In viaggio con l’autrice

Londra, Amsterdam, Parigi da vedere attraverso le parole delle scrittrici del momento

Tempo di lettura: 5 minuti

Tre città, tre sguardi femminili, tre modi di raccontare il mondo. Francesca Sangalli, Federica Graziani e Flavia Capitani trasformano Londra, Amsterdam e Parigi in romanzi da attraversare come mappe sentimentali. Tra ironia, malinconia e cultura pop, ecco come scoprire i luoghi del cuore seguendo le scrittrici che ne hanno fatto materia viva di racconto e di libertà.

C’è un altro modo per scoprire Londra, Amsterdam e Parigi, diverso dal tenere in mano una guida turistica; è il modo di chi le ha attraversate con una penna in mano, una valigia piena di domande e magari anche una gatta che osserva tutto con sguardo ironico.
Tre scrittrici contemporanee – Francesca Sangalli, Federica Graziani e Flavia Capitani – hanno trasformato le capitali europee in personaggi letterari, in specchi di cambiamento personale e collettivo. i loro tre libri parlano di viaggio ma anche di identità, memoria, desiderio e di un umano desiderio di rimettersi in gioco e ricominciare.

Cambiare vita a Londra, con humour

Nel romanzo A Londra non serve l’ombrello. Volevo solo cambiare vita! (Giunti, 2025), Francesca Sangalli ci porta in una capitale britannica più umida di emozioni che di pioggia. La protagonista, quarantenne milanese con marito, figlio e gatta al seguito, parte per Londra non per fuggire, ma per ritrovarsi e non lo fa in un ashram o su una spiaggia tropicale, ma tra le tarme di Notting Hill e la burocrazia post-Brexit.

Sangalli – drammaturga, sceneggiatrice e scrittrice dalla penna brillante – costruisce una storia che ha la grazia di una commedia e la profondità di un diario segreto. Il suo stile è ironico, scattante, pieno di ritmo e di immagini teatrali. Londra, nelle sue pagine, diventa un palcoscenico della rinascita, dove anche la morte della Regina e la Brexit diventano episodi da sitcom filosofica.

La sua protagonista – irresistibilmente familiare, un personaggio con cui è impossibile non empatizzare – affronta il cambiamento come si affronta una tempesta improvvisa: senza aprire l’ombrello. Perché, sembra dirci Sangalli, non serve proteggersi dal cambiamento: serve attraversarlo, lasciarsi bagnare, riscoprire la leggerezza del rischio.
Tra fish and chips, incontri surreali e riflessioni da pub, il romanzo ci invita a spostare lo sguardo: non serve cambiare continente per cambiare prospettiva, basta smettere di guardarsi solo allo specchio. Londra, con i suoi parchi pieni di scoiattoli e i pub che odorano di birra e malinconia, sembra il luogo ideale per farlo.

Seguire le ombre di Van Gogh ad Amsterdam

Se Londra è una commedia brillante, Amsterdam è un film in bianco e nero proiettato nell’acqua dei canali.
Nel suo Ad Amsterdam con Van Gogh (Giulio Perrone Editore), Federica Graziani ci accompagna in un viaggio lentissimo e profondo, più vicino all’immersione che alla visita guidata.

La città dei ponti e delle biciclette non viene raccontata come una vetrina di souvenir o un museo all’aperto. Graziani la esplora come una stratigrafia emotiva, fatta di silenzi, riflessi e presenze fantasma. Van Gogh, qui, è meno l’artista del giallo assoluto e più un’ombra inquieta che si aggira tra le strade.

La prosa di Graziani – autrice e studiosa impegnata sui diritti umani – ha la precisione di un saggio e la poesia di una confessione. Amsterdam diventa il simbolo del nostro modo di consumare l’arte e la memoria, trasformando la vita degli artisti in gadget, in icone da vetrina.

Eppure questo libro non giudica ma invita a guardare oltre la superficie, a restare nel silenzio, a cercare ciò che resta dopo che il mito è stato esposto e venduto. “Ad Amsterdam con Van Gogh” è un testo che non si limita a descrivere ma sospende il tempo; che ti chiede di leggere come si cammina, lentamente, lasciando spazio alla luce e alle pause.
“Amsterdam non è terra, è un’invenzione strappata al mare”, scrive Graziani e in questo somiglia alla scrittura stessa, un terreno fragile ma ostinato, dove anche un’assenza può diventare racconto.

