Parlami di te il workshop di Claude Marzotto

Abbasso i weekend pigri, evviva i fine settimana dedicati al fare e al creare. Il Pertini di Cinisello Balsamo, incredibile struttura dedicata alla cultura nella sua più ampia accezione, ci ha accolto tra le sue pareti di vetro e di libri, in questo inizio 2013 che ci vede media partner di Parlami di te, un progetto dedicato al dialogo di immagini e parole tra generazioni. Ho portato con me la macchina fotografica per documentare questa esperienza: fuori il cielo invernale e lattiginoso, dentro un enorme tavolone sul quale ognuno dei partecipanti ha sparpagliato le proprie foto e i propri ricordi.

Parlami di te il workshop di Claude Marzotto

Per scelta non ho voluto approfondire troppo a che cosa stavo andando incontro: desideravo farmi stupire da Claude Marzotto (di lei e del fantastico Atelier Vostok abbiamo parlato già qui e qui) e dal suo rapportarsi istintivo con la fotografia. Nessuna delusione alle mie aspettative: mi sono trovata a dialogare con la memoria mia e di quelli che mi circondavano, ho ascoltato storie, ho ritagliato ed incollato frammenti di fotografie creando significati nuovi. Sono tornata a casa con un libro/collage che racconta qualcosa di più di quello che semplicemente ricordavo e con una consapevolezza: dovremmo fermarci più spesso a ragionare sulle immagini ma dovremmo anche poter giocare con il loro significato più spensieratamente, liberi da preconcetti formali di ogni sorta.

Parlami di te il workshop di Claude Marzotto

Claude Marzotto terrà il suo secondo laboratorio sempre all’interno della cornice de Il Pertini e di Parlami di te il prossimo 9/10 febbraio: mandate una mail a progetto.parlamidite@gmail.com se volete partecipare. E intanto, leggete cosa ci ha raccontato:

Cosebelle – Ciao Claude, è stato davvero un laboratorio coinvolgente. Ci vuoi raccontare le tue impressioni su questo weekend appena trascorso e su questa tua partecipazione al progetto Parlami di te?

Claude Marzotto – Sono molto contenta, il laboratorio è stato molto bello e molto intenso. Possiamo dire che uno degli obiettivi più importanti del progetto, ovvero quello di coinvolgere una cerchia di persone più ampia di quella che di solito frequenta workshop di questo tipo, è stato raggiunto. C’erano ragazze giovanissime, giovani professionisti, mamme e, vera protagonista del laboratorio, la signora Ines, 78 anni. Persone solitamente lontane dalla grafica, dall’illustrazione e dalla fotografia, con le quali siamo riuscite a stabilire un dialogo. All’inizio sembrava tutto molto impegnativo: non siamo più abituati a lavorare con la manualità e anche la parte di concetto non era immediata. Non per ultimo, il formato scelto, che sembrava complesso proprio perché non si trattava del solito libro. Forse era più complicato spiegare che fare: ognuno alla fine ha trovato una propria mappa da seguire, utilizzando gli strumenti messi a disposizione e in due giorni sono successe tantissime cose. Sicuramente si tratta di uno tra i laboratori più belli che ho fatto.

CB – Hai riscontrato una grande differenza nel tuo lavoro trovandoti di fronte ad un gruppo così eterogeneo e formato per lo più da non addetti ai lavori?

CM – I non adddetti ai lavori spesso sono molto più liberi, hanno molti meno preconcetti formali su come devono essere le immagini, non hanno delle regole o uno stile preciso da seguire. Lavorano in modo più libero e i risultati, da un punto di vista sperimentale, sono molto più freschi.

Parlami di te il workshop di Claude Marzotto

CB – Pensavi ci sarebbero stati momenti più interattivi, di condivisione di immagini e di storie, oppure pensavi che ognuno avrebbe seguito un proprio percorso?

