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BELLO&FATTO A MANO – Illustrazione di Mariachiara Trinzoni

C’è una caratteristica del nostro Bel Paese, una peculiarità universalmente riconosciuta che noi stessi, ingrati cittadini, tendiamo spesso a dimenticare. E vi posso assicurare che è la storia che parla, non un mio momento di nostalgico campanilismo: l’Italia è stata, ed è, pioniera del fatto a mano. Del bello & fatto a mano. Qui è stata creata e prodotta l’eccellenza. Qui, intere generazioni hanno vissuto di artigianato, di produzioni di pezzi unici e intere botteghe e aziende, essenzialmente a conduzione familiare, hanno fatto della qualità la loro forza diventando, così, grandi nel mondo.

Proprio per omaggiare queste realtà italiane troppo spesso oscurate da mode e da produzioni di massa a basso costo oggi parte Bello&Fatto A Manouna nuova rubrica che darà la possibilità a queste eccellenze di farsi conoscere, di farsi apprezzare per il loro lavoro, la loro storia e la filosofia che li spinge controcorrente in questo mondo dal gusto massificato.

Il primo turno spetta al milanese Massimiliano Ravagnati, artigiano del gioiello da oltre vent’anni, che con il progetto White&Gold appena lanciato sul mercato rappresenta un perfetto mix tra tradizione e modernità, tra antiche tecniche orafe e strategie di marketing attuali.

Conosciamolo meglio.

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CB: Massimiliano, tu sei figlio d’arte cresciuto in una bottega orafa: cosa ti ha spinto a continuare a tramandare questo antico mestiere? 

Mio papà è morto quando avevo 5 anni ma passavo spesso le giornate a bottega con lui e mio nonno, artigiano del legno, e mi è sempre rimasto impresso nei miei pochi ricordi qualcosa che è difficile da spiegare… E continuare a fare l’orafo per me non è stata un’imposizione, ma una scelta fatta con convinzione supportata con affetto da mia mamma anche se all’epoca avevo solo 14 anni. Forse non l’ho mai ammesso, ma penso di essere stato spinto anche dall’orgoglio di ricordare mio padre proprio attraverso quello che è stato il suo lavoro.

CB: Ricordi qual è stato il primo pezzo che hai completamente creato e realizzato a mano?

Lo ricordo chiaramente, era il mio primo giorno in laboratorio, avevo 14 anni e un po’ di paura. Mi fecero vedere come tirare una latrina di rame al laminatoio, mi spiegarono come limare i lati per renderli paralleli e come realizzare un rettangolo con dimensioni precise. Il risultato non fu un granchè, ma passo dopo passo ho imparato a fare le griffe e a realizzare un anello a cestino. Dopo circa un anno mi dissero: basta rame, è ora di usare l’oro! Da lì in poi ho imparato a mettere a misura gli anelli, saldare catenine, fare gli otto di sicurezza ai bracciali, pulire e lucidare gli oggetti in oro, creare rosari con perline e coralli e molte altre cose. E nel 2015, noi orafi – di vecchia scuola- siamo ancora abituati ad utilizzare queste antiche tecniche che ci sono state tramandate.

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CB: L’esperienza ormai ventennale nel settore ti hanno spinto ad ideare la prima bottega orafa virtuale. Raccontaci di cosa si tratta e come nasce questo progetto. 

La bottega orafa virtuale, anche se molto reale, offre alle persone la possibilità di poter provare a casa propria con tranquillità, sotto il consiglio di amici e parenti, i gioielli da me realizzati e scegliere così secondo il proprio gusto non essendo condizionati da qualcosa che viene definito moda. Scusate ma per me un gioiello è senza tempo!

In particolar modo, il progetto White&Gold nasce dopo un periodo non semplice della mia vita a causa della malattia di mia mamma. Nasce come sfida alla crisi, sfida gli stereotipi moderni del produrre quantità -e qualità?-, sfida all’industrializzazione del nostro settore che investe in stampanti 3D invece che nell’insegnamento (quante conoscenze di tecniche orafe sono andate perse?) e come sfida a me stesso. Nasce poi con delle casualità, con un cartellone che mi porta alla MGSoft per la realizzazione del sito web e con una commissione che mi ha fatto scoprire la possibilità di realizzare oggetti in bronzo che io utilizzo come campioni per lo scrigno d’autore che inviamo casa dei nostri potenziali clienti.

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CB: Pensi in Italia, oggi, sia ancora auspicabile puntare sull’artigianato? Sul pezzo unico fatto amano? 

Io ritengo assolutamente necessario puntare sull’artigianato, sulla qualità, sulla manualità. E penso si debba dare la possibilità ai vecchi artigiani di trasmettere, per essere migliorata, la loro conoscenza. Quanti posti di lavoro in più ci sarebbero se venissero insegnati lavori come il mio a ragazzi che si dice abbiano “poca voglia di studiare” che invece hanno solo bisogno di trovare la propria strada? Poi, perché tutta questa necessità di produrre merci di cui la maggior parte sta in magazzini per anni o addirittura viene gettata nella spazzatura, come capita nei centri commerciali, con prodotti scaduti e con produzioni a ciclo continuo di 24 ore che utilizzano macchinari che costano più delle persone? Forse sono io che sbaglio ma ritengo ci sia più bisogno di pensare alle persone e meno al guadagno personale.

CB: Cosa consigli ad un giovane ragazzo che vuole avvicinarsi a questo mestiere?

Forse non sono la persona più adatta per consigliare un giovane, però voglio dire a tutti i giovani, qualsiasi percorso loro scelgano, di avere sempre l’umiltà di ascoltare prima di parlare, di mettere passione in quello che fanno e soprattutto di non arrendersi davanti alle difficoltà.

CB: Una cosabella.

Ci sono molte cose belle: un sorriso, un bouquet di fiori, un bambino che gioca, il sole. Il Cuore.

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