Vivere Parigi, borghese e maledetta, sempre uguale a sé stessa

Dopo l’ironia di Londra e la malinconia di Amsterdam, Parigi arriva come il profumo vintage di una stanza piena di dischi in vinile.
In A Parigi con Serge Gainsbourg. Sulle strade della rivoluzione con Jane Birkin (Giulio Perrone Editore), Flavia Capitani racconta la Ville Lumière attraverso la coppia più fotografata, imitata e cantata di sempre.

Gainsbourg e Birkin, la coppia più idolatrata degli anni ’70, vivono e amano una Parigi che cambia ma resta sé stessa. Tra il fumo delle Gitanes, i locali della Rive Gauche e i boulevard della nuova borghesia, Capitani disegna un itinerario che è allo stesso tempo biografico, musicale e sentimentale.

Il libro è una mappa affettiva, scritta con la precisione della giornalista e l’entusiasmo dell’innamorata. Ogni pagina è un invito a scoprire la città con le sue contraddizioni: quella borghese e quella maledetta, la Parigi del cabaret e quella dei concept store, la Parigi che Gainsbourg cantava e quella che oggi Charlotte – sua figlia – apre ai visitatori nella casa di Rue de Verneuil.

Capitani descrive Parigi come una città che resiste alla banalità, capace di restare autentica anche quando si trasforma. Nel suo racconto la musica si intreccia con la sociologia, la moda con la letteratura, l’amore con la cultura pop.
Ci ricorda che Gainsbourg e Birkin non erano solo una coppia glamour, ma due esploratori del costume che hanno ridefinito il concetto di libertà artistica e personale. Visitare Parigi sulle loro orme diventa un atto quasi cinematografico: tra un café di Montparnasse e una passeggiata sul Pont Neuf, senti che la città non è mai solo sfondo, ma co-protagonista di una storia d’amore, di musica e di stile.

Tre città, tre sguardi, la bussola del cambiamento

Cosa unisce una quarantenne in crisi che si trasferisce a Londra, una scrittrice che cerca Van Gogh nei riflessi dei canali di Amsterdam e una giornalista che si perde dietro l’ombra di Gainsbourg per raccontare Parigi? Forse la consapevolezza che il viaggio non è mai geografico, ma emotivo. Ogni città riflette una parte di noi, Londra la voglia di ricominciare, Amsterdam la necessità di silenzio, Parigi la sete di passione e di bellezza. Sangalli, Graziani e Capitani sono tre donne e hanno altrettanti modi di raccontare il mondo da una prospetiva interiore ma senza moralismi né posture. Le loro parole ci guidano non verso monumenti o piazze, ma verso la geografia interiore del cambiamento.

Come viaggiare seguendo le scrittrici

Se stai già prenotando voli o pianificando itinerari, rallenta un attimo. Questi libri non ti diranno quale bistrot scegliere o quale museo saltare, ma ti offriranno soprattutto uno sguardo sul familiare.

  • A Londra, segui la protagonista di Sangalli tra i mercati di Portobello e i parchi dove anche le anatre sembrano filosofeggiare.
  • Ad Amsterdam, lascia che Graziani ti accompagni nei vicoli meno instagrammabili, quelli dove l’acqua riflette il tempo.
  • A Parigi, entra (se riesci a prenotare!) nella casa di Gainsbourg, poi siediti a un tavolino e ascolta “Je t’aime… moi non plus” come fosse la colonna sonora di un film che stai vivendo.

Sono viaggi che non finiscono con un check-in ma che si realizzano con il pensiero che non serve scappare per cambiare, basta guardare meglio dove sei. Nel 2025, mentre il turismo di massa si reinventa e la letteratura torna a parlare di identità fluide, maternità tardive e libertà quotidiane, queste tre scrittrici ci offrono una bussola diversa, non parlano di fuga ma di rinascita consapevole.
Londra, Amsterdam e Parigi diventano allora le tappe per rimettere insieme i pezzi di sé attraverso l’arte, la scrittura e la curiosità, perché il vero viaggio non è scoprire nuovi luoghi, ma nuovi modi di stare al mondo.
E se lungo la strada piove, poco male: a Londra non serve l’ombrello.

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