Cosebelle_Vino_ElenaXausa_01

Illustrazione di ELENA XAUSA

I calici hanno tintinnato parecchio. Il vino e suoi parenti SuperAlcolici e Birrosi ci hanno innaffiati come solo le cascate tropicali sanno fare. L’arte culinaria ha sfoggiato la sua maestria in molteplici forme cavalcando il mantra del goloso-gustoso-giga-mega-ultra-calorico. È stato bello, a tratti svoltoso, ed è stato il modo migliore per accogliere il nuovo anno, ebbri di goduria e con i muscoli facciali stremati dai protratti sorrisi. Il copione della vita, però, come una buona maestrina d’italiano, non ama le ripetizioni e ci obbliga a voltare pagina punendo il nostro protratto indugiare. Il 2015 sta ormai “walkando” e ci si ritrova abbottati a dover inforcare la via della rettitudine. Da che ho memoria la fine delle vacanze natalizie rappresenta per me un periodo buio, cupo, un vero Medioevo della mia esistenza. “Suineggio” senza posa da metà dicembre, dimentica totalmente delle regole della sana alimentazione e del saggio abbeveramento, e mi spingo ai limiti lasciandomi guidare dall’imperativo di festa e gaudio che annulla ogni coscienza.

Alexander Lataille

Alexander Lataille

Questa spirale estatica s’affloscia quando la Befana se la “sgumma” sbattendomi in faccia la cruda realtà. Mi sono imbotolita come un tombolotto e devo immediatamente castigarmi, indossare un cilicio ed incamminarmi sul golgota della dieta.

La strada è impervia ma mi sento tiranna e mi apparecchio un percorso aggressivissimo. Certo, il buon cibo, quello gustoso e libidinoso mi manca e mi mancherà ma è un’assenza che posso tranquillamente sopportare. Ciò che invece mi fa andare in down di brutto è il diniego totale di Lui, il mio adorato, la mia passione: il vino. Sembra impossibile che una creatura così meravigliosa come il nettare possa arrecare danno al nostro organismo. È un vero controsenso. Purtroppo però, forse per evitare che l’umanità si crogioli in un’ebbrezza senza fine, Madre Natura ha deciso di addobbare il buon vino di una portata calorica spaventosa. Un misero bicchiere, infatti, regala al vostro organismo dalle 90 alle 140 Kcal. Ci rendiamo conto? Con una cena ben innaffiata potete farcire le vostre manigliette (potrebbero anche trasformarsi in maniglioni antipanico all’occorrenza) di comode 400-600 Kcal di adipe. Non parliamo poi dei cocktails, degli Spritz, degli Americani o dei Mojito, il solo avvicinarsi ad un bicchiere vi regalerà un extra rotolino lardominale. Malerimmo. Un disastro.

Va da sé che il vino, con tutto il parentame alcolico, all’interno di un programma talebano di snellitudine, vada immediatamente ed inesorabilmente sciacquato. Questa regola ferrea mi ferisce come una lama di Hato Rienzo, mi incupisce. Devo separarmi dal mio prediletto compagno di merende. So che, in parte (ben lungi da cadere nel patologico nutro un amore davvero viscerale per il vinello, in ogni sua espressione e confido che voi siate più equilibrati), potete capirmi, e voglio ripagare la vostra compassione con una strategia alternativa che mi sta supportando in questo cammino anelo-fit. In mancanza dell’esperienza mi sono tuffata nella conoscenza.

“Come si fabbrica il buon vino” F. Ravizza 1896

Leggo avidamente articoli a tema vinoso, seguo blog, pascolo per le enoteche e mi sono lanciata alla scoperta di un cimelio d’altri tempi “Come si fabbrica un buon vino (Vini Da Pasto)” di F. Ravizza stampato nel Giugno del 1896, un vero scrigno di perle di saggezza (“Il buon vino si fabbrica nelle buone cantine, bene asciutte, ben pulite, ben riparate dagli eccessi di temperatura, contenenti vasi vinari ben conservati, scevri di cattivi odori, di muffe, di vecchio tartaro”; “Il vino buono, ben fatto e bene conservato, può pretendere, come l’aristocratico vino fino, di essere posto in bottiglie, e chi non ve lo sa mettere è un cattivo bevitore”). Mi erudisco e mi preparo all’incontro post castigo con rinnovata competenza ed aspettative. L’avere il vino sempre a disposizione rende più pigri, si incaricano i sensi di tutta la valutazione e si gode in maniera egocentrica, senza arricchire l’esperienza di elementi d’altri narrati.

Ho già stilato una bella listarella di nuovi incontri che mi concederò quando tornerà a splendere il sole tannico sulle mie tonicissime e slanciatissime membra. L’attesa in questo modo è più bella (mi sento molto Baudelaire) e non abbandono del tutto la mia passione. Se rantolate nella mia stessa condizione provateci, magari funziona anche con le privazioni cibose o di altra natura. Nutrite l’intelletto, è un piacere senza controindicazioni che sazierà un’anticchia i vostri desideri. Good luck!

Consigli di letture vinose:

Andrea Scanzi – Elogio dell’invecchiamento 

Mario Soldati – Vino al Vino