Sogna ragazzo sogna.

La terra continua a tremare, e io a non accorgermene.

O forse faccio finta, perché so che tu non mi puoi più dire se viene un’altra scossa torna a casa, così almeno siamo più vicini.

Forse perché un ennesimo spavento non potrei sopportarlo, e qualcuno l’ha capito.

Forse perché per me il terremoto più sconvolgente è già arrivato, ed è stato così forte da farmi ritrovare a testa in giù, in un mondo in bianco e nero, senza indicazioni stradali, e che sfugge da qualsiasi definizione.

Forse perché a me, microscopica e inerme come sono in questo garbuglio di mondo, una scossa suggestionerebbe così tanto che io, che mi ostino nel paradosso di camminare pur capendo che le gambe non mi tengono più in piedi, dall’apprensione mi butterei per terra convinta di esserci stata scaraventata.

E poi quelle ferite chi le curerebbe? Chi ne avrebbe il potere è già impegnato con ferite ben più profonde, di quelle che anche se le curi bene continuano a riaprirsi, finendo per lasciare cicatrici indelebili. Quindi meglio concentrarsi su una cosa per volta, e farla bene.

Perché i terremoti non scuotono solo la terra, ma anche i cuori.

E quello che si è accanito su di te di energia da scaricare ne ha avuta talmente tanta che la tua voglia di vivere, di per sè infinita, in confronto non ha potuto niente.

Perché i cuori che amano forte in fondo in fondo sono i più fragili; la sola speranza è che nessuno lo scopra mai. Il nostro segreto, la speranza di una vita, due cuori eterni.

Per fortuna tra una scossa e l’altra, della terra e del cuore, ci sono i momenti di grazia.

Il divano del sabato sera, e le domeniche senza pioggia.

Le telefonate delle 20,30, e quelle che non ti aspetti.

I messaggi del buongiorno, e quelli della buonanotte.

Le canzoni di Vecchioni, e Cosebelle.

Gli amici di sempre, e le belle scoperte.

Le mani che ti stringono forte, il sesto senso, e qualche nientino irrinunciabile.

Terremoto mi dispiace, non abbiamo tempo per te, ti conviene lasciar perdere.

Anzi, già che hai arrecato così tanto disturbo, mi permetto di chiederti un favore, o a chi per te, che tra voi potenti v’intendete, anche se per parlarti non so bene se indirizzare lo sguardo verso l’alto o verso il basso: quando puoi, se l’hai un momento, digli che io c’ero ma non ho fatto in tempo. Io ci provo ogni sera tra lettere e preghiere, ma quasi sempre mi addormento sul più bello.

[Dedicata a chi, come o più di me, in questo momento sta soffrendo per un terremoto.
Di qualsiasi natura o magnitudo esso sia]