Hanno fatto gravitare i corpi su strati di nastro adesivo. Hanno dato vita alla più grande amaca calpestabile mai vista. E infine, a Milano, il loro tappeto volante ha accolto le esplorazioni di grandi e piccoli durante l’ultimo Salone del Mobile. I Numen/For Use sono tornati e questa volta ci portano… al di sotto del prato.

“Field” è l’ultimo spazio sperimentale ideato dal collettivo austriaco-croato, allestito la scorsa settimana a Zagabria. I tre designer invertono il rapporto uomo-natura, proponendo un prato sopraelevato, privo di legami con la Madre Terra e tenuto in bilico tra le pareti di due edifici. A fare capolino dai fori ritagliati sulla superficie verde sono i visitatori che, al pari di talpe, osservano da vicino lo strato di trifoglio, eludendo le distanze tradizionali. In questo modo, per la prima, gli uomini invadono quello spazio sotterraneo popolato da radici e lombrichi, dove il buio prevale e vigono regole indipendenti dalle proprietà catastali.

Con l’espediente dell’inversione di punti di vista, i Numen invitano ad una più ampia riflessione sulla fragilità della natura e della sua parte visibile. Un evento climatico, un parassita o un’azione arbitraria possono essere sufficienti per compromettere il lavoro di agricoltori e giardinieri, ma non bisogna dimenticare il vigore e le magie del sottosuolo, co-artefice dei raccolti. Come dire, “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior...”

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