È impossibile che non ci si sia imbattuti nei Cazalet nell’ultimo anno ed è altrettanto impossibile che coloro che hanno letto gli altri romanzi non si siano innamorati perdutamente della saga scritta da Elizabeth Jane Howard, pubblicata in Italia da Fazi Editore. Si potrebbe dire, con un giudizio superficiale e impreciso, che quello della riscoperta della storia dei Cazalet sia un fenomeno, uno di quelli che portano valanghe di foto su Instagram con tazze e biscotti, destinato a spegnersi una volta finite le pubblicazioni. La verità, però, è un altra.

Elizabeth Jane Howard ha creato un mondo letterario di spessore con una grazia, un talento ed una eleganza che si incontrano raramente nelle nostre vite di lettori. Perciò non fate l’errore di pensare che siano romanzi rosa al femminile, questa è pura letteratura inglese contemporanea.

Esce oggi l’ultimo volume della saga, Tutto cambia, dopo una attesa lunga mesi e si chiude così un capitolo importante dell’arrivo della Howard in Italia. Niente paura, però, nuovi suoi romanzi saranno pubblicati prossimamente proprio dalla Fazi, ed è già presente un altro titolo in catalogo, Il lungo sguardo, imperdibile per gli orfani della famiglia Cazalet.

Le vicende dei Cazalet

La saga racconta la storia della famiglia in un arco temporale che parte nel 1937 e si sviluppa attraverso il secondo conflitto mondiale, fino alla fine degli anni ’50. Un racconto corale della famiglia a partire dai capostipiti, la Duchessa e il Generale, i loro figli e tutte le generazioni a venire tra relazioni familiari e amorose, la guerra che piomba inesorabile sulle loro vite e gli avvenimenti economici e politici di contorno. Diversi i luoghi dei romanzi: Home place, la casa storica di famiglia, le residenze dei singoli fratelli e una Londra che, tra guerra mondiale, bombardamenti e dopoguerra, si rivela sempre laboriosa, ostile, difficile, ma mai priva del suo fascino.

Con la sua scrittura impeccabile e la magistrale traduzione di Manuela Francescon fluttuiamo attraverso un ventennio della storia inglese rapiti da vicende complesse, coinvolgenti e tremendamente reali a braccetto con un coro di personaggi indimenticabili. A spiccare, però, sono loro, le donne di Elizabeth J. Howard.

Le donne di Elizabeth J. Howard

C’è un femminismo latente eppure evidente nelle storie della Howard e la sua essenza è tremendamente contemporanea, nonostante la vicenda sia così lontana nel tempo. Ma con Tutto cambia, pubblicato in Inghilterra nel 2014, a quasi 20 anni dal quarto volume, la sensazione viene confermata: il racconto che la Howard fa delle donne è esemplare,

il femminismo c’è ed è palpabile anche nelle storie più travagliate.

Le donne di Elizabeth fanno errori madornali o scelte coraggiose con la stessa dignità. Si annullano completamente per la famiglia (Rachel), vengono umiliate e tradite e diventano la versione peggiore di loro stesse (Villy), si sposano per noia e inesperienza (Louise), eppure sono lì, solide come la Duchessa, consapevoli che c’è una possibilità reale di avere una vita diversa e ripensare ai propri limiti con più lucidità.

La Howard parla con disinvoltura di aborto, di donne che si affacciano alla politica del tempo, di rapporti omosessuali, ma anche di personaggi all’antica e detestabili che non sminuiscono affatto la portata della storia.

E gli uomini dove sono? Non li trascura Elizabeth, né li maltratta, ma li narra con lucidità nelle loro piccolezze e codardie (Edward), fragili nel momento del dolore (Hugh), ma anche crudeli e meschini, come del resto aveva dato prova nell’altro suo romanzo, Il lungo sguardo, che precede la saga dei Cazalet di circa 30 anni.

La molteplicità e complessità dei personaggi è tale da renderli tutti ugualmente credibili e terribilmente umani, precisamente incastonati nella loro epoca eppure così moderni. Con i Cazalet la Howard dà vita, e compimento, ad un universo ben preciso che in parte riflette la sua vita travagliata (ottimamente narrata da Artemis Cooper in Elizabeth Jane Howard. Un’innocenza pericolosa), in parte il suo modo di vedere le cose: moderno, sofferto, malinconico.

Non sarà difficile scegliere il proprio personaggio preferito, ma su tutti spiccano indubbiamente Clary e i suoi tormenti. La sua è la storia di tutte le donne dalla sensibilità unica e grandi aspettative deluse, inesorabilmente, da una realtà brulla e complicata.

In Clary c’è l’eco netto, e commovente, della Jo March delle Piccole donne della Alcott, un personaggio di unicità e indipendenza tali da rendere difficile l’adeguarsi ai loro tempi.

Una saga di 5 volumi, una storia che avrebbe potuto continuare per sempre

Una storia lunga quella dei Cazalet, ma che non vorresti finisse mai. Nei primi tre volumi sembra quasi che non accada nulla, i tempi sono lenti e dilatati, ma è la necessità fisiologica di adattarsi alla storia, ai suoi tempi, ai suoi protagonisti. Tutto si velocizza con gli ultimi due romanzi e, sarà che è l’ultimo per davvero, ma con Tutto cambia sembra quasi di non avere il tempo di metabolizzare. Le vite evolvono in fretta e figli crescono, arrivano altri momenti difficili per la famiglia e lutti terribili. Con la saga dei Cazalet la Howard ha colto in pieno il senso della vita stessa: imprevedibile, crudele, ma capace di momenti di enorme felicità.

E in questa vita le donne si sposano, fanno figli, li accudiscono con trasporto e qualche impaccio, ma spesso soccombono sotto il peso delle responsabilità. A ciò si sovrappongono storie di amanti distratti, matrimoni sbagliati e avvilenti, quasi un fil rouge dei libri della Howard, e di emozioni e relazioni represse e frustranti per il lettore, abituato come è alla velocità d’azione e di pensiero del XXI secolo. C’è un fato ineluttabile, ma le donne di Elizabeth Jane Howard resistono come possono ai loro tempi e alle convenzioni che le imbrigliano. Persino la Duchessa, la rigida capostipite della famiglia, ha da insegnare su questo con la sua infinita eleganza e signorilità.

L’ultimo romanzo affronta le tematiche personali con la stessa efficacia dei capitoli precedenti, ma in più racconta il cambiamento generazionale del secondo dopoguerra e lo spiazzamento che ne segue. In tutto ciò si inseriscono momenti di commozione reale per gli avvenimenti narrati e altri di dure consapevolezze, le stesse che i protagonisti acquisiscono durante la narrazione.

Tutto cambia fa provare un sentimento raro: l’emozione di leggere di questi personaggi per l’ultima volta, ma di contro c’è la certezza di poterli incontrare nuovamente nelle riletture, necessarie, e negli altri romanzi dell’autrice, in un modo o nell’altro.

E anche quando tutti i suoi libri saranno pubblicati e letti non saremo mai orfani di Elizabeth, ma solo felici di averla letta.

Per approfondire

Elizabeth Jane Howard: ‘I’m 90. Writing is what gets me up in the morning’