In entrambe le case in cui ho vissuto tra i libri raccolti dai miei genitori e riposti su scaffali altissimi, svettava sempre per altezza e spessore uno tra tutti: Enciclopedia Medica, riportava il titolo con caratteri d’oro. All’età di 6 anni, mentre nessuno sembrava interessarsi riguardo dove fossi, salii gli scalini di una piccola scala di legno e presi con entrambe le mani quel librone. Sfogliai pagine leggerissime, caratteri piccoli che sembravano provenire dal passato, immagini che in poco tempo testarono la mia sensibilità e scoprii tutto ciò di cui sarei potuta ammalarmi, mentre chiudevo di fretta quel vaso di Pandora.

Credo sia quello il momento in cui ho cominciato a soffrire di ipocondria, secondo i miei calcoli, seppure solo quattro anni fa ho cominciato ad accusarne anche le sensazioni fisiche. Tutt’oggi mi capita di riprendere in maniera impavida quel libro e solo adesso mi rendo conto di una cosa: perché non c’è alcuna voce che mi dica che malattia è quella di avere paura di essere malati? E quella di quando mi manca il respiro e il cuore parte a battere all’impazzata? E quella di avere paura che la terra tremi? Cosa sono questi sintomi? Sono forse sbagliata io?

Pare che io faccia riferimento al libro sbagliato, perché solo in anni più recenti in America è stato riconosciuto che

depressione, disturbi d’ansia, disturbo bipolare od ossessivo – compulsivo rientrano tra le malattie mentali e inutile dirvi che i numeri sono stratosferici e tendenti all’aumento, soprattutto nella fascia giovanile.

Eppure, nonostante questo grande riconoscimento, continua a succedere uno strano fenomeno, che il mio libro sarà anche datato, ma la società che ci circonda sembra esserlo ancora di più, con orecchie da mercante e voltandosi dall’altra parte nei confronti di chi ne è affetto. Anche lei è affetta da una malattia, si chiama stigma e i suoi sintomi la portano a credere che noi siamo i deboli, gli sconfitti, quelli che non arriveranno dove gli altri sono già arrivati, i tristi cronici, gli esasperati, i distrutti, quelli che nessuno riuscirà a salvare, quelli su cui nessuno scriverà mai un libro, gli insicuri, i cinici, i pessimisti. Siamo quelli sbagliati perché non abbiamo capito che nella vita bisogna essere solo nero o bianco e a quanto pare il fatto di non averne scelto uno non ci rende come gli altri.

Ma perché scegliere un solo colore quando dentro di sé c’è piuttosto un’ampia gamma di sfumature che si succedono giorno per giorno sotto forma di emozioni? Cosa c’è di sbagliato nel provarle, nel cambiarle, nel lasciarle vivere?

Mi faccio queste domande ogni giorno, ignorando i miei colori che cambiano, sono le domande della società che mi chiede di continuare a sopprimere, a non indagare, a consumarmi per essere l’ennesima storia di successo da ricordare, a riempire ciò che è vuoto con altro vuoto, ad essere come tutti sono o ad aspirare ad avere di più, ancora di più, ad avere paura se smetto di essere tutto questo.

Il mio intento allora è quello di cambiare le domande che ci poniamo o che non ci siamo mai posti, ad avere meno timore di queste emozioni che non dovremmo provare, a chiederci da dove vengono, come si conoscono meglio, se siamo i soli a provarle così intensamente oppure no. Lo vorrei fare attraverso le nostre storie e quelle di altri, i libri, i film, le app e così via, per scrivere insieme un nuovo concetto di normalità.

I podcast che parlano di salute mentale

Per dimostrarvi che si fa sul serio e che in questo luogo del web troverete sempre nuovi spunti ed esperienze per essere più a vostro agio con voi stessi, ho deciso di dare vita ad una lista di podcast, quelli che si ascoltano con l’app che probabilmente avete già rimosso dal telefono, ma anche direttamente dal vostro browser. I temi toccati sono inerenti alla salute mentale ed esperienze personali ed ospiti si alternano per farvi compagnia e darvi spunti su cui riflettere. Un’ottima alternativa se la concentrazione non sempre vi assiste e avete voglia di tenervi occupati piacevolmente. Prima di elencarveli, una premessa, sono in inglese, ma non demordete, sono un ottimo esercizio per allenare la lingua.

Autrice best seller di The Happiness Project e Better Than Before, Gretchen Rubin condivide consigli pratici per essere più felici con l’assistenza della sorella, Elisabeth, produttrice televisiva a Los Angeles.

 Kelli Walker è un’infermiera, una certificata Health and Wellness Coach, ma soprattutto un’ex agorafobica che ha imparato e impara ogni giorno a convivere con i disturbi d’ansia. Anche in questo caso consigli pratici provenienti dalla conduttrice e dai suoi ospiti non mancano e sono molto utili.

“Sappiamo cosa si prova a sentirsi gli unici. Per questo motivo abbiamo creato questo podcast dove persone comuni possano parlare della loro salute mentale. Pronti a non sentirvi più soli?” Direi che l’introduzione di Joel Kutz, conduttore del podcast, spieghi meglio delle mie parole di cosa potete aspettarvi.

Shann e Ananga sono due conduttori di podcast pluripremiati ma anche coach per i disturbi d’ansia. Ancora una volta ci sono consigli pratici e riflessioni, ma anche esercizi guidati per conoscere nuove tecniche di rilassamento.

Non fatevi spaventare dalla durata dei podcast di Paul Gilmartin, ogni ora (e più) settimanale trascorsa con lui, artisti, comici, medici e altri ne vale veramente la pena. Si esplorano come sempre diverse malattie mentali, così come anche traumi, dipendenze e pensieri negativi.

Gina e altri coach e ospiti forniscono interessanti spunti per affrontare ansia, attacchi di panico e PTSD, il tutto con un ritmo molto rilassante.

Immaginate di esplorare il mondo della depressione ma con racconti ed esperienze divertenti. È possibile farlo grazie ai podcast di John Moe, radiofonico presso una radio pubblica e comico veterano.

Non servono sempre grandi rivoluzioni per cambiare la propria vita, delle volte bastano piccoli passi: su questo si basa il podcast di Gregg Clunis, che ci permette di prendere consapevolezza con alcuni comportamenti nocivi o meno che sono diventati parte di noi.

La lista è aperta a tutti, dunque non esitate a farci sapere se ne avete scoperti degli altri da condividere!

 

In copertina: illustrazione di Cecilia Castelli per Cosebelle Magazine, Sito ufficiale | Instagram