Sembra ieri che gelavamo coi cappotti chiusi e due giri di sciarpa, e invece i primi sette mesi di questo 2017 sono già un ricordo che si scioglie al sole. C’è chi i bilanci li fa solo a fine anno, ma a noi piace fare il punto un po’ più spesso e andare in vacanza annotando tutto quello che di buono è già arrivato. Ogni momento ha avuto la sua musica, ma certe note ci hanno accompagnato più di altre, prendendoci per mano così bene da restarci dentro. Questi sono cinque degli album che ci hanno portato fino a qui, ad maiora!

The XX – I See You
Gennaio ci ha portato il disco “specchio” degli XX. Il ritorno del trio è avvenuto a cinque anni di distanza dal precedente album, Coexist. Con I See You le tinte scure degli esordi sbiadiscono a favore del compromesso con la realtà di un mondo a colori. Il tocco di Jamie XX, reduce dal primo lavoro solista In Colour, si fa sentire fortissimo. Gli XX sono tornati con un disco che ci ha fatto sia ballare che pensare, la formula magica tra maturità e leggerezza.

Bonobo – Migration
Il 13 gennaio lo ricorderemo come un giorno speciale, perché mentre Young Turks pubblicava gli XX Ninja Tune ha fatto uscire il nuovo album di Bonobo. Di Migration ci è piaciuto più che altro quello che è riuscito a trasmetterci, è stato un viaggio sotterraneo. Nelle emozioni, si sa, non c’è nulla di obiettivo, ma questo è un disco che porta in sé una nostalgia che apre il cuore al profumo del mondo. Dall’energia dei cori africani di Bambro Koyo Ganda al freddo chillout di Break Apart.

Sampha – Process
Dopo due EP e numerose collaborazioni con SBTRKT, Drake, Kanye West, Solange e Frank Ocean, Sampha ha fatto uscire il suo debut album: Process. Con queste premesse, le aspettative sul cantante londinese erano tante, ma l’esordio di Sampha Sisay ha completamente soddisfatto l’attesa. Soul, R‘n’B ed elettronica si mescolano perfettamente in un disco intimo e coraggioso. Sampha ha scavato dentro alle sue ferite curandole con la luce e la bellezza della sua musica; una voce del tutto protagonista, tra ballate al piano e ritmiche più incalzanti. Un ottimo reminder del “non può piovere per sempre”.

Giorgio Poi – Fa Niente
Da brava italiana, mi sembra giusto dare merito anche alla buona musica nostrana. Tante sono state le uscite discografiche di questa prima metà dell’anno, tra canzoni super catchy e cantautorato vecchio stampo. Ne abbiamo cantante tante e ci siamo pure divertiti, ma qualcosa è andato un po’ più a fondo. Non posso non citare l’esordio di Giorgio Poi, col suo album Fa Niente. Già dal disco è stato amore, ma ad ogni live il sentimento si rinnova. Fa niente, perché le immagini delle canzoni di Giorgio sono attimi di vita che ci accomunano un po’ tutti, ma poi ognuno ha la sua storia e non ci capiremo mai.

Fast Animals And Slow Kids – Forse non è la felicità
Altra nota di merito made in Italy, i FASK sono fatti per quelli a cui piace calarsi dentro ogni canzone fino a lasciarci anima, corpo e tantissimo sudore. La spontaneità che si sta perdendo ogni giorno di più, suonare fortissimo, l’energia di un concerto da cui puoi scordarti di uscire pettinato e chissenefrega. Forse non è la felicità è il seguito di Alaska, disco che ha portato questi ragazzi di Perugia a girare l’Italia collezionando sold out su sold out.