Oggi non vi conduco solo alla scoperta di Copenhagen. Questa volta vi invito a nozze!

Io e mio marito abitiamo a Nordhavn, traducibile, letteralmente, come “Porto a nord”. E’ un quartiere residenziale, in cui il profumo intenso del mar Baltico si confonde con quello dei prati intrisi di pioggia e lo sfrecciare delle bici è accompagnato dal volo dei corvi. Il 18 settembre ci recammo, come ogni mattina, presso la S-tog, ossia la stazione ferroviaria, per raggiungere, in sole due fermate, il centro. In Danimarca, infatti, non possediamo l’auto e non ne avvertiamo il bisogno: i mezzi sono molto efficienti e la bicicletta, come vi ho già raccontato, non è solo un mezzo di trasporto, ma la materializzazione di una filosofia di vita.

Stazione di Nordhavn. Foto: Silvia Montis

Stazione di Nordhavn. Foto: Silvia Montis

Arrivati a Nørreport, percorremmo quasi tutto lo Strøget, la più grande via pedonale d’Europa, per poi svoltare in una stradina sulla sinistra e raggiungere, così, il Consolato Italiano a Copenhagen. Tre rampe di scale. Io svettante su un tacco 10, con gli occhi schermati dalla veletta di un cappellino vintage; mio marito abbigliato con cravatta “regimental” e sorriso. Una porta si aprì, e non fummo più in Danimarca, ma nel nostro Paese, per sposarci al cospetto delle autorità e di un gruppo di pochi amici, alcuni giunti in loco dall’Italia, appositamente per essere nostri testimoni; altri, expa come noi, conosciuti nel corso di quest’ultimo anno trascorso in terra vichinga; altri, infine, autoctoni.

Avevamo già sigillato il nostro amore, alcuni mesi prima, in una cerimonia simbolica, seguita da una festa tradizionale, organizzata sulla costa ovest della Sardegna, l’isola dove entrambi siamo nati e cresciuti. Ma era giunto il momento di ufficializzare tale unione e di coinvolgere coloro che, oggi, fanno parte della nostra vita a Copenhagen, ossia persone meravigliose, provenienti da tutto il mondo, che esprimono lo spirito vitale e cosmopolita della Capitale danese.

Non nutrimmo dubbi sulla scelta dello sfondo del nostro reportage fotografico: Nyhavn, il primo luogo visitato nel luglio dello scorso anno, con lo stupore e l’entusiasmo di chi, ancora, si sente un turista; la meta preferita in cui condurre quanti vengono a farci visita, per rivedere nei loro occhi il sentimento che ci animò allora e scoprirci fieri di una città che, adesso, sentiamo un po’ nostra.

Nyhavn, Copenhagen. Foto: Silvia Montis

Nyhavn, Copenhagen. Foto: Silvia Montis

Nyhavn è l’antico porto di Copenhagen (a dispetto del significato del nome, che include il termine “ny”,  ovvero “nuovo”) costruito, sotto il regno di Cristiano V, a fine XVII secolo, per facilitare gli scambi commerciali e porre in comunicazione il centro cittadino con il mare.

Non c’è mai silenzio, a Nyhavn, ma neppure si avverte il fastidio del rumore. Si sente la musica degli artisti di strada anche quando quest’ultimi ripongono gli strumenti consunti, poiché l’aria stessa ne è impregnata.

Non c’è mai stasi, a Nyhavn, ma neppure traffico convulso. Lo sguardo si perde, non sazio, fra le case variopinte e i palazzi settecenteschi che si specchiano su canali perennemente percorsi da imbarcazioni moderne e da vecchie navi lignee, le quali rievocano un passato celeberrimo.

Non c’è mai  gelo, a Nyhavn, ma neppure afa. I numerosi caffè, pubs e ristoranti lasciano i tavoli all’aperto perfino nella stagione fredda: basta una coperta in pile, adagiata su ogni sedia, per cingere le spalle; e un boccale di birra, fra le mani di ciascun avventore, per spegnerne la sete, allietarne l’umore e scaldarne cuore e membra.

Nyhavn, Copenhagen. Foto: Silvia Montis

Nyhavn, Copenhagen. Foto: Silvia Montis

La nostra festa di nozze, così intimamente “bella”, non poteva, pertanto, non concludersi in un pub tipico, lasciando in bocca il sapore di confetti, portati dall’Italia, di un trancio di pizza, preparata da un napoletano residente a Copenhagen da dieci anni, e di una sorsata, anzi, siamo onesti, più di una, di Carlsberg.

Pub, Copenhagen. Foto: Silvia Montis

Pub, Copenhagen. Foto: Silvia Montis

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