Luna

La prima volta che sono stata sulla luna facevo il ginnasio: dicevano che Orlando, per amore, vi avesse perso il senno e fosse montato il sella al suo ippogrifo per andare a recuperarlo. Lungi da me, allora, pensare che fosse possibile perdere il senno per l’amore: sorridevo rilassata alla lettura degli oggetti che i due ritrovavano sul satellite e che chissà chi, e per chi, aveva perso.
Ero scettica nei confronti dell’amore; anzi, ero proprio convinta che non fosse possibile, ad un punto qualsiasi della propria esistenza, decidere di voler passare con un’altra persona il resto dei propri giorni. I “ti amerò per sempre” disseminati sui cellulari delle mie amiche mi facevano sorridere, anche se loro hanno sempre sostenuto di essere davvero convinte di quello che dicevano e, soprattutto, scrivevano.

I giorni, poi, passano; il senno va e viene, la luna è sempre lì.
Punto di riferimento da osservare dai miei punti di riferimento.

Quella che vedo io, la vedi anche tu?
Sono finiti lì tutti i miei sogni? I miei pensieri?
Le fotografie che avrei voluto scattare? Gli oggetti smarriti?
Che forma ha il mio senno?
Un orsetto di peluche, un libro, una tazza di thè, un biscotto alla cannella?
E il tuo?
Vorrei partire, andare sulla luna, per portarci qualcosa di me.
Per scoprire che cosa, a mia insaputa, ci è finito.
Sperando, soprattutto, di trovarci qualche cosa di te.
Mi insegni la strada?

Vorrei partire, andare sulla luna, per contare i passi che mi servono ad arrivare.
Per farne una nuova unità di misura.
Del tuo amore. Del mio amore.
Come del sole, la tua luce riflessa.

[Luna, tu parli solamente a chi è innamorato]

Illustazione di Giada Fiorindi