticando su ciò che i nostri avidi palati potranno gustare nel 2016, con qualche anteprima novella nel 2015. L’eccitazione è causata anche per l’imminente arrivo sulle nostre tavole dei metodi classici 36 mesi, dei Barbareschi, dei Baroli e di tutti i vini d’invecchiamento. Si apparecchia un nuovo capitolo di gusto, tutto da scoprire.

La vendemmia mi istiga ad approfondire la mia liaison enofila. Tendo a bere di più durante la raccolta, devo onorare in differita il frutto di ciò che sta sbocciando. Fatelo anche voi, fantasticate sulle differenze che si potranno avere il prossimo anno. Bianchi più aromatici, con note fruttate più spiccate grazie al giugno e luglio incandescenti che hanno spinto al massimo la maturazione per poi cristallizzarla, quasi in un fermo immagine, con l’abbassamento di temperature di agosto. Rossi dolcemente complicati come solo un amore travagliato sa essere, sono densi di sfaccettature e potenziale e possono sbocciare in un’infinità di modi diversi a seconda della lavorazione che verrà loro dedicata. Spezie, aromi animali, fiori, legni, meraviglie papillari. Non vi è venuta voglia di un buon calice? A me decisamente si, mi lancio sul bancone e, ammirando le colline, lascio che la mia fantasia mi prepari a questa nuova ed eclettica annata. Salute!