Adoro Berna quando mi sorprende con le sue iniziative artistico-indipendenti: qualche sera fa tornavo in treno in città e proprio a pochi minuti dalla stazione centrale ho notato dal finestrino qualche strana installazione che penzolava dal balcone di uno dei palazzi che limitano la ferrovia.

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Da Novembre 2012  a Marzo 2013 un gruppo di artisti, con il supporto del cantone di Berna, ha dato il via ad un’iniziativa chiamata Balk
L’idea nasce dal fatto che proprio su quel tratto di ferrovia, tra l’entrata in stazione e la parte est della città, ci sono una serie di palazzi che distano solo pochi metri dal passaggio dei treni. Questa innaturale vicinanza ha dato origine a una serie di pensieri sulla vita degli inquilini liberamente esposta all’occhio pubblico, e sulla visione dei balconi come intermezzi tra pubblico e privato. Devo ammettere che anch’io, più di una volta, mi sono involontariamente ritrovata ad osservare tratti sporadici di vita privata di persone apparentemente ignare del mio curiosare.

Sono previste sette diverse intervention in cui i vari artisti realizzeranno sui balconi installazioni che saranno visibili solo dal treno o dalla ferrovia.
Finora ne sono state realizzate tre: la prima, firmata da Sebastian Dannenberg, è creata per essere osservata di notte.
L’artista trasforma le ringhiere dei balconi in scene fluorescenti con neon pubblicitari che immediatamente catturano l’attenzione del passeggero del treno. Queste proiezioni auto ironiche sono pensate per essere viste in velocità, impedendo al pubblico di distinguere i dettagli dell’opera ma provocando curiosità e una leggera confusione.

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La seconda installazione (Thomas Moor, classe 1988), è una vera e propria edicola riprodotta in tutti i dettagli direttamente sulle barriere del balcone. Moor sceglie di rappresentare un chiosco perché è un luogo molto familiare e comune specialmente tra i pendolari; la sua forzata inaccessibilità vuole porre l’accento sulla quotidiana disponibilità al consumismo.

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La terza installazione (tutt’ora in funzione) è disegnata da Ramon Feller e gioca su binomio scultura-natura. Si svilupperà a pieno solo con l’aiuto del tempo e delle condizioni atmosferiche: Feller infatti ha prima cominciato a realizzare la sua base, lentamente, pezzo per pezzo, e ora conta sulle fredde notti svizzere per realizzare delle sculture di ghiaccio che naturalmente si formeranno sulle corde della struttura da cui gocciola dell’acqua.

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Personalmente non vedo l’ora di prendere di nuovo un regionale e scoprire cosa il tema pubblico/privato abbia fatto scaturire negli altri quattro artisti.

Un piccolo consiglio: i balconi sono solo sul lato destro in uscita dalla stazione, giusto perché nella velocità è facilissimo perderli di vista.