Con i sotterranei multicolor del collettivo artistico BASEMENT 6 a Shanghai è stato amore a prima vista. Saranno state le strisce glitterate appese al soffitto quella sera, il fatto di esplorare un posto sotterraneo bizzarro ed anarchico, ma anche, e soprattutto, il fatto che la dj abbia messo “Crazy in Love” di Beyoncé nel bel mezzo di un dj-set “alternativo” e insospettabile. Questa si chiama genialità. Il collettivo Basement 6 organizza eventi a tema, proiezioni e mostre nel labirinto sotterraneo che è la loro sede, ed è come una manciata di brillantini (e pizza emoji) sulla vita notturna di Shanghai. Hanno un concetto di divertimento che non si trova da nessun’altra parte, giocoso e psichedelico, che ti fa sentire come se fossi in un video degli of Montreal.

Qui intervistiamo le fondatrici Katy Roseland e Anneliese Charek, due amiche americane specializzate rispettivamente in arte e danza, che vivono a Shanghai da qualche anno. E che hanno capito che la Cina è ancora abbastanza anarchica da poter organizzare performance stravaganti nei sotterranei di un palazzo in cui sbagliando strada puoi capitare nella cucina di qualcuno (non ci sono porte). “Mi scusi, signora”.

Anneliese Charek e Katy Roseland nella sede del Basement 6

Cosebelle: Com’è iniziato il progetto e che cosa vi ha ispirato?
Anneliese: È iniziato quando io e Katy cercavamo un posto abbordabile in cui organizzare eventi, e quando abbiamo trovato questo posto sotterraneo su Craigslist abbiamo deciso di darci un’occhiata. Guardando le quelle cinque stanze di cemento abbiamo fatto un piano semplice: potevamo affittare il posto insieme ad altri amici e organizzare qualsiasi evento bizzarro che volessimo. Quando abbiamo iniziato non avevamo nessun grande piano, volevamo semplicemente un posto in cui sperimentare e fare in modo che le nostre idee si materializzassero. È questo lo spirito del Basement 6.
Katy: È iniziato per divertimento, e l’ispirazione è il divertimento.

A Shanghai ci sono un sacco di eventi culturali e una vita notturna freneticissima, ma riuscite comunque a distinguervi come un qualcosa di innovativo e speciale. Che ne pensate della scena artistica di Shanghai? Sentite di appartenerci o di essere una cosa a parte?
A: Sì, c’è un bel po’ di movimento in città. Ultimamente ci sono molti eventi alternativi e low-key, e direi che anche noi facciamo parte di quell’ondata. Ma per quanto riguarda la scena artistica in generale, siamo degli outsider, e mi piace questo. Molta dell’arte a Shanghai tende ad essere patinata e commerciale, con gallerie eleganti ma sterili che espongono arte già acclamata, oppure i mercati e le fiere “creative”. Mentre noi non cerchiamo di venderti niente. Siamo una “casa” per la gente che vuole esporre la propria arte, e presentiamo solo gli artisti in cui crediamo. Beh una cosa te la vendiamo, la birra 🙂

Se aveste amici in visita a Shanghai, dove li portereste?
A: Li inviterei ad un fantastico buffet di street-food e poi li farei salire sulla metro all’ora di punta. Per un’esperienza autentica della Cina.
K: Li porterei al mercato dei matrimoni, e poi a forse a fare un pic-nic.

