L’olfatto è un senso subdolo. Ha grandi potenzialità ma non si applica abbastanza, ci direbbe la sua insegnante. Potrebbe martellarci con un flusso incessante d’informazioni su ciò che ci circonda ma se ne lava le mani, sta in ultima fila e ci chiama all’ordine solo quando cattura sollecitazioni prorompenti. Ben lungi dall’essere discreto ci palesa la sua aggressività facendoci languire per aromi positivi oppure contrarre per gli olezzi che fiuta con soddisfazione. Non dobbiamo però colpevolizzarlo troppo, siamo noi a non saperlo domare. Con la giusta disciplina lo possiamo educare, piegandolo al nostro servizio. Non pensate di diventare segugi sopraffini in poche mosse ma state certi che se lo costringerete a comunicare con i vostri neuroni spalancherete le porte ad un mondo policromo.

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Illustrazione di ELENA XAUSA

Abituatevi sniffare il mondo, annusate e interrogate il vostro nasino, più vocaboli olfattivi scriverete nella vostra enciclopedia più strumenti avrete per apprezzare al meglio l’amato vino. Spunteranno come brufoletti su gote adolescenziali nuove note, inaspettate e curiose che guideranno il palato in una nuova dimensione gustativa.
L’istruzione per l’uso fondamentale è sospendere il giudizio, non sono tutti fiori e frutti succosi i compagni volatili del nostro caro nettare. Incapperete più e più volte in simpatici fetori che vi irrigidiranno inizialmente per poi ipnotizzarvi e svelarvi nuove verità (è un po’ come l’aroma rassicurante dei propri piedi che ci tenta e, anche se non lo ammetteremo mai, un po’ ci riporta in una dimensione di “tana”).
Titubate? Vi paiono parole a vanvera dovute alla troppa inalazione di zampe fetuse? Lasciate che vi introduca uno dei miei vini bianchi preferiti e capirete che la burla è lontana. Ha origini francesi e selvagge ed è tra i vitigni più diffusi al mondo, con coltivazioni tra vecchio e nuovo mondo. Date il benvenuto al Sauvignon Blanc, un vino bianco fine, dal colorito giallo verdognolo, un bouquet di sapori che compongono la primavera in bocca con sentori erbacei, floreali e intensamente fruttati. ‘E il compagno ideale per un aperitivo o un pasto leggero, ha il sorriso facile e grande personalità e, soprattutto, potrà mettere in allenamento il vostro naso con la sua armonia olfattiva assolutamente unica e super riconoscibile.

Fishing cat wine bottle holder

Fishing cat wine bottle holder

Una nota tra tutte ve lo farà riconoscere tra mille, garantendovi il successo se mai sarete chiamati in causa a dissertare sul calice che state tracannando. Non sto parlando degli aromi in prevalenza erbacei e vegetali, come il peperone verde, l’ortica (scommetto che non avete idea di quale sia il profumo dell’ortica, il ricordo principe che le associate sono i bubboni pruriginosi della vostra infanzia), la foglia di pomodoro o l’erba falciata, nè delle sinuose note dolciastre dei frutti esotici come l’ananas, la banana o il litchi e neppure delle note floreali che ricordano il sambuco, la ginestra e il biancospino (se ne riconoscete almeno 3 siete già dei galletti). Spalancate le narici ed accogliete il principe del Sauvignon Blanc, un aroma che mai avreste immaginato di apprezzare: la pipì di gatto. Lo scarto felino è la nota varietale predominante in questo vino, riconoscibilissima e segno distintivo del vitigno. Curioso, vero? Prima di imbattermi in questo freschissimo nettare questa nota pungente faceva parte dell’archivio negativo della mia classificazione, la collegavo a spiacevoli mattinate invernali in cui, assonnata, m’infilavo nell’auto ghiacciata azionando a palla la ventola del riscaldamento per ricreare tepore e venivo inondata da calde zarfate di olezzo quasi piccante, invadente, segno arrogante che qualche bullissimo gatto aveva utilizzato la mia auto come ritirata. Post educazione nasal enologica ho imparato ad amare l’urina felina perché preludio di un ventaglio di sapori davvero inebriante, miscela di sapido e dolce, talvolta speziato se il vino ha avuto affinamento in barrique. Non diffidate, fate amicizia con questo aroma e gli darete nuovo significato, risultando per altro super spocchi con i vostri amici di brindisi. Se, per grazia ricevuta, non vi siete mai imbattuti in quest’aroma al di fuori dell’ambito enologico, aggiungerete, grazie al vino, questo nuovo vocabolo nasale e potrete, con classe, esordire con “sento profumo di Sauvignon Blanc” quando l’urina felina vi si farà vicina.
Tutto questo parlar del selvaggio bianco e delle sue magie mi ha fatto fiorire il desio, mi dedicherò ad atro esercizio olfattivo e stapperò una buona bottiglia altoatesina o friulana (con la Sicilia sono le regioni italiane più votate a questo vitigno) ricercando tra le pieghe aromatiche altri nuovi ed avvincenti mondi avvolti nel rassicurante profumo di pipì gattosa.

Buona educazione!

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