Un’AlfaSud del 1976 verde ramarro con il logo “Casa a Mare” sulle fiancate e sul portellone, il canto delle cicale riprodotto in una composizione di suoni d’ambiente di Dominique Vaccaro, un interno domestico ricavato in un vero mercato dell’usato con pezzi d’arredo d’altri tempi: ecco alcuni degli ingredienti di uno degli interventi più apprezzati nel circuito off di ARTE FIERA2015. Curato da Claudio Musso e realizzato dagli artisti Luca Conclite e Giuseppe De Mattia, continua ad esistere attraverso una pagina facebook e non solo. Abbiamo voluto conoscere in profondità “Casa a Mare”, un progetto che prende le mosse dal “forte parallelismo tra il mercato, il consumismo, l’iperproduzione degli oggetti e la controtendenza che nelle “case al mare” è data dalla manutenzione, dal rimettere a nuovo e dal resistuire nuova vita, nuova dignità alle cose.”

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Cosebelle Mag: Cosa vi ha spinto verso il progetto “Casa a Mare”?

Luca Coclite: Partendo da una forte base in comune, agli inizi dell’estate scorsa, Giuseppe De Mattia ed io, abbiamo pensato di dedicarci a un nuovo progetto. Un lavoro che fosse in grado di esaminare alcuni temi trattati nel nostro trascorso artistico. Il tentativo è stato quello di dare concretezza ad alcuni concetti rimasti inespressi tra i nostri appunti e nei nostri hard disk. Alcuni dei soggetti analizzati riguardano soprattutto l’idea di “abitare” attraverso le abitudini e le ossessioni del contesto sociale in cui siamo cresciuti. Abbiamo provato a trasporre alcuni dei temi derivati (come: temporaneo e secondario) su scale diverse, anche totalmente differenti, e provato a definire una nuova metafora di futuro. Da li a poco l’incontro con Claudio Musso è stato determinate per l‘evolversi della ricerca.
Giuseppe De Mattia: Per me e Luca è stato facile cominciare il dialogo che ha portato alla nascita di Casa a Mare. Estrazione sociale, culturale e geografica comune hanno fatto sì che le idee nascessero senza pregiudizi, libere. Pur avendo (e continuando a lavorare) anche su progetti personali molto diversi nella forma, ci siamo resi subito conto che le nostre radici erano a tratti sovrapponibili. Ad agevolare molti processi di presa di coscienza sui punti in comune della nostra ricerca è stata la presenza di Claudio Musso, curatore interno al collettivo.
Claudio Musso: Quando gli artisti mi hanno coinvolto nel progetto me ne sono subito innamorato. Mi ha colpito immediatamente la vastità e la profondità di un immaginario che apparentemente era legato ad luogo preciso (il Sud Italia) e ad un tempo preciso (gli anni ’80). In realtà Casa a Mare è un pretesto estetico e concettuale che spinge gli artisti a riflettere su categorie dialettiche come consumo/riuso, tecnologia/manifattura, esaurimento/manutenzione che sono più che mai attuali.

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opening Casa a Mare – 22 gennaio 2015 – Blocco 24 – Bologna

CB: Quali sono state le reazioni a caldo di chi ha assistito all’azione performativa?

LC: È stato di forte impatto soprattutto su chi è riuscito a immedesimarsi totalmente nell’allestimento, fortemente evocativo. Incisivo su chi, magari, rivivendo il ricordo suggerito da un’architettura, da un oggetto, o più semplicemente da un’immagine, si è riconosciuto in quel contesto sociale. Ha funzionato dal momento che i numerosi spettatori hanno cominciato a rievocare i ricordi di una spensieratezza andata, riconducibile a dei fenomeni sociali che hanno determinato un’epoca.
CM: Dapprima sorpresi e spiazzati sia dalla comunicazione sia dal luogo che ospitava l’evento (un mercato dell’usato), i visitatori sono voluti entrare nell’AlfaSud dimostrandone il potere iconico ed emotivo. Molti di loro poi hanno anche acquistato oggetti presenti a Blocco 24 attivando un processo di familiarizzazione che era ricercato dagli artisti.

CB: In merito a “Casa a Mare” parlate di “processo in fieri”: potete darci qualche anticipazione sulle possibili evoluzioni?

GDM: Non possiamo dire molto poiché siamo in fase di progettazione e organizzazione con spazi pubblici e privati che saranno teatro delle prossime “azioni”. Una delle cose più certe è l’allestimento di una stanza in casa di un collezionista e una performance in una galleria di Milano subito dopo l’inaugurazione di Expo 2015
LC: Cercheremo ogni volta di mantenere lo spirito adottato fino ad ora: visione dinamica del progetto e natura immersiva dei dispositivi, dove le interazioni sono più importanti delle strutture.

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CB: Con “Casa a Mare” avete preso parte ad ArteFiera 2015: senza peli sulla lingua, ci piacerebbe sapere un punto di forza euna1 debolezza dell’art week bolognese, secondo voi.

CM: La kermesse bolognese conserva il suo potenziale attrattivo: un punto sicuramente a favore è il cartellone di ArtCity che riunisce mostre ed eventi in dialogo tra passato (anche remoto) e contemporaneo; d’altra parte ancora molto si potrebbe fare, soprattutto dentro la fiera, per ampliare il programma culturale, magari coinvolgendo le numerose energie presenti in città.
GDM: Per l’anteprima di Casa a Mare avevamo pensato a Bologna poiché è la città di formazione artistica di entrambi gli artisti e del curatore. Ci sembrava giusto far partire questo progetto da Bologna e in questa città, il periodo migliore e più “in vista” è sicuramente quello che coincide con Arte Fiera. Una volta battezzato il periodo abbiamo deciso di inaugurare un progetto ambizioso come questo nel quartiere opposto a quello della fiera, lontano dal centro e soprattutto in un mercatino dell’usato. Il mercatino dell’usato Blocco 24 ha rappresentato la fiera in tutto e per tutto: un luogo in cui la gente porta i propri oggetti per la vendita e il ricavato è diviso fifty-fifty con i proprietari del mercato.
In più, questa lontananza dai luoghi della fiera e dai programmi ufficiali della manifestazione, ha reso possibile “filtrare” il pubblico. I nostri spettatori erano interessati o incuriositi dal progetto, non erano degli avventori capitati lì per caso. E’ stato curioso poi vedere come il nostro evento fosse segnalato tra le cose migliori da visitare durante il week-end fieristico senza fregiarsi di nessun logo ufficiale.

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CB: Una cosabella?
LC: Le ore 19.30 della sera.
GDM: Il fatto che gli oggetti sopravvivano agli uomini che li hanno costruiti.
CM: Il mare, in tutte le stagioni.