Siamo tutti principianti.

Si può essere principianti – beginners – in una quantità infinita di cose. Esistono dei manuali per ciascuna di esse. Prima ti spiattellano in faccia che sei al grado zero della conoscenza e poi cercano di risolvere la cosa. Essere principianti comporta delle difficoltà, sempre, e delle responsabilità, talvolta. Essere ancora acerbi nella vita, to begin, cominciare. Può essere anche una cosa bella. Se ci fosse un manuale per principianti della vita, come c’e per il bricolage e ogni altra cosa che riuscite ad immaginare, vorrei che fosse Mike Mills ad illustrarlo.

Artista, illustratore, grafico, regista, Mike, dopo aver girato videoclip per gente del calibro dei Blonde Redhead, un bel giorno prende le tavole illustrate della sua vita, le inserisce in montaggio e ne fa un film da principiante. Devo dire che le cose fatte con l’inquietudine della prima volta, quando si diventa esperti non riescono più.

Ed è così che Mike saccheggia la propria esistenza e la mette a disposizione di noi spettatori. Non è un’esistenza priva di ironia e dolore, ma nemmeno manca di passione e gioia. C’è un padre che a settant’anni fa coming out perché è stato gay per tutta la vita, si fidanza con un ragazzo più giovane e poi affronta una lunga malattia che lo porta alla morte. C’è un amore che inizia e ha paura, dopo tanto dolore, di non essere la giusta cura, durevole ed efficace.

C’è un cane parlante, ma non come quelli tristi di certi film con Eddie Murphy, bensì un Jack Russell molto composto, molto inglese, il cui candore si esprime in sottotitoli che scorrono sotto il suo muso, spiazzando ogni interpretazione.Ci sono i disegni malinconici e controversi di Mike, la sua rivisitata Storia della Tristezza.

Preparate i fazzoletti perché il film è intriso di malinconia, la perdita di un genitore, l’incertezza dell’amore, ma anche una malinconia più profonda, che contagia tutti i personaggi e non si sa da dove arriva, ma in cui ci si immedesima facilmente, con un balzo, ne siamo tutti pieni, lo sapete già. E forse va bene così. A Mike va bene così di sicuro. Il film si sposta di sorriso triste in sorriso triste, nemmeno nel culmine del dramma indugia con una certa morbosità sul dolore crudo, bensì mantiene una sobrietà filosofica, un invidiabile contegno, e grazie ad esso appare ancora più reale.

È un viaggio interiore in Mike Mills, e insieme nella tua vita e nella mia e in quella del mondo, tutti siamo così umani e intrisi di ricordi, così spaventati e fragili, così sognatori e rivoluzionari. Un terribile realismo. Romantico ma senza mai essere melenso o eclatante, comico ma senza mai concedere nulla al grottesco. Diavolo se ti entra nelle vene. Il collage di emozioni rese visioni di Mike è talmente ben costruito che sono sicura entrerà anche nella vostra personale top ten dei film più belli di tutti i tempi.

Non è un caso poi che il cast sia una squadra a dir poco eccellente. Per interpretare se stesso Mike sceglie (grazie Mike) lo sguardo acquoso ed eloquente di Ewan McGregor, i suoi capelli ingestibili, la sua espressione indecifrabile con quel sorriso – sempre lo stesso da Trainspotting in poi – di bambino tragico. Il padre omosessuale ha il volto magistrale di Christopher Plummer, una leggenda, trasuda talento anche dalle sopracciglia.

Lei, beh lei, diavolo Mills quanto la sai lunga, lei è Mélanie Laurent, attrice francese che interpreta l’attrice francese che fa innamorare il protagonista. L’ho già detto che è francese? È solo che Mélanie è la quintessenza della parisienne. Bella senza ostentazione, e perciò ancora più bella, elegante anche quando impreca, dolce pure mentre ti abbandona.

Una menzione d’onore va al cane. Prendi, eccoti l’Oscar. È quello di Reese Witherspoon, siamo tutti più felici che lo abbia tu. Come dici? Sì lo so, sapevamo tutti che non potevano averlo dato a lei sul serio. Ah, il film esce in Italia il 9 Dicembre, prenotate i biglietti perché un manuale per absolute beginners fa sempre comodo.