Vi ho presentato Chimamanda Ngozi Adichie ai tempi delle Regole della brava femminista, ma lasciatemi esordire col mio solito consiglio: leggete il suo piccolo saggio sul femminismo, Dovremmo essere tutti femministi, perché è una rivelazione. Oggi, però, Chimamanda torna ad essere protagonista con una news che potrebbe sembrare superficiale, ma solo in prima analisi. La scrittrice nigeriana è il nuovo volto di No 7, la linea di make up di Boots, per una campagna con un messaggio abbastanza semplice:

Il trucco è solo trucco, quello che importa è come ti senti quando lo indossi.

Chimamanda Ngozi Adichie No7 Boots campagna

Niente di nuovo, molti brand hanno abbracciato il trend “siate libere di essere voi stesse con i nostri prodotti” cavalcando l’ondata del femminismo moderno che si è propagata sul web, ma nessuno di questi ha mai dato vera sostanza al messaggio (vedi il caso H&M). Si sa, non basta sviluppare gli slogan, serve una vera e propria rivoluzione culturale. Ma allora cosa ha di diverso questa campagna rispetto alle altre? Lo so quello che state pensando: “È solo trucco, che importanza ha?”. E invece l’importanza c’è se una scrittrice e attivista del calibro di Chimamanda Negozi Adichie prende una posizione in tal senso.

Il diritto di essere vanitosa

È nello spot TV della campagna che viene svelato il fulcro del discorso, il vero punto di partenza della mia riflessione:

Se una donna pone troppa attenzione al suo aspetto automaticamente non viene presa sul serio.

Non sono bastate le valanghe di beauty guru su blog e Youtube per “normalizzare” il make-up e renderlo ininfluente nel giudizio di una donna, ma anzi, schiere di follower hanno teorizzato sul “come & quando” del trucco con i loro commenti superficiali. C’è chi vi dice quando il trucco è appropriato, quando è troppo, quando è poco o quando è permesso ad una donna sperimentare ed essere stravagante, anche se statisticamente la risposta a questa ultima domanda è: MAI.
Sarebbe ora di imparare, invece, a riconoscere quanto liberarci dal giudizio facile e dall’iconografia della “poco di buono” potrebbe giovare a tutte noi.

Il femminismo di serie B

Non è più tempo di definire un orario appropriato per poter indossare il mascara, né esiste una tavola delle leggi sullo stile da scegliere in base all’età. Il che non vuol dire chiudere gli occhi e glorificare anche l’ombretto celeste non sfumato, GIAMMAI. Piuttosto ricordiamo che con il rossetto alle 9 del mattino non sarò una donna o femminista di serie B. Allo stesso tempo amare il trucco e parlarne con cognizione di causa non implica stupidità o superficialità.

Tempismo vuole che nello stesso periodo Alicia Keys si imbarchi in una intera campagna promozionale del suo ultimo album priva di ogni orpello: niente trucco, adesso vedremo solo la vera Alicia. Ma sarà poi vero che senza fondotinta e ombretti io sia più genuina? Perché scoprirmi e “denudarmi” se quello che mi fa sentire bene è solo un po’ di colore sul viso? Sono felice che Alicia sia ora a suo agio e che questa rinnovata freschezza la ispiri e la renda più libera, ma la sua non è la mia libertà.

Alicia Keys Lenny letter

Femminilità e femminismo

Estendiamo allora il discorso e ampliamo gli orizzonti: l’amore per la moda, il glamour e il make-up è compatibile con il femminismo? Vi rispondo con impeto: decisamente sì. E torniamo, allora, alla scelta di Chimamanda Ngozi Adichie di apparire in uno spot per una casa cosmetica: è una decisione più che appropriata.
Femminilità e femminismo non sono concetti agli antipodi, c’è modo di farli convivere senza problemi e senza che si generi alcun senso di colpa. Data poi la natura estremamente personale della femminilità non c’è più nemmeno motivo di preoccuparsene, in fondo è solo trucco.