Stavolta parliamo di arance.

I frutti si portano in carcere, i fiori in chiesa (zagare), il liquore più conosciuto è tutto blu (Curaçao).
Da buona abruzzese non posso non menzionare l’Aurum di dannunziana genesi (pare che sia stato proprio il Vate a battezzare questo liquore) a base di brandy e infuso di arance, fabbricato dai primi del Novecento nella ormai dismessa fabbrica di Pescara da una ricetta risalente all’antica Roma.

Per ogni varietà di arance un impiego ad hoc: le bionde Washington Navel, che a dispetto del nome provengono dalla provincia di Agrigento, per la loro bassa acidità sono ottime in insalata, nella preparazione di dolci o marmellate e come contorno per arrosti (vi dice niente l’anatra all’arancia?).

La buccia delle arance bionde è utilizzata in pasticceria per la preparazione di canditi o secca per aromatizzare torte.
Se invece volete bere un buon succo ricco di vitamina C, fino a marzo-aprile la varietà Tarocco, o le arance rosse di Sicilia igp, varietà Sanguinello, sono le rosse che fanno per voi.
Farete anche del bene agli altri acquistando le rosse siciliane nei banchetti che ogni anno l’Airc allestisce in centinaia di piazze italiane a favore della ricerca sul cancro.

Le arance vanno conservate in ambienti freschi ma mai in frigo, magari in una veranda fresca nella loro cassetta, al riparo da correnti e dal gelo.
Qualunque arancia faccia al caso vostro cercate di comprare arance biologiche e italiane!
Unica eccezione ammessa nell’acquistare un’arancia di pessima qualità… è se avete deciso di partecipare al Carnevale di Ivrea, dove da anni tra mille polemiche si svolge la famosa battaglia delle arance.
Polemiche innanzitutto per il grande spreco che in tre giorni se ne fa, ma anche per il lato “cruento” dell’evento, visto che in tre giorni di aspra tenzone si contano centinaia di feriti (per fortuna non gravi).

Ma per tutte le altre occasioni, usate la arance in modo sano e vedrete che sarete sempre in salute!