Niente è certo nella vita, figuriamoci in cucina.

Adesso per un secondo mettetevi nei miei panni. Innanzitutto siete nati in Italia, che già di per sé ai fornelli dovrebbe essere garanzia di qualità.
Come se non bastasse, venite da una regione famosa per il suo cibo, in particolare per gli impasti, per i ripieni, per quei piatti tutti brodosi ed untuosi e insomma, non per tirarla per le lunghe, ma la frusta e il mattarello dovrebbero essere per voi praticamente un prolungamento delle braccia.

Dunque, se voi foste emiliani e non aveste fatto altro che rompere le palle per anni ai vostri amici non-emiliani con la storia che le lasagne vere le sapete fare solo voi, cosa rispondereste se qualcuno vi dicesse che sarà una giapponese ad insegnarvi come si fanno (anzi, come si FA) i tortellini?
Ecco, io da vera reggianatestaquadra penso che un tempo non ci avrei creduto neanche un po’.
I tortellini! E invece.

E invece poi sono capitata al Festivaletteratura, e mi sono innamorata di Yocci e della sua tovaglietta che insegna a fare i tortellini. Anche agli emiliani.
Yoshiko Noda non è un nome che dovrebbe risultarvi nuovo. Ha collaborato con Internazionale, ad esempio, e poi ha illustrato libri di cucina e di design con il suo inconfondibile stile, che contraddistingue anche questa tovaglietta targata Corraini edizioni.

Dolcezza a palate per una ricetta dalla grammatica fantasiosa (“così è pronto dentro di tortellini”), deliziosamente naïf che, anche in giapponese e passo dopo passo — grazie alla ricetta di nonna Antonia, ci insegna in modo supersupersuper semplice a fare i tortellini.

Io, a dispetto dell’orgoglio o forse proprio per questo, l’ho comprata subito. E’ perfetta da appendere in cucina o da usare come stuoietta al posto della tovaglia, oppure anche solo da guardare per far tornare l’allegria mentre si mangia un surgelato. E per chi non fosse ancora sazio di Yocci (e di tortellini) ci sono anche gli asciugapiatti cuciti in collaborazione con Confezioni Paradiso di Bologna. Buon appetito!