Vorrei passare i giorni a camminare a testa in su e fotografare il cielo, che ultimamente cambia molto più spesso del mio umore

Vorrei camminare e sentire il rumore dei tuoi passi nell’erba, accanto ai miei

Vorrei la tua mano da stringere, e in silenzio pensare a come siamo in pace

Vorrei riuscire a rendermi conto che è già estate, anche se per me non è mai iniziata neanche la primavera

Vorrei un libro, che per un po’ mi facesse dimenticare di avere una vita

Vorrei un’amaca dove leggerlo, e un rifugio dove scriverlo

Vorrei una scala ad altezza stelle, una casa su un albero o una grotta in mezzo ai boschi

Vorrei arrabbiarmi con chi rovina o non apprezza ciò che ha, inseguendo fuochi fatui e piccolezze, ma non ne ho la forza, nè il diritto

Vorrei una scatola di pastelli per colorare un po’ tutto quello che si è sbiadito, ma non saprei neanche dove mettere il verde e dove il blu

Vorrei avere il coraggio di cambiare il cd che da tre mesi ascolto in macchina: quasi sempre la stessa canzone, perché è il nostro vizio di famiglia

Vorrei che tu mi allacciassi ancora i braccialetti prima di uscire, perché io da sola ci rinuncio sempre e non li metto, oppure resto a casa

Vorrei avere idee più belle di quelle che ho, per farti rivivere ogni giorno

Vorrei dirti che qui è sempre tutto uguale, ma in realtà neanche una cena è più la stessa

Vorrei trovare l’allineamento astrale per darti un bacio e poi vorrei che tu mi abbracciassi per ore, finalmente

Vorrei dirti che mi manchi, ci manchi, da morire, ma sarebbe troppo riduttivo

Vorrei che questa non fosse una lettera d’amore, ma a rileggerla bene forse un po’ la è e allora adesso la stampo e la infilo nella nostra scatola di latta, che però è quasi piena, e a dire il vero non so neanche se ho il coraggio di aprirla.

[Lo vorrei, perché non sono quando non ci sei]

Illustrazione di Giada Fiorindi