Antico e giovane, accessibile e profondo, maschile e femminile, ecco i binomi per parlare di contemporary locus, iniziativa di arte contemporanea avviata da ormai un anno nella città di Bergamo. Iniziative di giovani artisti e antichi luoghi dimenticati nella sintesi rappresentata da installazioni d’arte temporanee di grande interesse. Contemporary locus è un progetto che costruisce connessioni tra arte contemporanea e tessuto urbano aprendo luoghi segreti, dimenticati o dismessi. Coinvolgendo artisti diversi per sensibilità, percorso e geografia, contemporary locus ripropone, attraverso la sperimentazione artistica, luoghi altrimenti invisibili richiamando su di essi una nuova e partecipata attenzione. Ecco alcune domande a cui ha gentilmente risposto per noi Paola Vischetti, una delle responsabili del progetto.

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CB: Contemporary e locus, inglese e latino. Da una parte la lingua più parlata nel mondo occidentale, dall’altra un idioma antico e dimenticato, qualcosa di elitario. In che modo il vostro progetto coniuga il contemporary la contemporaneità popolare, intesa come capacità dell’arte di comunicare ad un pubblico molto vasto, con il retaggio elitario del messaggio artistico come qualcosa di lussuoso, eccezionale, destinato a sensibilità particolari?
PV: La scelta del nome per la nostra associazione è scaturita da un preciso pensiero. Come però spesso accade, le interpretazioni esterne sono illuminanti, fanno riflettere e danno l’occasione di addentrarsi e chiarire concetti che a volte si danno per scontati. Per noi la giustapposizione dei due termini è evocativa nella parola contemporary, dell’arte di oggi, accanto a locus, termine latino che richiama luoghi, residenze e spazi del passato, dimenticati, abbandonati, privati e inaccessibili alla pubblica fruizione e che noi andiamo svelando, riaprendoli, attualizzandoli e interpretandoli come luoghi per la creazione di arte contemporanea site specific. L’apertura gratuita al pubblico di luoghi storici, di indubbia importanza artistica e solitamente chiusi, crea forte interesse e curiosità per i luoghi medesimi e per i lavori artistici che noi installiamo. E’ per rendere l’arte più immediata, e non elitaria, che la nostra associazione punta alla sua fruizione in spazi alternativi, coniugando passato e presente, aprendola ad un pubblico più vasto e non solamente a quello che abitualmente visita gallerie, fiere d’arte e musei.

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CB: Come vedete il futuro dell’arte contemporanea? In che modo contemporary locus elabora il messaggio dell’arte?
PV: Roseo, affascinante, intrigante, sorprendente, essenziale, vitale. Come sempre è stata l’arte da La Cueva de las Manos ad oggi. Contemporary Locus non tende ad elaborare il messaggio dell’arte, ma lo presenta, lo offre, lo diffonde, lo supporta, lo difende.

CB: Contemporary locus è un progetto fortemente legato al territorio in cui si colloca e alle persone che lo fruiscono. Qual’è -se ce n’è uno- il dono che questo progetto aperto nel tempo intende lasciare alla società, volta per volta? E dall’altra parte, che cosa -se c’è qualcosa- i curatori di CL ricevono in dono dalle persone che interagiscono con le opere attraverso questa apertura al pubblico?
PV: Contemporary Locus si propone, accanto alla diffusione dell’arte contemporanea, l’apertura, il recupero temporaneo o parziale di luoghi dimenticati, dismessi, chiusi del territorio nella speranza che l’attenzione momentanea verso il valore storico, architettonico e sociale dei luoghi stessi ne incentivi il recupero totale. Queste, riteniamo possano essere le nostre offerte alla collettività, dalla quale, in cambio, riceviamo la curiosità, l’attenzione, i suggerimenti, l’interesse e la passione condivisa; riceviamo domande costanti e approfondite circa i luoghi (dalle cannoniere ipogee agli ex hotel in conventi abbandonati fino alle domus romane) e le opere esposte (dalle installazioni sonore di Steve Piccolo, ai video proiettati sulla roccia di Anna Franceschini, dai 100 colpi del Campanone registrati di Francesca Grilli ai bustini in cuoio di Davide Allieri fino agli Alberi di Saturno di Tony Fiorentino, alle opere di riuso di Vlad Nanca e alle sculture di Huma Bhabha e Francesco Carone). Il pubblico ci nutre di fiducia ed energia. Non ultimo, spesso tra i nostri visitatori sono emersi alcuni sostenitori senza i quali non potremmo continuare questa missione.

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CB: Veniamo alla parte più… Frivola. È un caso che siate tutte donne? Qualcosa in contemporary locus è femminile? Il latino locus è neutro, quindi contemporary locus sembra parlare la lingua dell’oltre, di qualcosa che non dipenda da generi predefiniti, come il maschile e il femminile. Ma in locus è presente qualcosa di femminile? Non a caso siete tre donne.
PV: Non si vede, ma nella nostra associazione c’è anche un uomo che ci appoggia e ci consiglia. Sta defilato ma esiste. Dal lato operativo siamo però tutte donne, di differenti età e con diversi ambiti di intervento, più casualmente che per una decisione preventiva. Anche nelle scelte curatoriali che effettuiamo, nello specifico nella scelta degli artisti, non c’e una costante per il genere femminile, il nostro è un gusto artistico più o meno condivisibile, criticabile, ma sicuramente innovativo e ambizioso.

 

CB: Qual è la vostra cosabella, ovvero il valore che intendete trasmettere attraverso il vostro progetto?
PV: La cosabella è per noi il binomio luogo invisibile-arte inedita, il dialogo tra passato e presente, la diffusione del valore della bellezza della storia dell’arte, dall’antichità ad oggi, e del senso estetico quale base di ogni armonia vitale.