Sono passati più di due anni dall’uscita di Egomostro e sei dal suo esordio e ora Colapesce è tornato: diverso, cresciuto, cambiato ma sempre fedele a se stesso. Infedele è il titolo del suo nuovo album, prodotto insieme a Mario Conte e Jacopo Incani (aka Iosonouncane), ma infedele a chi? Alle catalogazioni, alle etichette, alla parrocchia dell’indie piuttosto che del pop o dell’elettronica e così via. «Non appartengo a nessuna chiesa», sono queste le parole con cui Colapesce ha palesato la sua indipendenza artistica, che altro non è che una pura dichiarazione d’amore per la musica come forma espressiva libera e assoluta.

È un sintetizzatore ad aprire il disco sulle note di Pantalica, ancestrale richiamo alle sacre rovine della necropoli siciliana che si fa strada su un arrangiamento tribale per poi sfociare in un assolo di sax. A questo atipico inizio seguono i due singoli estratti dall’album: Ti attraverso e Totale, i pezzi più catchy di Infedele che non per questo rinunciano a testi profondi, carichi di storie e immagini che scavano la pelle sotto l’anestesia del pop. E così finiamo a canticchiare con spensieratezza frasi che nascondono una certa saudade: l’orizzonte sai lo puoi raggiungere anche senza il pieno / il sapore dei ricordi è aspro come il limone / quella volta che mi hai aperto gli occhi sulle mie paure / per sentirti migliore, migliore di me / per sentirci migliori, migliori perché?

Infedele è un po’ come “la ragazza della fonte” in 8 ½ di Fellini. Non so se vi ricordate la scena in cui Mastroianni (Guido, un regista alle prese con il suo prossimo film) racconta a Claudia (Cardinale) la visione che ha avuto per dar corpo alla trama del suo lavoro.

La ragazza della fonte è una di quelle ragazze che danno l’acqua per guarire, è bellissima: giovane e antica, bambina e già donna, autentica, solare. Non c’è dubbio che sia lei la sua salvezza.

Infedele è tutto questo, un’anima antica che si accosta a un altro sé contemporaneo; è così che troviamo mescolate insieme in un unico disco la canzone d’autore anni ‘60, il fado portoghese, atmosfere esotiche, pop, elettronica e jazz. Infedele è il richiamo del mare contro la frenesia delle metropoli, è una sensuale rotta per arrivare a Goa. È l’antitesi della musica piatta senza infamia e senza lode che oggi spesso strizza l’occhio al pop facilone, accecata dal bagliore dei grandi numeri che stanno dietro al mainstream a discapito della qualità dei contenuti. A Colapesce piace ancora prendere il respiro e andare a fondo, trovare lo spazio per sperimentare e il tempo per farsi capire. Di certo non sarà l’ascolto più immediato che si possa fare, ma qui c’è un nuovo (bellissimo) disco da poter cantare. Torneremo felici.