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Salutiamo marzo che, oltre ad un inconsueto equinozio anzitempo ci ha regalato un’intensa avventura enologica grazie alle due titaniche fiere del settore il Prowein e il Vinitaly. La prima si è tenuta nella algida Dusseldorf dal 15 al 17 marzo mente la seconda ha aperto i battenti a Verona appena 5 giorni dopo, il 22 marzo. Se non avete mai pascolato in un evento di questo tipo dovreste rimediare quanto prima. Trattasi di messa in scena di mondo parallelo in cui il vino regna sovrano e le interazioni tra i personaggi che popolano questa narrazione sono a dir poco curiose. Avendo goduto di entrambe le avventure voglio regalarvi qualche diapositiva, inebriante come solo un calice di Amarone alle 9:10 di mattina sa essere.

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Partiamo dalla landa germanica. Domenica 16 marzo, ore 8:30, temperatura esterna 5 gradi, vento pungente. Nel modernissimo Messe Dusseldorf Center una flotta di donzellette autoctone attendono gaudenti le folle, avvolte nei loro tailleurini blu ravvivati da un arancio bello carico. La fauna è composta perlopiù da espositori che si affrettano a raggiungere il proprio stand, disseminato tra i 9 padiglioni della nuova location 2015. C’è frenesia nell’aria, ma è composta, come impongono i canoni local. Nel cammino verso la mia tana mi imbatto in scenari pittoreschi. Le costruzioni sono varie e creative, i materiali i più disparati. Legno, acrilico, cartone, metallo, led, tessuto. Piovono bottiglie di ogni dimensione e foggia. L’uva regna sovrana, naturista, ambientata, ritoccata. C’è un brusio di fondo fatto di aspirapolveri, calici tintinnanti nel loro percorso verso il luogo eletto per la mescita e bottiglie sfrigolanti. Ciascun produttore carica le proprie armi e apparecchia al meglio il suo piccolo cosmo. Alle 9 in punto sulle note di una suadente melodia (che mi accompagna tutt’ora con la sua indimenticabile dolcezza) il deus ex machina di Messe annuncia che la manifestazione apre i battenti. Qualche minuto di assestamento e poi via, si aprono le danze. L’incedere della folla è copioso ma ordinato (siamo in Germania, il modus operandi delle masse è compito e discreto), il gregge si separa in piccoli gruppi e si da alla degustazione. Le bottiglie si aprono alla vita e i calici iniziano a colorarsi. Il tratto più distintivo è la sinfonia che si crea: stappo, liquido che cola nel bicchiere, degustazione fatta di orridi rumori di risucchio ed espansione vino lungo il tracciato papillare, simpatico rigurgito nell’oggetto più tapino della storia, la sputacchiera, scambio di opinioni in varie lingue, vera babele uditiva.

Stand Prowein 2015

Stand Prowein 2015

Il ritmo è incessante e fino alle 18 questa routine si ripete, frenetica e meccanica in tutti gli stand e con ogni tipologia di vino. Astraendosi dal contesto l’osservazione regala momenti magnifici. Business men abbigliati di tutto punto si concedono in mezz’ora 5 o 6 calici di vini differenti disquisendo su ogni sorso e restituendo al mondo il nettare da cui si sono fatti sussurrare chissà quali segreti. La fauna più curiosa da osservare è sicuramente quella asiatica che regala grandi spettacoli mimici nell’atto dell’assaggio, talvolta qualche effetto sonoro speciale (il rutto è un gran segno d’apprezzamento, non dimenticatelo), e stupisce i mescitori con richieste fantasiose. Il cibo è un attore non protagonista, si affaccia negli stand come supporter, per evitare collassi prematuri dei visitatori assaggianti. Parliamo di pane, grissini, formaggi, salumi (da notare i colori fluo di quelli negli stand del nord) e, per i più spocchi, di sushi. La giornata scorre veloce e si ripete, nel suo copione nei due giorni successivi. Tutto molto smooth, ordinato e professionale.

Balziamo al Vinitaly, in terra nostrana. Il meccanismo dovrebbe essere identico a quello del Prowein ma, nei fatti, lo spettacolo se ne discosta parecchio.

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Tralasciamo la parte dei servizi che, ahinoi, sono decisamente di livello insufficiente (parcheggi impossibili, code all’ingresso interminabili, sante inquisizioni per l’accesso nonostante esibizione di pass espositore firmato con il sangue dei potenti di VeronaFiere, condizioni avverse per la minzione tali da spingere a gesti estremi in pubblico) e concentriamoci sull’avventura enologica italiana. Partiamo dagli allestimenti, decisamente più creativi e variegati. Fantasia allo stato puro: palazzi che ricalcano barche, stand interamente realizzati con materiale di scarto, giardini verticali, pop up ottici, visual super glam, materiali e design davvero innovativi. Questo microcosmo è decisamente più cool e dall’architettura più open, accogliente. Che dire della fauna, decisamente l’elemento più avvincente? Definirla eclettica sarebbe un eufemismo. Tra gli avventori della manifestazione si annoverano le tipologie umane più incredibili: folletti, danzatori tirolesi, punk, donne barbute, nani da giardino e animali da circo. Ce n’è di ogni.

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La varietà è motivata dalla diversa estrazione dei visitatori che si dividono in professionisti del settore e gente comune. Quest’ultima regala, decisamente. Come si può intuire il clima che ne deriva è molto più pittoresco e chiassoso. I bicchieri tintinnano e il vino scorre ma le sputacchiere riposano i loro ventri pasciuti perché pochi si concedono loro. Al Vinitaly si beve ed in gran quantità. Barolo, Barbaresco, Merlot, Primitivo, Montepulciano, Prosecco, Sauvignon, Vermentino, Pignoletto, Pinot Nero, Champagne, Shyraz e quant’altro. Il livello alcolemico sale col passare delle ore e il brusio si fa sempre più molesto. Gruppetti scoordinati vagano tra i padiglioni alla ricerca dello stand più generoso con gli assaggi, altri si lasciano guidare dai profumi culinari alla ricerca di un po’ di sostanza per frenare l’ebbrezza. Attenzione, non tutti veleggiano su questa scia epicurea, c’è anche chi è qui per fare affari, scoprire nuovi vini e stringere accordi commerciali, ma questa parte è più discreta e decisamente affascina di meno. I quattro giorni di manifestazione scorrono allegri così, dopo il botto con feriti sul campo che solo una sana domenica di visitatori privati sa regalare.
La festa è finita, si torna al mondo reale, quello in cui bere alle 9 di mattina non è cosa buona e giusta, dove il nettare non si sputa e dove rotolarsi per terra implorando un altro calice di vino non è un comportamento accettabile.
Che vita bigia, meno male che c’è sempre la possibilità di stappare una buona bottiglia e viaggiare con la fantasia 🙂