La settimana dell’arte bolognese si è conclusa e la città torna lentamente ai suoi ritmi consueti. Approfittiamo di questo “ritorno alla calma” per riassumerne un po’ i momenti salienti e raccontarvi alcune delle cose successe in questo fine settimana che ha festeggiato l’arte nelle sue più diverse accezioni. Per l’occasione i musei cittadini hanno osservato aperture straordinarie, in ogni galleria, associazione culturale, ad ogni angolo, in ogni locale e in ogni strada un evento, una mostra, un’installazione, una performance, un incontro, un aperitivo, un concerto. Sembra proprio che ognuno abbia voluto dare il suo contributo alla riuscita di questa Art Week e della Art City White Night, la notte bianca del 25 gennaio che ha riempito le vie di Bologna fino a notte inoltrata. Sotto il patrocinio di Art City, un programma istituzionale nato dalla collaborazione tra il Comune di Bologna e BolognaFiere, ha preso forma una settimana dell’arte allegra e movimentata, con una Bologna in grande spolvero. Al centro di tutto questo, puntuale come ogni anno c’è Artefiera, la storica kermesse bolognese dedicata al mercato dell’arte moderna e contemporanea, quest’anno alla sua 38° edizione, che si è svolta dal 24 al 27 gennaio e ha ospitato gallerie ed espositori da tutto il mondo, richiamando come ogni volta collezionisti, critica, stampa di settore, ma anche un pubblico curioso (e qualcosa farebbe credere più giovane).

Photo credit Angela De Gregorio

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Riportiamo qualche dato al volo: dopo la conferenza stampa di chiusura della manifestazione, enti organizzatori e promotori si sono dichiarati più che soddisfatti di un’affluenza che ha toccato le 50.000 presenze, di una maggiore adesione da parte dei galleristi, e dei non pochi “bollini rossi”, che qua e là facevano capolino tra gli espositori a segnalare le opere vendute. Anche i numeri relativi al web dicono qualcosa: alla sua 38° edizione, Artefiera è la fiera d’arte in Italia più seguita sui social. Questo dato potrebbe significare una maggiore importanza riconosciuta quest’anno alla dimensione dei social network e alla promozione sul web, con l’uso di hashtag ufficiali e una massiccia presenza online, ma anche un abbassamento dell’età media di fruitori e visitatori della manifestazione. Nel complesso i bilanci post chiusura parlano di un’edizione riuscita.

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Le novità di Artefiera quest’anno erano più di una. Innanzitutto un’apertura all’arte del secondo Ottocento, in particolare italiano, attorno alla quale sembra essersi rinnovato l’interesse collezionistico, con una selezione di gallerie ed espositori dedicati all’arte moderna e la presenza di opere di Macchiaioli e post Macchiaioli, tra cui Fattori, Lega, Signorini, insieme ad altri protagonisti dell’Ottocento e del primo Novecento.

Si è registrata poi la presenza di più di venti gallerie specializzate in fotografia. Una maggiore attenzione per la fotografia d’autore è infatti un’altra novità: il risultato di una collaborazione tra BolognaFiere e la milanese MIA Fair, la prima fiera italiana dedicata alla fotografia, sancisce un riconoscimento alla fotografia come uno dei linguaggi protagonisti dell’arte contemporanea, qui declinato in opere di autori affermati affiancate a lavori di fotografi emergenti e ad esposizioni monografiche, con l’intento di ripercorrere e mostrare il processo creativo di un singolo artista.

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Un progetto incredibilmente interessante, nonché un’altra delle novità di questa edizione, è stato l’allestimento de Il Piedistallo Vuoto – Fantasmi dall’Est Europa, un’esposizione intensa e suggestiva che ripercorre gli ultimi quarant’anni della storia dell’Est Europa, attraverso una rassegna di più di quaranta artisti provenienti dai paesi dell’ex blocco sovietico. Una sorta di narrazione che tocca i principali avvenimenti politici degli scorsi decenni, la caduta del muro di Berlino e la dissoluzione dell’URSS, attraverso disegni, installazioni, fotografie, sculture e video. Il titolo Il Piedistallo Vuoto si riferisce proprio al piedistallo vacante prima occupato dalla statua di Lenin, ed è preso in prestito da uno dei lavori esposti, un’opera fotografica che vede rappresentati diversi soggetti, a distanza di trenta o quarant’anni, immortalati nei medesimi luoghi, e di come questi siano inevitabilmente mutati, e il piedistallo su cui prima torreggiava la statua di Lenin sia ora vuoto. Tra le opere presenti troviamo nomi arcinoti, come Marina Abramovic, accanto ad artisti emergenti o artisti poco conosciuti, rigettati dalla cultura socialista a cui appartenevano. La mostra Il Piedistallo Vuoto è stata curata da Marco Scotini e sarà visitabile presso il Museo Civico Archeologico fino al 16 marzo.

