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Vincitore del Premio Campiello Opera Prima e tra i finalisti del prestigioso Premio Strega, Matteo Cellini col suo Cate, Io (Fazi) commuove il mondo con una storia di emarginazione contemporanea.

Ironico come vi sia un nesso inversamente proporzionale tra il peso e il grado di invisiblità, come se la ciccia, lungi dall’estendere il corpo nello spazio, lo ammantasse di una coltre impercettibile, che diviene insieme scudo e camera d’isolamento. Cater-pillar, Cate-bomba, Cate-io, adolescente di provincia, Don Chischiotte obeso in esilio da un mondo che ne fa un bersaglio relegandola alla solitudine.

C’è sempre qualcuno disposto a battersi per gli ultimi- i tossici, i ladri, i disadattati, i disoccupati, gli infelici, i miserabili – ma non per Cate, non per il suo manto di grasso che ne fa una colpevole agli occhi del mondo, non una vittima, che ne fa una larva assistita dall’inedia, priva di forza di volontà, col suo fiato corto, il volto nascosto nelle guance, e quella fame scomposta, imprecisa e viziosa.

Eppure Cate è un’eroina, perchè se sei un ladro, un tossico, un disoccupato o un miserabile non ti si legge in faccia ogni volta che varchi la porta di casa, il vizio non te lo porti sulle spalle come un mostro molle aggrappato alla schiena con unghie di metallo. Ma se sei obeso, tutti cercano di non guardarti, ma ti vedono…eccome se ti vedono. Ti guardano con una smorfia di disgusto ricacciata in un angolo della bocca, ti additano da dietro le spalle seguendo il ritmo ondeggiante dei tuoi passi, provano una pena superficiale e passeggera che passa rapida e rapidamente si condensa in giudizio o derisione.

C’è da diventar cattivi, e riempire di sfacciata intelligenza le vaste pieghe di quel corpo espanso per contrastare i colpi di un mondo creato e gestito e plasmato sui magri con le loro ossa taglienti come gli aculei, pungenti come le spine delle rose.

Con poesia e leggerezza Matteo Cellini naviga nel pianeta dei diversi, indagando con somma intelligenza la questione – attualissima – dell’Immagine e lo fa da un punto di vista nascosto e fondamentale, quello di chi non vi ha accesso, quello degli invisibili.