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Dopo To Rome With Love avevo deciso di liquidare Woody Allen come un amabile vecchietto che una volta era stato un grande regista. Dopo la scena del vigile urbano avevo deciso che non avrei più assistito nè incoraggiato con l’acquisto di un biglietto il suo inesorabile  declino. Eppure eccomi di nuovo qui, con lo scetticismo delle seconde chance, seduta in una sala semivuota dalle poltrone rosse durante la proiezione pomeridiana di Blue Jasmine. Questo film dimostra che a volte la vita ci sorprende, provandoci che vale la pena credere ed elargire una seconda occasione a chi si è molto amato. Woody ti perdono.

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Ti perdono perchè sai che la vita è crudele ma bella e che la tragedia e la commedia sono interscambiabili e ci agguantano, con pari violenza, sbucando dai vicoli bui della nostra esistenza. Ti perdono perchè mi hai dato Jasmine, e l’hai creata più vera del vero, prigioniera com’è della sua maschera di attitudine posh, dei suoi bei vestiti, del vile denaro e delle menzogne, destinata com’è a reitarare i suoi sbagli e fallire.

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Tu ci ricordi che siamo ostaggi di noi stessi, costretti nella camicia di forza delle nostre intenzioni e ambiamo ad essere diversi, a dimenticare le nostre radici, siam pronti a calpestarci, famiglia, amici, mariti, sgomitando per mostrare a un mondo che ci è nemico la faccia più bella, imbrattata di trucco e ipocrisia.

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Ma tu sei capace di essere insieme il più spietato dei giudici e il più misericordioso dei padri. Per questo Jasmine è tua figlia in tutto e per tutto, schiava della bellezza e dell’ambizione e per questo degna di pena. Nulla vi è di più tragico del suo declino, tanto più perchè inevitabile e disperato, chè la fortuna è cieca ma il destino ci vede benissimo e una volta che il fato ha deciso che devi soccombere, nulla da fare, soccomberai.

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Nulla da fare e soccombe Jasmine, volteggiando su una vita che non le appartiene al ritmo di Blue Moon, imbottita di Xanax e Martini, tradita dalla sua stessa bellezza che l’ha resa un essere di pari grado di quegli accessori di lusso di cui ama circondarsi. Cate Blanchett è magistrale, il suo sguardo è un acrobata perennemente in bilico tra riscatto e follia, la bocca il taglio di un bisturi, sprezzante e dolorosa insieme.

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Con lei cammina tutta un’umanità di perdenti, tra chi s’accontenta e chi muore, chi mangia e chi viene mangiato, i traditori e i truffati, i ricchi e i poveri, ciascuno per sè in una guerra che è l’unica costante immortale. A pensare poi che i saccenti, i bugiardi, i puri e gli onesti, nessuno ha potere su nulla, indossiamo una maschera – se ci va bene per tutta la vita – e a difenderla ci perdiamo il sonno, difenderla a tutti i costi, per restare a galla, essere qualcuno, avere successo, una casa, il cane, un paio di figli, oppure impazzire.

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Quando la maschera si trasfigura e dietro non c’è più un vero volto, allora da una parte si vince, dall’altra è tutto perduto.