Ho iniziato a pensare al cammino di Santiago molti mesi prima di partire, in un momento di apatia e insoddisfazione generale. Man mano che raccoglievo informazioni e capivo l’entità di questa esperienza ho deciso che sarebbe stato il mio personale regalo per il mio trentesimo compleanno. Nonostante sia nel bel mezzo della crescita professionale, non particolarmente allenata né credente ho deciso di prendere 35 giorni liberi e fare più di 800 chilometri a piedi per raggiungere prima la cattedrale di Santiago e poi Fisterra, la fine di tutte le terre, con il suo caratteristico faro sull’oceano.
La pianificazione è stata semplice e purtroppo non lasciava molta flessibilità: avevo 35 giorni, voli di andata e ritorno inclusi, non un giorno di più. Avrei quindi dovuto percorrere mediamente 25-30 Km al giorno zaino in spalla. E l’ho fatto!

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dormitorio con letti a castello, St Jean Pied de Port, giorno 0

Le motivazioni

La motivazione più grande è stata la sfida con me stessa. Nulla poteva essere così lontano dalla mia realtà! Uno zaino di 8 Kg contro tre armadi colmi di vestiti (per la maggior parte ovviamente inutilizzati), un beauty case di campioncini e farmaci contro un intero armadietto di prodotti per la cura di ogni singola parte del corpo, due paia di scarpe (da trekking e da running) contro la scarpiera piena di décolleté, ballerine e sandali. Era il momento di mettersi alla prova, staccarmi dalle cose inutili di cui mi ero circondata e decidere cosa è davvero essenziale.

A questa sfida si è sommata la voglia di staccare dalla routine e dall’eccesso di tecnologia nella mia vita. Detto fatto: cinque settimane senza televisione, senza toccare il tasto di un computer e cercando di usare il telefono solo una volta al giorno, tenendolo sempre in modalità silenzioso.

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Cammino di Santiago, tra Pamplona e Puente della reina, giorno 4

L’impatto

Devo essere sincera, l’impatto è stato drammatico. Il primo giorno di sola e incessante salita sui Pirenei è stato massacrante oltre ogni aspettativa. E il mio carattere, tipico del segno del leone, che ama competere e primeggiare non mi faceva accettare di essere così affaticata e di vedere le decine di persone che mi superavano già nei primi tratti. Questi primi giorni sono serviti proprio a comprendere che la competitività andava lasciata a casa, ho capito che avrei dovuto ascoltare solo il mio corpo, trovare il mio passo e fare il “mio” cammino.

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verso Roncisvalle, cammino di Santiago, giorno 1

Il quarto giorno

Per me il quarto giorno è stato il giorno della svolta, per la mia amica che mi ha raggiunta a metà del cammino è stato il quinto, per altri ancora il terzo o il settimo. Ognuno ha il suo giorno della svolta, ovvero quel momento in cui riesci a smette di pensare solo ai dolori fisici di piedi, gambe e spalle e iniziare a goderti veramente l’esperienza del cammino di Santiago.
Proprio la sera precedente alla svolta mi trovavo, dolorante, in un localo di tapas – o meglio pinchos– a Pamplona dove due simpatiche signore di Boston mi parlavano di questo “miracle”, come era stato definito da loro. Nonostante la mia incredulità il mattino seguente, dopo aver visto l’alba sorgere sulle mura di Pamplona, è stato davvero così: ho vissuto il cammino con occhi diversi e molta meno fatica, sia fisica che mentale.

Da quel momento ho apprezzato la semplicità di passare la giornata a camminare nella natura, ho provato meraviglia nel passeggiare dentro un acquerello quando nelle prime ore della giornata tutti i paesaggi appaiono più delicati, ho provato soddisfazione all’arrivo sopra ogni cima e poi ancora felicità pura quando alla fine della giornata scorgevo la città in cui mi sarei fermata per la cena e la notte.

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alba su Pamplona, cammino di Santiago, giorno 4

Le persone

Per qualche giorno la mia compagnia d’avventura è stata solo il tintinnio della concha, la conchiglia simbolo del pellegrinaggio, acquistata alla partenza e legata allo zaino per tutto il viaggio. Ma nel cammino la solitudine non dura a lungo e basta mettersi un po’ in gioco per entrare in un lampo nelle vite delle altre persone che stanno camminando su quegli stessi sentieri.

Io, la persona super organizzata e pronta a tutto, ho scoperto di non essere preparata alle emozioni che mi avrebbero dato questo persone…

Nessuno mi aveva preparata a Nigel e al suo desiderio di diventare padre; a Simeon e alla sua decisione di scattare una sola foto al giorno su rullino; al motto di Mike “Camino provides”;  a Jonathan e alla sua capacità di vivere il camino alla giornata; alle discussioni  in inglese su come salvare il pianeta con Sarah; a vedere Kyle spingere il passeggino con sua figlia di 4 anni fino a Santiago.

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una seconda famiglia, cammino di Santiago, giorno10

Passo il testimone

Chiudo la mia esperienza con questi numeri:

  • 870 chilometri,
  • 5 città maggiori e circa 165 paesi,
  • 80 timbri sulla credenziale,
  • 1490 m di altitudine massima
  • 35 giorni di viaggio di cui 31 di cammino

Ma per la prossima volta (mai dire mai) mi sono ripromessa meno calcoli, meno pianificazioni e un paio di giorni in più!

Se decidete di fare il cammino di Santiago non pensate che sia una vacanza. Dovete essere preparati a fare il viaggio più faticoso della vostra vita e allo stesso tempo aprirvi a tutto quello di indimenticabile che il cammino saprà darvi. Aiutatevi con questo sito e buen camino!

Photo credits: Eva Conti
Cover: Illustrazione di Silvia Benedet per Cosebelle Magazine