Uh, Baby, I’ve got the blues

C’era una volta, in un tempo neanche troppo lontano, una guerra infame, che non attingeva all’universalità del sangue, ma fioriva per il colore della pelle, era una partita a scacchi ingiusta, dove chi aveva i pedoni bianchi vinceva sempre e i neri, abbandonati dalla sorte, non avevano altra risorsa che mandare avanti gli alfieri a cantare.

Avevano voci calde, impastate della terra grossa e arida che si coltiva, profonde, per propagarsi sulle distanze dei campi di cotone, cotone che assorbe la voce e la disidrata, ma belle, come solo sa il dolore rendere bella una voce. Un giro soltanto: MI-LA-MI-SI-LA-MI.Quasi una cantilena, quasi un’ossessione. Che a lavorare nei campi si diventa pazzi, e la pazzia, quando la canti, ti fa meno paura. Dritto dall’inferno ecco il miracolo. Blues, amico oggi ho il blues, I’ve got the blue devils, a roma si dice “i sorci verdi”, ma i diavoli blu è più bello, una certa malinconia incazzata, o un’incazzatura triste.

Leonard Chess lavora in un’autorimessa, poi vede quelle voci, e ci vede dei bei verdoni, i soldi non hanno colore si decide, o questo la storia racconta, e gli viene in mente che quei ragazzi potevano cantare le loro canzoni alla radio invece che nei campi e fonda una casa discografica, la Chess Records appunto e questa è una bella storia da raccontare in un film.

Ci riesce bene Darnell Martin perchè gli ingredienti ci sono tutti, bravi attori, bei costumi, ambientazione d’epoca, ma soprattutto, dio quelle voci, dall’oltretomba e dalle sfere celesti, chi ce le manda sa il potere della musica. Giovani e alcolizzati e drogati e non importa se con la paura negli occhi, quei ragazzi sapevano cantare. Si chiamavano Muddy Waters, Little Walter, Howlin’ Wolf, Chuck Berry, nomi evocativi, da pellerossa, da gente che sta nel fango tutto il giorno e nemmeno si ricorda più come lo chiama la mamma.

Con loro un angelo dalla voce celestiale e la sbornia facile, si chiama Etta James, e la interpreta una ancor più splendida Beyoncé, che, dismessi i panni della popstar internazionale, si lascia riportare alle sue origini, e di Etta mostra il piglio ma anche l’infinita tristezza, i buchi sulle braccia, la disperazione, la solitudine.

Sono tutte terribilmente uguali le storie di quei ragazzi, alcuni non ce l’hanno fatta a compiere trent’anni, altri si sono lasciati divorare dai diavoli blu, sotto forma di alcol o eroina e ci hanno lasciato solo quella pelle tanto odiata, e la loro voce si è elevata sopra la testa del mondo, a ricordo che mai e poi mai è giusto un mondo dove gli uomini sono trattati come gli animali.

I bianchi se la sono sempre cavata e pure in questo caso. Hanno rubato le loro maniere, hanno mosso i fianchi in una pallida imitazione, gli hanno rubato gli attacchi, i bassi, i riff veloci, hanno inventato Elvis e i Rolling Stones e il rock ‘n’ roll. Guardate e ricordate che veniamo dal ventre nero della terra. Grazie a Maria Azzurra Rossi per la proiezione!

The blues had a baby and they named the baby Rock & Roll.