CM – In Parlami di te ognuno contribuisce con il proprio vissuto: c’è un approccio intimista alla base e non conoscendosi tra partecipanti a maggior ragione è più difficile buttarsi. Ciò che ho trovato molto interessante è stata la condivisione del processo di lavoro: fianco a fianco, mentre si lavora sulle proprie immagini e sulla composizione del proprio libro e della propria storia, si creano dialoghi buffi, interazioni diverse. Si crea una condivisione non di materiali ma bensì di dinamiche, c’è un confronto, si ascoltano le storie degli altri e si apprendono punti di vista. Io stessa apprendo ogni volta qualcosa di nuovo perché il mio compito è quello di dare un aiuto da un punto di vista narrativo e sull’organizzazione visiva dei contenuti ma niente di più. Non sta a me dire quali contenuti debbano essere utilizzati o meno. Ognuno deve potersi riconoscere nella storia che vuole raccontare.

CB – Nell’intervista alle curatrici del progetto, Diletta e Carole, abbiamo individuato che tra gli obiettivi di Parlami di te c’è il desiderio di educare alla fotografia, al riappropriarsi delle immagini. Che cosa ne pensi?

CM – Tutti noi abbiamo tantissime immagini accumulate e poche occasioni per poterle riguardare con attenzione e per condividerle. Questo laboratorio ha proprio questo tipo di ambizione: l’immagine non è più racchiusa in uno schermo per essere solamente guardata e contemplata, diventa un oggetto con il quale creo un’interazione diversa. Lavoro con le mani, lo ritaglio, ne utilizzo solo una parte, vado a formare significati nuovi accostandone di precedenti.

Parlami di te il workshop di Claude Marzotto

CB – Chiedendo sempre alle curatrici di descriverti, hanno utilizzato due aggettivi, ovvero “intuitiva” e “astratta”. Ti riconosci in questa definizione?

CM – Direi proprio di sì: ogni laboratorio che organizzo è diverso dall’altro, ogni volta è un esperimento che porta con sè delle varianti: tra queste, tantissime intuizioni che fanno in modo che il risultato sia ogni volta qualcosa di nuovo. Per quanto riguarda l’essere astratta poi, in effetti tra le cose che mi interessano di più ultimamente, c’è il collage: è una tecnica che sto approfondendo perché ti costringe a ragionare con le immagini. Non si tratta semplicemente di fare un fotomontaggio, bisogna arrivare ad un livello di ragionamento visivo che mi affascina molto.

CB – Cos’è che ti ispira maggiormente di solito e in questo periodo specifico?

CM – Ho molti libri, una sorta di biblioteca di riferimento, che tendo a portarmi dietro come un bagaglio: anche al workshop ho portato una selezione di quelli che rispecchiano un po’ i miei interessi del momento. In particolare alcuni volumi di Jiří Kolář, artista ceco che si è impegnato a realizzare una sorta di dizionario del collage. Tra i miei capisaldi poi Munari e tutti gli sperimentatori, Michele Provinciali. E gli strumenti semplici, i timbri, le fotocopie…

Parlami di te il workshop di Claude Marzotto

CB – C’è un progetto che ti piacerebbe sviluppare e che ancora non hai avuto modo di realizzare?

CM – Mi piacerebbe molto costruire dei kit. Ognuno si porta dietro un po’ il suo kit di strumenti, nel quotidiano, se ci pensi bene. Si tratta di una cosa che ho in mente da tempo: quelli che vorrei confezionare sarebbero dei kit di ispirazione, che contengono trucchi grafici e i sistemi di alcuni maestri della grafica. E’ bello quando l’aspetto manuale rispecchia il concetto più astratto, quando si ha un modo di fare con le mani che richiama anche un ragionamento, un processo. Tutto si fa tangibile e si rende comprensibile. Esattamente come diceva la signora Ines domenica: vale più la pratica che la grammatica. Se le cose le fai, le capisci e te ne appropri.

CB – Speriamo di poterne parlare presto su Cosebelle Magazine allora! Infine la domanda di rito: qual è per te una cosa bella?

CM – La collezione di Ettore Guatelli a Ozzano Taro. Una rivelazione.

PS. Nella nostra pagina Facebook troverete una galleria di foto di backstage delle due giornate di laboratorio.