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Un’altra grande conferma di questa Art Week è stata SetUp Art Fair, la nuova fiera d’arte indipendente che affianca la veterana Artefiera, quest’anno alla sua seconda edizione. Questa neonata realtà indipendente ospita artisti emergenti e giovani curatori under 35, e il suo format punta sulla triplice relazione tra artista – gallerista – curatore e sulle dinamiche che si innescano. Alla base la convinzione che fare cultura significhi necessariamente ricerca, aggiornamento costante, attenzione a quanto accade intorno, alla contemporaneità nei suoi più diversi linguaggi e nelle sue molteplici facce.

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Come nell’edizione 2013, si è svolta al primo piano dell’Autostazione di Bologna, in centro città, e ha richiamato, oltre a stampa e addetti ai lavori, anche un pubblico giovane e curioso, anche grazie al ricco calendario di eventi collaterali che prevedeva, tra le altre cose, laboratori, talks sul tema della riqualificazione e una rassegna performativa dal titolo In Corpo, a cura di Sponge ArteContemporanea. Interessante anche l’idea di SetUpBlab, ovvero l’allestimento di un “salottino” in cui i visitatori hanno potuto sedersi e chiacchierare di arte assieme a giornalisti di settore e nomi noti della critica. Anche per SetUp il numero di gallerie e artisti partecipanti è salito rispetto alla scorsa edizione. All’interno degli spazi dell’autostazione c’era anche posto per una zona lounge e per il Ricreatorio, un’area dedicata al gioco e alla dimensione ludica, che prende forma dall’idea di Munari secondo cui “Giocare è una cosa seria”: in quest’area è stato installato un tavolo con i dadi di Andrea Bianconi nonché un insolito tavolo da ping pong di Nino Migliori, in una piccola stanza completamente buia illuminata solo dalle luci di Wood che permettevano di individuare racchette, pallina e rete.

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Così come Artefiera si è avvalsa di una stoyteller ufficiale su Instagram, così SetUp ha lanciato un contest su questo social, pubblicando di volta in volta su facebook gli scatti più rappresentativi e accattivanti dell’evento, fino a decretare i vincitori durante l’ultimo giorno della manifestazione.

Sono molti i segnali che sembrano parlare di un crescente interesse generale per eventi e manifestazioni di matrice artistica, che via via aprono anche ad un pubblico interessato e curioso, anche se non necessariamente formato in materia.

Per concludere, si potrebbe timidamente provare a tirare qualche somma. Forse questi dati e questi riscontri positivi provenienti da manifestazioni artistiche ci dicono qualcosa di altro, ma che in fondo già sapevamo. Forse mai come in tempi di crisi, economica, sociale e culturale, abbiamo bisogno di guardare al mondo da prospettive differenti, cercare e fare nostri per un momento linguaggi e punti di vista a noi poco familiari, leggere attraverso le immagini racconti che ci parlino di qualcun altro in un altro luogo, ma che per molti aspetti possano dirci qualcosa sul nostro racconto personale. Forse guardare al mondo attraverso gli occhi di qualcun altro può essere istruttivo, e anche talvolta rassicurante, o forse speriamo che qualcosa possa illuminarci e spiegarci ciò che non capiamo delle cose. Speriamo che svoltando l’angolo di uno stand, girando attorno ad una scultura, qualcosa ci riveli all’improvviso e chiaramente ciò che non sapevamo.

La strada della ricerca personale, qualsiasi essa sia, è lunga e passa attraverso i canali più vari.

Intanto aspettiamo pazienti le edizioni 2015.