Parlare un linguaggio che nessuno può decifrare. Sguardi muti. Un miracolo, credere ai miracoli. Assenza di parole per descrivere chi non é un marito, una moglie, un amante, un compagno, ma parte essenziale di vita e destino. Occhi che, dopo essersi incrociati, non guardano più allo stesso modo. Lo stupore per la bellezza nella semplicitá del profumo di uva nell’aria, e nella nebbia sui fossi in un tramonto autunnale. Nuovi confini, cellule trasparenti. Un sasso, un fiume, un albero. Un’idea, una sensazione, un mondo. Il profumo dello smalto rosso, e quello della schiuma da barba. Il sapore del pane della domenica mattina. Un treno, una stazione. Ancora nebbia, profumata. Cercare di capire, capire senza bisogno di risposte. Una foto nel portafogli, che dice piú di mille parole. Il caos e l’assoluto. Bisogno di dormire. Un bosco silenzioso, un letto di foglie abbaglianti, l’odore della terra.

Un binario morto, un quaderno per scrivere. Una spedizione oltre i confini del corpo. Freddo tagliente che significa é quasi Natale, e molto di piú. Emozione nelle abitudini, e in una famiglia che non sapevi di avere. Palloncini colorati e una stufa a legna. Rose rosse. Un itinerario. Il fatto che qualcuno semplicemente esista. Appassionarsi alla sua vita, stargli vicino, suggerirgli i termini dei problemi, ammirarlo mentre se la cava nel mondo.
Basta poco per riconoscere di appartenersi.
Una presenza automatica di consuetudine e di affetto.
Occhi negli occhi.
Dedizione.

[Ti sento scorrere tra le mie vertebre]

Illustrazione di Giada Fiorindi