Esistono poche cose che riescono a farti tornare esattamente dov’eri, con gli stessi abiti, la stessa posa, le stesse cazzate nella testa. La migliore è certamente la DeLorean, ma al secondo posto metterei certamente la musica. Proust non ha fatto a tempo a vivere nell’era della pop music, è per questo che si è attaccato all’inconfondibile sapore delle madeleine.

Sapere che oggi (What’s the story) morning glory? compie vent’anni fa un certo effetto. So benissimo dov’ero quando ho ascoltato per la prima volta questo disco (non era proprio il 1995, mi si perdoni, ma un paio di anni dopo). Avevo appena preso la mia prima borsa in un negozio di abiti usati. Era ovviamente una di quelle pseudo militari che avrebbe puzzato di umido forever. Quasi subito ci avevo scritto una mini-poesia di Gianni Rodari e attaccato una pin di non mi ricordo chi. Due mesi prima avevo tagliato i capelli corti e mi avevano sequestrato il motorino perché me ne andavo in giro come una finta maggiorenne qualunque, senza casco. Avevo smesso di amare – o perlomeno era quello che credevo di fare – il figo della scuola per apprezzarne uno meno figo ma con la lotta nel cuore – o perlomeno era quello che credeva di avere.

Il primo cd gallagheriano a entrare in camera è stato in realtà Be here now, preso durante una vacanza studio a Londra. Era appena uscito, i dischi parevano ancora una cosa importante e ancora di più l’acquistarli nei negozi dove i gruppi parevano più veri di quando stavano cartonati dentro un Ricordi store. È stato quello il momento in cui ho iniziato ad amare gli Oasis e con loro un sacco di gruppi albionici. Ma se con il cuore si sceglie la squadra del cuore, che poi non si cambia nemmeno se del calcio smette di fregartene, io proprio con quel cuore lì ho deciso di scegliere i fratelli Gallagher. Forse perché mi parevano più stronzi, perché litigavano, perché Liam mi pareva figo, perché i dischi che mano mano compravo mi entravano dentro come mi è entrato dentro l’incipit di Don’t look back in anger o di Wonderwall.

La musica che si decide di legare a sé nell’adolescenza è sempre diversa. Lo è quando ti ci avvicini, con quella sensazione di attaccamento tipica di quando scopri una cosa tu insieme ai tuoi amici e ti separa da quello che magari nel frattempo hai amato perché lo ascoltavi a casa. Erano pur sempre imboccate dei tuoi, ancora. È rottura ma è anche amore e dedizione. Ho imparato tutti i testi degli Oasis (e li conosco ancora) come poi non ho più fatto per nessun gruppo e per nessun esame.

L’amore ha ragione che la ragione non conosce e il mio amore adolescenziale, la mia rivolta ormonale, odorano di What’s the story morning glory. Qui il link allo streaming Spotify.

Buon compleanno.