C’è una prima volta per tutto: la prima bicicletta, il primo giorno di scuola, la prima sera al cinema con gli amici, il primo bicchiere di vino, la prima alba fuori casa, il primo amore. C’è poi la prima volta anche per un romanzo interamente letto in formato eBook, dopo aver giurato che no, non sarei mai riuscita a leggere un romanzo senza avere il mio rettangolino di carta tra le mani; dopo averne studiato il fenomeno in lungo e in largo e avere capito che sì, è utilissimo e comodissimo, ma non per me.
Dopo tutto questo, sono capitolata di fronte a un romanzo che “o così, o così”: è su Amazon da un paio di settimane, confido che un giorno molto vicino potremo annusare anche l’odore delle sue pagine di carta, ma non avrei potuto resistere fino a quel momento.

C’è voluta Camilla, insomma, anche se molti di voi la conoscono come Zelda was a writer, c’è voluta Gina Lagorio e le loro Farfalle in un lazzaretto; e poi ci si è messa un po’ anche Elsa Morante.

L’entusiasmo con cui mi sono avvicinata a questa mia prima lettura digitale è stato inversamente proporzionale ai pollici dello schermo che avevo a disposizione: da pro carta sempre e comunque, infatti, ben lungi dal possedere un eBook reader, l’ho divorato direttamente dall’iPhone.

Farfalle in un lazzaretto per me è stato un po’ come Bruxelles: qualcosa a cui mi sono avvicinata d’impatto, senza essere riuscita ad immaginarmelo prima in nessun modo e che, senza che me ne rendessi conto, mi ha lasciato a bocca aperta (il che forse dovrebbe farmi riflettere sul fatto che nella vita non farsi aspettative è cosa buona e giusta, ma questo è un altro discorso…).

A questo punto forse dovrei dirvi chi sono i protagonisti di Farfalle in un lazzaretto, cosa fanno, dove, e perché… Ma non lo farò: innanzitutto perchè non voglio rovinarvi la sorpresa della lettura, ma anche perchè non è questa la cosa più importante. Quello che non posso tralasciare è che Farfalle in un lazzaretto parla dell’amore, “quello vero… Quello che appartiene alle cose della vita: non superdotato, non multiaccessoriato e tantomeno leopardato”, parla di pagine di libri e di scrittura, e dei loro relativi fantasmi; parla delle intenzioni, che spesso valgono più del risultato; del modo di fare le cose, e degli instancabili allenamenti alla ricerca del piccolo sorriso, e del sorriso nel piccolo. Parla di consuetudini e di quella particolare forma di felicità che scalda più del sole; di bisogno di pace e di semplicità. Parla dei baci non dati, delle cose belle che (troppo) spesso passano inosservate, “quando sei distratto, quando pensi al contegno, alla frase giusta e alle distanze”.
Parla della vita, e delle sue infinite tonalità di colore.

Cover: Giada Fiorindi