Vette immerse nella nebbia e passi alpini da una parte, visioni urbane e scorci di architettura cittadina dall’altra, sono le due anime di un’unica mostra nata dalla collaborazione tra la Fondazione Fotografia di Modena e la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, dedicata al lavoro del fotografo tedesco Axel Hütte e divisa in due parti distinte. Fantasmi e realtà, questo il titolo della doppia personale curata da Filippo Maggia, e quella di cui vi parliamo oggi è la prima tappa dell’esposizione, inaugurata lo scorso 12 aprile al Foro Boario di Modena, sede temporanea della Fondazione Fotografia, e che proseguirà poi a Venezia da giugno, nelle sale della Galleria San Marco. Più di quindici anni erano passati dall’ultima esposizione italiana di Axel Hütte, fotografo esponente della scuola di Düsseldorf, giovane allievo negli anni Settanta di Bernd Becher.

axel hutte fotografia

axel hutte fantasmi e realtà

Realtà, riflesso, e l’impossibilità di distinguere l’una dall’altro, mai l’intero, solo sezioni scelte con attenzione, una fotografia quasi sineddotica, in cui una parte sta per il tutto. Queste sono alcune delle cifre stilistiche di Axel Hütte, che a noi che osserviamo non dice quale sia il punto di vista giusto da cui guardare, non ci prende per mano spiegandoci attentamente cosa stia accadendo, mostrandoci l’intera scena davanti agli occhi, corredando di didascalie, spiegazioni, glosse e note a margine le sue immagini. Sarebbe troppo semplice, Axel Hütte ci rende invece parte in causa. Ci fornisce un dettaglio di quanto ha davanti a sé, e pochi elementi essenziali alla nostra comprensione, e a questi non aggiunge null’altro di superfluo, tutto ciò di cui necessitiamo per osservare è davanti a noi, il resto si compie nella nostra capacità di immaginare oltre il rettangolo sezionato, di ricucirgli atttorno ciò che gli stava accanto, e di ricomporlo col suo intero. È chi osserva che stabilisce ciò che sta osservando, e non viceversa.

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axel hutte fantasmi e realtà

I lunghi sopralluoghi dell’artista sull’appennino emiliano e su alcuni passi alpini italiani, lo hanno portato sulle tracce del Grand Tour, il lungo tragitto che i viaggiatori dell’aristocrazia ottocentesca erano soliti fare attraverso l’Europa continentale, in pieno clima romantico. E ci sembra di vedere un po’ dell’eco del Romanticismo tedesco, nella sua declinazione estetica e pittorica, riaffiorare tra queste vette irte, tra le distese di un bianco che confonde, tra i banchi di nebbia spessa, in cui anche il pericolo aleggia tangibile. Il mistero del sublime è davanti ai nostri occhi, la vertigine che terrorizza e attrae e le altezze che soffocano ma da cui è impossibile distogliere lo sguardo, si materializzano davanti a noi non appena ricomponiamo il disegno più grande. Axel Hütte diventa anche lui uno di questi viaggiatori romantici, lo immaginiamo in piedi su uno strapiombo roccioso, sotto di lui un mare di nebbia. Non ha paura di guardare il sublime dritto in faccia, anzi lo fotografa nelle sue singole parti, che questo si trovi sulle cime più alte delle Alpi italiane, tra il bianco straniante dei ghiacciai norvegesi o nel buio verde del fiume Rio Negro.

axel hutte fantasmi e realtà

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Soli e circondati dall’elemento, sperimentiamo l’assenza dell’uomo, la realtà comincia a confondersi con i suoi stessi fantasmi, ci avviciniamo a percezioni ineffabili. E assaggiamo per un momento la concentrazione più lucida.

-Fine prima parte-

Axel Hütte. Fantasmi e realtà, a cura di Filippo Maggia
Dove&Quando: Modena, Foro Boario dal 12 aprile al 29 giugno
Venezia, Galleria di Palazzo San Marco dal 5 giugno al 5 ottobre