Iniziamo da una breve premessa filosofica, un po’ delicata ma necessaria a capire dove ci troviamo.

Gilles Deleuze usava il termine plateau per descrivere qualcosa che ci riguarda molto da vicino, qui sintetizzato al massimo: un plateau è sostanzialmente uno dei mille piani (plateaux appunto) in cui è organizzato il sistema della conoscenza. Si tratta di livelli, “altipiani”, in cui tendenze discordanti tra di loro, opposte e irrimediabilmente contrastanti, anziché respingersi e dare origine a poli discordi, si appianano a vicenda, bilanciandosi tra di loro e compensando i rispettivi dislivelli.

biennale giovani

Federico Lanaro, Focus, 2013. Photo credit Giuliano Panaroni

Ci sembra familiare, ci parla di qualcosa che conosciamo, perché profondamente attuale. Non per niente plateau è il termine che i curatori di questa terza Biennale Giovani hanno usato per tratteggiare la sagoma di una figura che non ha ancora una sua forma, e non ce l’ha perché è ancora in atto, sta accadendo ora. Di cosa parliamo oggi, quando parliamo di arte contemporanea, di cui questa Biennale è uno spaccato trasversale? Un insieme di tendenze in contrasto, nessuna delle quali è in grado di prevalere sulle altre e imporsi come dominante e caratterizzante di un preciso momento, ma che  non si combattono tra di loro, piuttosto si complementano.

biennale giovani

Sara Benaglia, In the Outer Court, 2013

biennale giovani

Chiara Camoni, Sul perché in natura tutto avvolge a sinistra, 2013

E’ una molteplicità che in un attimo diviene confusione, in cui può essere difficile riordinare le idee. Esiti tanto diversi sono ottenuti attraverso linguaggi altrettanto distanti tra loro. E così periodicamente si cerca di sentire il polso dell’arte contemporanea, di scattare una fotografia che sarà irrimediabilmente fuori fuoco, perché il soggetto è  in costante movimento, e non è certo impresa semplice.

Per questa biennale giovani sono stati selezionati ventinove artisti dell’età media di 30 anni, e fino al 19 dicembre i loro lavoro saranno esposti all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Dal 10 gennaio fino all’8 marzo 2015 l’esposizione sarà accolta a Rimini, nel Museo della Città.

biennale giovani

Cristina Treppo, Pavimento, 2014

biennale giovani

Damiano Nava, Let the right one in, 2013

Chi cammina attraverso le sale della’Accademia bolognese, passerà dalla installazione più ardita alla fotografia, senza dimenticare la pittura, che tuttoggi non intende arrendersi alla fotografia, sua “sorella più giovane”. Proprio la stessa fotografia che secondo ogni previsione era destinata a soppiantare la pittura tout-court, ma che non è mai riuscita a farlo, perché la pittura, questa “vecchia signora, cacciata dalla porta, sta rientrando dalla finestra”, e fa tesoro delle esperienze intercorse, si contamina con ciò che le è estraneo, è in grado di assorbire qualcosa da tutti gli altri linguaggi più “giovani” con cui entra in contatto.

biennale giovani

Marco Gobbi, Copy with original shadow, 2014

Cosa racconta di noi questa confusione pacifica? Esattamente come il Guernica osservato troppo da vicino, questo eclettismo inconciliabile, queste esperienze spezzettate e linguaggi che sembrano non comprendersi tra loro, sono tali solo finché non ci si allontana, si fa un passo indietro, per abbracciare con lo sguardo l’intero disegno. Allora sembrerà che questi frammenti caotici prendano posto uno accanto all’altro, a formare un’immagine.

Ancora indecifrabile, ma vale la pena tenerla d’occhio.

DOVE&QUANDO
Biennale Giovani III – Curata da Renato Barilli, Guido Bartorelli e Guido Molinari.
Bologna, Accademia di Belle Arti di Bologna, fino al 19 dicembre 2014
[Dal 10 gennaio all’ 8 marzo 2015  a Rimini, Museo della Città
]