Questa settimana sono costretta a tentarvi con una vacanza last-minute: chiamate un uber, buttate due cose nel bagaglio a mano, e via verso l’aeroporto più vicino per saltare su un volo diretto in Tasmania. La destinazione è la costa nord-ovest dell’isola, dove in queste settimane si assiste ad un fenomeno che sembra arrivare dritto dritto da un film di fantascienza. È la bioluminescenza delle acque dello Stretto di Bass.

Nel caso non riusciate a ritagliarvi un week-end parecchio lungo per andarci di persona, non disperate. Negli anni, fotografi e video maker non si sono risparmiati e le testimonianze sul web sono parecchie.

© Leanne Marshall

Bioluminescenza: perché l’acqua di mare si accende?

A rendere possibile questo incredibile fenomeno è la Noctiluca scintillans, dinoflagellata eterotrofica dal nome fiabesco, e conosciuta anche come “fuoco di mare”. In Italia è presente spesso nei mari del Friuli Venezia Giulia. Sono microalghe che, nel pieno della stagione di fioritura, quando la temperatura ne favorisce la crescita, generano bioluminescenza nel momento in cui le loro cellule sono sottoposte ad uno stimolo meccanico esterno. Spiego meglio. Tirate un sasso dalla riva e quando finisce in acqua si accende una luce blu. Poggiate un piede lungo il bagnasciuga, un neon blu ve lo illumina da sotto. Vi lascio solo immaginare cosa può nascere da una innocua battaglia di spruzzi!
C
apisco che il primo pensiero vada a qualcosa di strano, forse qualcosa di nemmeno salutare per il nostro organismo. A me, per esempio, ricorda quei barili fluorescenti in cui, nei cartoni animati, si nascondeva materiale radioattivo.

Può essere pericoloso?

Parliamo della eventuale tossicità di queste divertenti dinoflagellate. In effetti, spesso ma non sempre, la fioritura della Noctiluca scintillans è collegata alle maree rosse. Si tratta di fenomeni in cui l’acqua assume una colorazione rossastra in seguito alla rapida crescita di determinate microalghe. Questa massiccia proliferazione può avere conseguenze anche mortali su altri organismi marini: nel caso delle nostre dinoflagellate, questo capita per l’elevato consumo di ossigeno richiesto per procedere con la fioritura algale e per l’ammoniaca escreta. Ma per l’uomo e la donna che si sentono di volersi tuffare in un mare acceso da milioni di neon, non ci sono pericoli. E anche i surfers si sentano liberi!