© Cet, Budapest 2012

Architettura contemporanea a Budapest.

A volte capita, che grandiosi e promettenti progetti di architettura non trovino la giusta strada per essere realizzati, e restino solo sulla carta. Basta pensare al progetto di Zaha Hadid per Szervità tèr del 2006.

© Zaha Hadid, image – Szervita tèr, Budapest 2006

A volte capita, che grandiosi e promettenti edifici vengano costruiti e completati, e che nessuno però, ne varchi la soglia dell’ingresso per anni.

© Cet, Budapest 2012

Così è successo al Cet – Central European Time di Budapest, completato ormai da un paio di anni. Si tratta di un intervento interessante di recupero e innesto di nuovi volumi, sulla riva del Danubio, proprio di fronte alla Facoltà di Architettura del Politecnico, ad opera dello studio olandese ONL.

© Cet, Budapest 2012

La costruzione in vetro e acciaio, tra i volumi preesistenti dei vecchi magazzini industriali recuperati, nasce dagli studi sulla Non Standard Architecture e sulle geometrie generative complesse di Kas Oosterhuis e Ilona Lénárd e del centro ricerche Hiperbody della TUDelft University.

Il Cet doveva divenire polo multifunzionale nel centro città, e al suo interno era previsto anche un centro commerciale, ma come spesso accade, burocrazia, crisi finanziaria e mancanza di fondi hanno avuto la meglio, per adesso, sui progetti di potenziamento di attività culturali e sociali. Il Cet rimane chiuso.

A sentire le dichiarazioni del nuovo Chief Architect di Budapest, nominato pochi mesi fa, sembra comunque che qualcosa stia cambiando in città, per lo meno nelle intenzioni, e che vecchi e nuovi progetti possano essere ripresi in considerazione.

Si tratta di un processo di restayling lento e lungo anni, ma che dovrebbe, contestualizzando i vari interventi con le dinamiche metropolitane, economiche e sociali attuali, riportare Budapest al vecchio splendore, quando veniva definita la Parigi dell’Est, o per lo meno, consacrarla al ruolo di metropoli vivace e all’avanguardia, al pari di tante altre metropoli europee.

© Cet, Budapest 2012

foto: Martina Giustra