Bittersweet_Cosebelle_01

Cosebelle, lo sapete ha un motto: ladies is trouble. Mai affermazione fu più veritiera dal momento che oggi andiamo a parlarvi della nuova avventura editoriale di Sonzogno che alle donne pensa così, dolcemente complicate come siamo, mentre gli dedica la collana di romanzi Bittersweet. Diretta da Irene Bignardi l’iniziativa è totalmente declinata al femminile: racconti che parlano di donne, in tutte le loro multicolori sfaccettature.

Sensuali, tenere, appassionate, sfacciate, bistrattate, maltrattate, ironiche, rivoluzionarie. In una parola Bittersweet, appunto, agrodolci. Storie che sembrano leggere, che scorrono sotto gli occhi senza difficoltà, ma pungono per tematiche e contenuti che svelano aspetti inediti o cruciali della storia delle donne.

Si parte dal passato con testi che hanno fatto la storia del costume e ora vengono riproposti alla luce dei cambiamenti apportati dalla modernità al nostro immaginario. Lì dove una letteratura “popolare” non è sinonimo di banale o grossolano, ma esprime la capacità del racconto di farsi universale, alla portata di tutti.

I primi due titoli della collana rappresentano delle vere e proprie riscoperte di classici ormai dimenticati che ebbero molto successo nel secolo scorso: La Garçonne di Victor Margueritte è un romanzo-scandalo che arriva direttamente dai ruggenti anni ’20. La storia di una ragazza androgina e un pò maschiaccio che dopo una delusione d’amore decide di utilizzare il corpo e la curiosità per proclamare il proprio desiderio di emancipazione e indipendenza.

La Matriarca, invece, di G. B. Stern è una sorta di Buddenbrook in versione yiddish, una storia familiare che ruota intorno al perno della sua matriarca, Anastasia, che tiene le fila della grande tribù e ne racconta pregi, difetti e disavventure condendole del tipico umorismo ebraico.

Insomma, è il caso di dirlo, le ragazze sono tornate e hanno voglia di guai.