Quali sono i vostri musicisti shanghaiesi preferiti?
A: Swimful, Eli Oysheak e Cha Cha.
K: Le band noise

Mi potete raccontare qualche aneddoto di cose successe durante i vostri eventi?
A: Una volta abbiamo organizzato una battaglia di gavettoni virtuale con gente in Ohio, mentre un’altra volta un famoso curatore d’arte ha deciso di fare uno show tutto suo mettendo in una nostra stanza una gigantesca palla di spazzatura.
K: Qualcosa del posto fa sentire la gente a suo agio, è come se fosse un house party o una chiesa strana. La gente se ne va istantaneamente oppure rimane per l’intera serata. Abbiamo un armadio pieno di rollerblade vicino al bar, quindi spesso la gente passa la sera pattinando in giro per il sotterraneo. Mi sono piaciute molto anche le sessioni di danza freestyle un po’ “cheesy” che abbiamo organizzato, perché qui la gente si lascia assolutamente andare a ballare. Recentemente abbiamo organizzato un evento con quattro show in contemporanea nelle varie stanze, e quindi c’erano musicisti, performance artist, e artisti che facevano action-painting. Devo dire che non ho molti aneddoti, perché passo le serate correndo da una parte all’altra del sotterraneo, ma penso che il pubblico ne abbia molte. È quello l’importante.

Pareti del Basement 6. Photo by Weini.

Pareti del Basement 6. Foto di WEINI.

ENGLISH VERSION
How did Basement 6 Collective start and what were your main inspirations?
ANNELIESE: B6C started when myself and Katy could not find an affordable venue to put on a simple free event.  We came across an underground space on craigslist, and decided to give it a look.  Standing there in that cement dungeon a plan kind of formed in front of us.  We could bring some friends together, split the rent, and do whatever weird events we wanted. People often ask how we created our plan for B6C or what our expected trajectory is.  I think this is really over thinking what we have done. When we started, we did not have a master plan, and never really imagined that it would become what it is now.  It just came from a genuine place of wanting to be able to experiment and allow our ideas to materialize.  I believe it is this spirit that is the heart of B6C.
KATY: We started for fun. Inspired by fun.

Shanghai is buzzing with a lively cultural life and countless events, but you still manage to stand out as something very innovative and special. What’s your impression of the Shanghai art scene? Do you feel Basement 6 belongs to it or is it something radically different?
ANNELIESE: Yes, there is a buzz.  Recently there seems to be a lot more low key alternative events, and in that sense I think we fit in.  But in terms of the art scene in general, I would say that we are more like square pegs, and I am delighted that we don’t fit the mold.  A lot of the art in Shanghai tends to be a bit glossy and business minded.  There are the sterile galleries that offer high art, which we definitely don’t relate to and the many ‘creative’ markets and fairs hauking homemade organic craft jams next to art installations.  We don’t want to sell you anything.  We are a home for people who need a space to present their work.  In that sense we are different, mostly because we don’t want your money and we only present artists that we believe in.  *note: we do sell something, beer.

If friends were to visit Shanghai, where would you take them?
ANNELIESE: I would treat them to a street food buffet and make them get on the metro at rush hour.  For the real China experience.
KATY: I would go to the marriage market and maybe have a picnic.

What are your favorite musicians/DJs based in Shanghai?
ANNELIESE: Swimful, Eli Oysheak and Cha Cha.
KATY: Noise bands.

Can you tell us a couple of anecdotes of things that happened during your events?
ANNELIESE: A lot has happened in our years underground; that time we had a live broadcast water balloon fight with people in Ohio, when Lu Yang And Chen Tianzhou punked everyone with their exhibition that was actually a noodle shop, when a famous curator decided to have his own show and filled our room with a giant ball of trash.  The list goes on and on.
KATY: Something about the place makes people comfortable, like a house party or a weird church. People either leave instantly or stay the whole night. We have small crowds come and skate around on our roller skates (there is a bank of skates at our bar) and leave after they bust holes through the walls. We did a sound show with 4 stages within the space. Performance artists alongside bands and sounds and also live action painters on the premises. The most hilarious thing was that we pulled it off. We also had a really good time hosting freestyle cheesy dance session. People loosen up and are not afraid to make fun of themselves. Anyway, I can’t really think of anecdotes to share, sorry. Usually I am buzzing around and don’t stay in one place too long during the shows. Hopefully the audience has stories. Thats the point.