“Hello #earth do you hear me? I had a good sleep, now it’s time for some #coffee! #Rosetta #RosettaWakeUp”

 Il 20 gennaio la bella addormentata si è risvegliata e con questo messaggio lanciato via twitter ha salutato il mondo. Dopo trentuno mesi di ibernazione nello spazio profondo la sonda europea Rosetta è uscita dal letargo.

[Video: How Rosetta wake up from deep space hibernation – Credit: ESA]

La missione ESA Rosetta è stata lanciata con successo il 2 marzo del lontano 2004. Dopo aver osservato gli asteroidi Steins e Lutetia, dall’8 giugno del 2011, quando si trovava a circa 800km dal Sole, la sonda è stata messa in isolamento, per poterne risparmiare la potenza a una tale distanza dal Sole, unica fonte di energia della sonda. Ma ora che è sveglia inizia la fase centrale della missione, Rosetta entrerà nella storia, perché il suo obiettivo è la cometa, dal nome impronunciabile, 67P/Churyumov-Gerasimenko.

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Credit: ESA

Dovremo attendere fino a maggio, quando il satellite europeo sarà talmente vicino alla cometa da potergli scattare foto, analizzare l’atmosfera, studiare la superficie. Dopo mesi di studi dettagliati, il lander Philae sarà rilasciato da Rosetta e atterrerà sulla superficie della cometa, sarà il primo atterraggio nella storia dell’umanità su un corpo celeste di questo tipo.

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Credit: ESA

 

Vi rimarrà fino ad agosto 2015, quando la cometa si troverà al perielio, cioè nel punto della sua orbita più vicino al Sole, momento in cui si può osservare la caratteristica coda delle comete, data dal riscaldamento della superficie con conseguente sublimazione del ghiaccio.

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Credit: ESA

Ma perché per gli scienziati e gli appassionati di astronomia è così importante questa missione? Le comete sono gli unici corpi celesti che sono praticamente rimasti invariati dal momento del Big Bang, avvenuto circa 4,5 miliardi di anni fa. A causa del tipo di orbita molto eccentrica che percorrono, si trovano a passare la maggior parte del periodo orbitale nel freddo spazio profondo del sistema solare esterno, perciò risultano perfettamente conservate. L’analisi della loro superficie e del loro sottosuolo, consentirebbe all’uomo di capire lo stato primordiale del nostro sistema e magari capire perché la Terra è l’unico pianeta in cui si sono sviluppate le condizioni necessarie per la vita.