Tempi universitari increduli e felici… che furono!

A volte ci torno alla Budapesti Műszaki és Gazdaságtudományi Egyetem, altrimenti detta BME, per intenderci il politecnico di Budapest, perché qualche anno fa tutto é iniziato da qui e perché é un bel posto e piú che un’universitá, per alcuni scorci, potrebbe sembrare un parco cittadino e la cosa che mi fa impazzire é questo rispetto delle cose comuni.

Si sa, di questi tempi l’economia gira male, poco lavoro e pochi soldi per tutti, in Ungheria piú che mai, ma l’universitá, seppur con „qualche pecca” – cosí i miei colleghi ungheresi, che hanno fatto tutto il percorso di studi alla BME, dicono ed io spalanco gli occhi, pensando alle pecche ben piú serie, che aveva la mia…in Italia…purtroppo…- funziona bene: attrezzature, laboratori, sedie e tavoli per tutti, corridoi pieni zeppi di materiali, giusto per non imparare le cose solo in teoria, tesi di laurea e progetti tra i piú belli messi in bella vista, tasse solo per chi ha finito la scuola con un brutto voto, ma anche e soprattutto questo grande senso di rispetto delle cose comuni, cha hanno gli ungheresi e che permette di mantenere anche in tempi come questi una grandiosa efficienza delle cose pubbliche.

L’edificio K, quello bello sulle sponde del Danubio, che ti chiedi quale museo possa essere se non sai cosa sia e lo vedi per la prima volta, col tetto ricoperto da maiolica colorata e smaltata, colonne imponenti e portoni in ferro ed ottone pesantissimi, che a spingerli ogni mattina, finisci col preferire il portone di legno dell’entrata secondaria, é la facoltá di architettura, e piú a sud e oltre il Petőfi híd (il ponte Petofi) si estende tutto il resto del politecnico, con le altre facoltá, laboratori, campo di atletica e parco.

Potete venire a passeggiare tra i vialetti del giardino che c’é tutto intorno, entrando da Budafoki utca (purtroppo non é piú possibile stendersi sul prato vicino l’edificio K), sedervi sulle panchine: nessuno vi dirá nulla se rispettate anche voi prato, silenzio e contesto!

Io mi perdevo nei corridoi labirintici, un po’ davvero, un po’ in un’incredula ammirazione e arrivavo sempre in ritardo. Il prof. di scienze delle costruzioni, ungherese di quelli vecchio stampo, mi lanciava un’occhiataccia e poi un sorriso, forse incredulo anche lui del fatto che un’italiana in erasmus seguisse la sua lezione di scienze, alle 8.10 del mattino, ogni mercoledí…

E poi, siccome chi mangia bene, studia meglio, e anche se non studia piú va bene lo stesso, al secondo piano c’é un baretto per gli studenti, aperto fino all’ora di pranzo, (uno dei tanti disseminati lungo i corridoi) che, piacevole sorpresa, vende ancora una fantastica torta di mele, proprio come sei anni fa.

Questo per dire che le cose belle durano di piú!