La malattia, il cancro, è una sfera privata, personale, qualcosa che mette in bilico tutto, il tempo, gli affetti, chi si è e cosa si stava facendo. Riempie di domande e di timori. Le cure vivono progressi costanti, le terapie sono meno invasive e le possibilità di guarigione sempre più alte. Rendere più semplice il percorso resta la sfida, ma è un gesto bellissimo, è dare alle donne la possibilità di essere chi sono e non “malate”, di affrontare le terapie, i controlli ricorrenti, se stesse quando si guardano allo specchio, e la propria famiglia, amici, colleghi, tutti. Poter rispondere alle domanda “come stai?” o trovare le parole per i visi di chi ha paura a chiederlo. È ritrovare l’equilibrio dopo diagnosi che fanno tremare i polsi e pensare «e ora?» E ora con medici, cure intensive, turbanti di seta meravigliosi e capelli che sembrano i propri, cose belle e affetto, si può andare avanti, ritrovare la luce, e anche guarire.

Una volta ho letto una frase, non ricordo dove. «Non farne mai una questione femminile». Mi aveva fatta riflettere. È vero. Una donna è già una questione femminile in quanto tale, ho pensato, e il suo corpo, naturalmente, lo è. Anche con il cancro.

La Fondazione Una stanza per un sorriso di Altamura, in Puglia, si occupa di pazienti nel reparto femminile di oncologia e cerca di curare la persona nel suo intero, anche davanti allo specchio. Lì un gruppetto di ragazzine, dodici e tredici anni, della scuola media locale ha fatto un gesto piccolo quanto potente: hanno tagliato i capelli, e li hanno donati perché gli operatori estetici della Fondazione potessero farne parrucche quanto più simili ai capelli naturali delle pazienti. Un regalo, tra donne, in una fase complicata della vita. Senza riflettori addosso e senza premi, forse perché sembrava solo giusto, e bello.

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La cura delle donne, del loro corpo e del loro mondo interiore, ha preso ormai piede in modo più ampio e organizzato, sono nate terapie specifiche, cure estetiche e psicologiche che vanno a complemento delle cure mediche, spesso molto dure da affrontare anche per le ricadute sul corpo. I capelli, la pelle, la propria forma, chi si è quando ci si guarda, e cosa spinge ad andare avanti. Gli interrogativi ricorrenti delle pazienti, al momento del confronto con la malattia sono chiari: mi cadranno i capelli? La pelle che aspetto avrà?

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Sono domande con le quali le donne si chiedono sarò sempre io? Resterò intera, con la mia vita, le persone che ne fanno parte e quelle che si incontreranno sull’autobus o al supermercato? Gli occhi degli altri, e i propri. Identità, vita. Vita ancora più forte quando lotti per tenertela stretta. È anche il modo per gestire l’ansia, il dolore, la paura. Il cancro. Di questo si occupano l’estetica oncologica e la psicologia, che si intrecciano e sostengono le terapie mediche. Al San Raffaele di Milano, grazie all’idea di due dottoresse, Valentina Dimattei e Giorgia Mangili, da circa due anni è nato il progetto “Salute allo specchio”. Una cura nella cura, si parte con un colloquio con la paziente, per conoscersi e guardarsi, poi vengono insegnate strategie e tecniche per la pelle e i capelli il trucco. Il terzo incontro è invece per condividere con altre donne, tenere insieme, unire i punti, scambiare consigli, non sentirsi sole e pensare «ci siamo, siamo vive, si può». Magari anche sorridere. Qui avevamo parlato di Dee di vita uno dei bellissimi progetti di Salute allo specchio.