Disclaimer: i contenuti di questo post rappresentano unicamente il punto di vista di chi scrive: rispettatelo! 😉

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Quando, anni fa, mi iscrissi al corso di laurea in Comunicazione, l’area che più di tutte m’interessava era quella politica. Berlusconi era sceso in campo qualche anno prima e aveva per sempre cambiato le regole della comunicazione politica nel nostro Paese introducendo un linguaggio nuovo fatto di messaggi semplici, promesse concrete, comprensibili e slogan d’effetto. Tutti decretarono allora la fine del “politichese”: la lingua parlata dai politici che risultava incomprensibile alle masse. Volevo diventare un consulente politico e allora mi ero messa dietro a tutti i corsi ed esami che trattavano l’argomento…poi non so come sia successo ma ho cambiato idea sul mio futuro professionale senza tuttavia perdere l’interesse per la materia. Le ultime elezioni sono state una conferma che senza una strategia di comunicazione non si raggiungono risultati elettorali soddisfacenti. Se è vero che una buona comunicazione (con un messaggio chiaro, un programma preciso, un motto che riassuma i valori sostenuti e possibilmente un leader carismatico) non garantisce automaticamente la vittoria, è altrettanto vero che, con una cattiva comunicazione, la sconfitta è scontata. Quella mia di oggi non vuole essere un’analisi delle ultime elezioni politiche da un punto di vista comunicativo. C’è chi lo fa in maniera professionale (vi rimando a tal proposito al mio punto di riferimento nel settore, il blog di Giovanna Cosenza  e ai risultati de “Il Galà della politica” che nei giorni scorsi ha assegnato gli Oscar della comunicazione politica).

Io invece vorrei prenderla più “alla leggera” – consapevole che all’argomento si potrebbero dedicare intere tesi di laurea – citandovi 4 campagne politiche (quelle dedicate alle lotte sociali, meritano un capitolo a parte) che hanno segnato la mia vita e gli ultimi 30 anni circa della nostra Repubblica.

Anni 80: “la DC docet”

In principio fu la DC. Regina della politica italiana fino al termine della prima Repubblica. Allora ero bambina e la politica non era tra i miei interessi (mi divertivano però le caricature dei politici nei carri di Carnevale). Tuttavia mi piace associare a quel periodo questa campagna del 1987 intitolata “Forza Italia” non solo perché richiama il nome del partito che ne raccoglierà l’eredità dal punto di vista della leadership nella seconda Repubblica ma perché riassume i valori che la DC dichiarava di avere a cuore: la famiglia prima di tutto, tradizionale, sancita dal matrimonio in Chiesa (sembra quasi uno spot del Mulino Bianco) e il lavoro (non operaio). Qui non compaiono leader, a coinvolgerci sono le immagini rassicuranti del quotidiano, la musica (di Ennio Morricone) in stile coro della chiesa la Domenica e lo slogan “Forza Italia” : fai vincere le cose che contano. Per me questo spot è insieme il manifesto e il testamento della “Balena Bianca” a pochi anni dal suo collasso.

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Agenzia: RSCG Milano

Anni 90 “e Berlusconi venne ad abitare in mezzo a noi”

Ero ragazzina quando sui canali Mediaset compaiono i “teaser” di Forza Italia per promuovere le adesioni e la formazione dei circoli…nessuno all’inizio aveva capito bene di che cosa si trattasse, (personalmente e ingenuamente credevo fosse una di quelle linee telefoniche “144” che andavano di moda all’epoca). Poi compare questo spot qui:

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Lui bello, abbronzato, composto, ritratto nel suo studio con tanto di foto della famiglia alle spalle. Le nostre vite non saranno più le stesse e tutti ci ritroveremo inconsapevolmente a canticchiare l’inno di “Forza Italia”. Lui ci parla di mandare a casa i vecchi partiti (dove l’abbiamo risentita?) e ci promette un nuovo miracolo italiano. Dopo quasi 20 anni c’è ancora chi crede alle “favole” di Berlusconi, lui le sa raccontare bene, meglio di tutti, di questo dobbiamo prenderne atto: chapeau!

Anni 2000: Vendola “l’outsider” è Presidente in Puglia

Mi trovavo in Erasmus nel 2005 quando nella mia Puglia stava per accadere qualcosa di assolutamente nuovo nel panorama regionale e nazionale. Nichi Vendola, un cattolico, gay e comunista (3 contraddizioni in una persona sola) sarebbe diventato governatore di una delle Regioni con una forte tradizione di centro-destra. La campagna che ne decretò la vittoria segnò un sodalizio tutt’ora esistente tra l’attuale governatore della Puglia e l’agenzia di pubblicità barese Proforma. Al di là della condivisione o meno delle idee politiche del personaggio in questione, meritano un plauso le idee creative proposte dall’agenzia. Creatività confermata anche nelle campagne successive (un po’ meno in quest’ultima…ops, mi è scappata). In quella qui del 2005, sono stati capaci di ribaltare le critiche mosse al candidato (diversità, estremismo, pericolosità etc.) in connotazioni positive perché associate a valori condivisibili dall’elettorato: difesa degli ultimi, onestà, amore per la Regione etc.

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Anche lo spot (regia di Alessandro Piva) semplice e divertente, veicola efficacemente il messaggio della necessità di cambiamento.

2013 — Beppe Grillo: il comico arrabbiato 

E siamo arrivati ad oggi e al mio primo voto dall’estero. Fuori dalla classica categoria di “spot elettorale” troviamo il Movimento 5 stelle di Grillo. Pubblicare un video del Movimento, in questo caso sarebbe riduttivo. Grillo e il suo Movimento sono su internet e nelle piazze, non sono una “campagna elettorale” ma un social network che organizza eventi di massa con nomi apocalittici come “Tsunami tour”. Tanto, troppo ci sarebbe da dire ma questa è la storia che stiamo vivendo ora…Credo che l’Italia, ancora una volta, abbia prodotto un fenomeno politico unico, un “ce l’abbiamo solo noi”.

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Sono curiosa di sapere che sviluppi prenderà il nostro panorama politico, se avremo presto delle nuove elezioni e che cosa tra 10 anni– questa strategia di comunicazione efficace e innovativa – avrà lasciato nelle nostra (o almeno mia) storia.

P.S . Se volete guardare tutti, ma proprio tutti gli spot elettorali degli ultimi 40 anni vi rimando a www.archivispotpolitici.it, il primo archivio online di spot politici italiani realizzato dall’Università di Roma Tre, con cui mi congratulo: well done!