Ho imparato a sognare

Oggi ho un anno in più.
E’ passata solo una settimana, ma io oggi ho un anno in più, e sono esattamente uguale all’altro ieri, ma non a un anno fa.
Ho imparato che il lavoro a cui stavo per rinunciare perché temevo non potesse garantirmi una vita è in realtà l’unica cosa che a poco a poco mi dà tutti i giorni un po’ di vita e di respiro.
Ho imparato che compromesso è una parola bruttissima.
E che d’ora in poi non rinuncerò mai più a nulla per la sola paura di non farcela.
Ho imparato che non sarò mai una creatura di città.
Che un mulino può farti sognare più di un castello.
E che i colori sono importanti.
Ho imparato ad amare il vento, perché porta via le nuvole e mi fa vedere le stelle.
Perché mi avvolge facendomi sentire parte del mondo, e più vicina te.
Ho imparato che cambiare idea a volte è una cosa stupenda, e anche un po’ liberatoria.
Che i sogni non si fanno quasi mai di notte, e che quelli veri non si dimenticano.
Ho imparato ad essere felice in un bosco con un cagnolino che scodinzola e sorride.
Che i fiori sono stupendi e che le piccole cose sanno spaccare il cuore da quanto lo riempiono.
Ho imparato che i pensieri toccano l’anima più delle parole.
E ho imparato a leggerli negli occhi, mentre prima avevo bisogno di sentirmi dire tutto.
Ho imparato che vale più un pensiero lungo una fila di lamponi che tutto l’oro del mondo.
Anche se, a dire la verità, il sospetto ce l’ho sempre avuto.
Ho imparato ad abbracciare forte tutte le volte che mi va.
Perché so che non me ne pentirò, come dei ti amo che non mi sono mai risparmiata.

Ho imparato a dire tutto e subito, perché domani forse non c’è.
O forse sì, ma non importa, perché dentro non voglio tenermi più niente.
Se non il mio amore immenso.

[Cavalcando aquiloni, oltre muri e confini, ho imparato a sognare da là]

Copertina di Giada Fiorindi
Illustrazione di Elisa Attilia Casarini

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Beloved Things questa settimana doveva finire così,
con una canzone e l’augurio a tutti voi di poter sognare con vero cuore.
Poi però ieri sera, quando qui era già tutto impaginato per bene,
è successa una cosa bella di cui non c’è posto migliore di questo per parlare.
Faccio fatica a trovare le parole, ma ci provo.
Immaginate gli amici migliori del mondo nascosti dietro ad una porta,
un vaso di fiori di campo, vino, tramezzini, cheese cake, tanto amore e…
sì, ecco -emozione-, una festa a sorpresa.
La più bella che potessi desiderare.

Una meraviglia per cui dire grazie è troppo poco e non ha senso.
Bisognerebbe dire grazie di esistere,
ma suonerebbe un po’ come vorrei la pace nel mondo, e non è il caso.
Meglio non dire niente, guardarsi negli occhi in silenzio e per un attimo riuscire a essere felici.