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La polizia di NY vuole prenderlo per arrestarlo,  gallerie e collezionisti fanno follie per averlo staccando interi muri su cui compaiono i suoi graffiti. Ma lui è inafferrabile?

Dal primo ottobre per un mese, Banksy, è a NY con il suo nuovo progetto “Better Out Than In”. Un’opera al giorno, una mostra a cielo aperto che durerà per tutto il mese e che si può visitare online nel suo sito, con tanto di audioguida accanto a ogni disegno o digitando un numero di telefono gratuito (statunitense) e un codice: a rispondere è una voce che fornisce informazioni e commenti sull’opera che si sta ammirando. Ma chi è Banksy?

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5 ottobre 2013, Brooklyn

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15 Ottobre 2013, Tribeca

Nessuno conosce la sua identità. La sua arte è pura comunicazione, provocatoria, critica, che lancia messaggi contro la guerra, il capitalismo, il potere e l’avidità. Le sue sono immagini ironiche, satiriche, chiare e didascaliche. Celebri sono i suoi topi, diffusi in tutta  Londra.

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£10 con l’immagine di Lady Diana al posto della regina stampate per la mostra del 2009 a Bristol

I suoi lavori sono apparsi in America, Australia, Canada, Inghilterra, Francia, Israele, Giamaica e Palestina. La sua fama è diventata un fenomeno di massa soprattutto dal 2005, quando realizzò nove graffiti sul lato palestinese del muro che divide Israele e Cisgiordania, immaginando ogni volta il superamento, l’annullamento o la dissoluzione del muro e della sua sostanza.

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Palestina, 2009

Le foto delle sue opere hanno fatto il giro del mondo diventando immagini cult: in un momento in cui l’arte contemporanea dimostra tutta la sua difficoltà di comunicazione, i graffiti di Banksy diventano “icone sociali” e quell’anno Sotheby’s mise all’asta una sua stampa di Monna Lisa dipinta di verde, che fu pagata 67 mila euro. I suoi lavori si trasformarono a tutti gli effetti in opere d’arte commerciali, e ciò conferma la sua tesi secondo cui l’arte sia subordinata al commercio.

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Palestina, 2009

L’ultima provocazione al mercato dell’arte pochi giorni fa proprio a NY, quando Banksy ha allestito un banchetto con le sue opere in vendita per soli 60 dollari, pubblicando un video sul suo sito per annunciare la vendita solo il giorno dopo. Il filmato mostra un anziano venditore davanti a un banchetto con le sue opere, in vendita a 60 dollari l’una, un prezzo molto basso considerate le altissime quotazioni dei lavori dell’artista, valutate centinaia di migliaia di dollari. Sul piccolo chiosco c’era la sola indicazione “Spray Art” e nessun cartello che indicasse l’autenticità delle opere, e l’impressione di chi lo vedesse era che si trattasse di riproduzioni non originali. Nel corso della giornata, grazie al banchetto, Banksy ha venduto opere raccogliendo 420 dollari, per opere il cui valore complessivo è stato stimato intorno ai 200mila dollari.

-ART: il video dell’anonimo banchetto allestito da Banksy stesso a New York-

Tra gli acquirenti delle opere di Banksy ci sono stati un ragazzo che cercava qualcosa per decorare la sua casa di Chicago e una signora, che ha comprato due quadretti facendosi fare uno sconto del 50 per cento e ciò la dice lunga sulla nostra percezione, sulla priorità delle persone, e sul meccanismo che regola il mercato dell’arte, un sistema con logiche inafferrabili che prevalgono da tempo sulla nostra idea di arte, come eravamo abituati a pensarla.

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1 ottobre 2013, Manhattan

Con questo e molti altri colpi è diventato in questi giorni uno dei sorvegliati speciali della polizia di New York; infatti dagli anni ’80 la città di New York ha dichiarato guerra ai writer, inasprendo le pene e creando un’apposita squadra dedita ad investigare su reati collegati alla street art. Non è chiaro cosa è successo all’artista britannico, ma sul suo sito il 23 ottobre scrive: “L’opera di oggi è stata cancellata a causa dell’attività della polizia”.

L’hanno preso? È stato arrestato e poi rilasciato? O è ancora una nuova trovata di marketing?

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17 Ottobre 2013, Williamsburg

La scorsa settimana il sindaco Bloomberg aveva attaccato l’attività dello street artist inglese dichiarando: “Nessuno più di me è un sostenitore dell’arte. Ma deturpare la proprietà di qualcuno non è la mia definizione di arte”.

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24 ottobre 2013

Io credo contrariamente che tutto questo è arte stessa, perciò tratteniamo moralismi e banalità e limitiamoci ad osservare e capire.

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