Corpidigloria_Cosebelle_01

Ci sono le palme e il riflesso argenteo delle piscine. C’è il sole che brucia i corpi già abbronzati, schierati come soldati affogati sui prati verdi di candide e lussuose ville. Ci sono i ragazzi, taluni che vanno a studiare a Yale e altri che restano, a ubriacarsi di cocktail e droga per schiaffeggiar la morte. Ci sono istinti usati come armi e altri che sempre fanno capo alla sfera delle passioni ma che invece feriscono a morte.

Sembra Palm Springs, sembra Orange County, sembra Beverly Hills e invece è la Puglia. Il nostro Sud si mostra in assenza di spazio e tempo, mentre pian piano emergono le sue più brucianti caratteristiche e ogni profonda contraddizione. E’ un Sud che palpita e si espande verso il mondo quello descritto da Giuliana Altamura in Corpi di Gloria – edito da Marsilio – un Sud che anela l’America e la fa sua, mentre si consuma in un’Estate rovente e spietata.

Gloria è una ragazza come tante, l’oggetto su cui si sofferma l’obbiettivo mentre il suo sguardo rimane impassibile come quello delle Vergini Suicide di Sofia Coppola. Intanto il corpo e l’anima urlano, insieme si autodistruggono e amano, nel tentativo di crescere e affrancarsi dagli occhi dell’altro.

Corpi di Gloria è un romanzo sull’adolescenza, che appare mai priva di turbamenti e sconfitte, ma soprattutto è un romanzo sul nostro Sud, guardato da due angolazioni diverse e fondamentali. Lo sguardo di chi vi appartiene, che lo spazio ingloba e risputa come il rigetto di un trapianto e lo sguardo di chi l’ha lasciato e per breve tempo torna ad amarlo e insieme compatirlo.

Quello di Giuliana Altamura – già definita la Bret Easton Ellis italiana – è un esordio potente, capace di descrivere in tono spietato e lucido una borghesia annoiata e distratta. Il cambiamento, l’unico forse possibile, non potrà che realizzarsi attraverso il trauma o il delitto, unico evento capace di scuotere il corpo dal suo torpore e innalzarlo alla gloria.