“Sono tanti i giovani che lasciano la provincia per studiare e per realizzarsi in città. I primi anni all’estero ti fanno quasi dimenticare il tuo paese, poi un giorno torni e vedi per la prima volta la tua città, e ne riconosci finalmente la fisionomia, fai pace con il tuo territorio e vorresti donargli un po’ della tua esperienza.” Con queste parole, la curatrice e storica dell’arte Elena Dal Molin (classe 1982) tratteggia la storia di Atipografia, lo spazio votato all’arte contemporanea ad Arzignano (Vicenza), attivo da novembre 2014. “Era necessario svuotarlo, pulirlo, portare acqua luce gas, ridipingerlo. Creare un nome, un logo, stabilire un programma, raccogliere fondi, dargli vita giuridica e diffondere la notizia.” Ecco come lei e il suo team ci stanno riuscendo.

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Il team di Atipografia (da sinistra): Giovanni Giacomo Paolin, responsabile organizzativo, Milena Marzotto, responsabile comunicazione ed Elena Dal Molin, direttrice artistica

COSEBELLE: Quanto coraggio ci vuole per aprire un nuovo spazio espositivo in una ex tipografia della provincia veneta?
Elena Dal Molin
: Ci vuole passione. In effetti la mole di lavoro è tosta, ingiustificabile per i primi tempi. La passione rende incoscienti e quindi forse si appare coraggiosi. La risposta del pubblico era un grande interrogativo: scoprire di essere tanto seguiti ci da la forza per continuare a lavorare.

CB: La “a” del nome “Atipografia”, pur negandola, rimanda alla precedente funzione della vostra sede. Un atteggiamento che si riflette anche nell’interpretazione dello spazio architettonico? Come siete intervenuti nei 1000mq a disposizione?
Milena Marzotto
: La ristrutturazione di Atipografia è stato un lavoro di ascolto degli spazi. Avevamo davanti uno scheletro di archeologia industriale dimenticato nella città, un contenitore lasciato senza contenuto, un posto intriso di storia. L’arte ha avuto la capacità di rianimarlo e dargli nuova dignità. Grazie ad un lavoro di pulizia e di piccoli dettagli che si basavano proprio sulla lettura dello spazio, abbiamo portato alla luce questo luogo rendendolo associazione culturale per la diffusione dell’arte in tutte le sue forme espressive e produttive. L’alfa è privativo, la tipografia non esiste più, ma ne conserviamo i mobili e lo spazio mantiene il sapore originale. Capita la visita di ex impiegati della Tipografia che ne riconoscono gli ambienti e, quasi commossi, sono grati del fatto che non sia stata snaturata.

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Atipografia | Foto Luca Peruzzi

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Atipografia | Foto Luca Peruzzi

CB: Nel vostro centro culturale l’arte si lega con la musica grazie alla web radio ufficiale: una scelta non così comune. Quali contenuti proponete a chi vi ascolta? Avete in mente anche iniziative offline per intensificare questo relazione?
MM: La web radio è uno spazio di connessioni e scambio nella quale ci confrontiamo con gli artisti; registra tutto ciò che accade ad Atipografia con interviste a scrittori, musicisti e curatori di passaggio. Con il prezioso aiuto del fondatore di GoldenRadio, Lanfranco Lamarina, stiamo creando dei podcast con le interviste, i corsi e i concerti.

CB: Mostre, laboratori, residenze per artisti, workshop: raccontateci il 2016 di Atipografia.
MM: Il 2016 è improntato sull’educational, partendo dal termine cardine di questa nuova stagione: Epochè, la sospensione del giudizio. Sabato 6 febbraio inaugureremo “Carte Sospese”, personale di Denis Riva. L’artista da anni colleziona e raccoglie carte: lettere dei primi Novecento ad opera di avvocati, pagine di vecchi manuali scolastici, ma anche carte vergini cui il tempo ha conferito tonalità irripetibili. Entreremo nell’immaginario di Deriva attraversando una giungla cartacea tra disegni e figure fluide che si susseguono con ritmo narrativo. Un evento in fase di progettazione è quello relativo alla scoperta dell’etimologia delle parole. Come tutte le cose, anche le parole hanno una storia ed è attraverso la parola che il nostro pensiero si costruisce, e si trasmette. Aprile invece vedrà la seconda edizione di Fiorigrafia, non una semplice fiera di giardinaggio, ma un’esperienza che recupera l’antico linguaggio dei fiori molto in voga nell’Ottocento. Un evento a cui tengo molto e, per il quale, sono sempre alla ricerca di fiorerie, erboristerie, realtà indipendenti ed espositori che mi colpiscono per creatività e comunicazione. Fiori e piante aromatiche nella cura dei cibi naturali, nei profumi e nelle essenze: una mostra mercato colorata tra i mobili dell’antica tipografia.

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La mostra di Andrea Bianconi “Tunnel city” | Foto Luca Peruzzi

CB: Di recente abbiamo intervistato il team delle Guerrilla Girls, da oltre 30 anni impegnato sui temi della discriminazione di genere nel mondo dell’arte. Il loro campo d’azione, dopo tutti questi anni, sembra ancora molto ampio vista l’attualità del tema. Cosa pensate del panorama femminile nell’arte contemporanea italiana?
EDM: Il programma 2016 di Atipografia vede diverse donne a partire dalla bipersonale di Elisa Bertaglia ed Enrica Casentini curata da Petra Cason Olivares, in programma nel mese di aprile. La cosa che noto nell’arte contemporanea è come le donne siano legate ad un “divenire”. La donna è all’opera in un lavoro di tessitura che trova risposte nel fare, mentre l’uomo spesso è molto più astratto, si interroga su grandi concetti e pare cercare una chiave per la realtà. L’approccio femminile è molto diverso, le donne si pongono di fronte a dei temi cui vanno a rispondere: sono tessitura, racconto, sono molto più narrative, sono il fare che si compie. La stessa Dadamaino era così.

CB: Senza paura: la forza e la debolezza di occuparsi di arte contemporanea in provincia.
EDM: Atipografia spesso per dare un’offerta veramente diversa si ritrova a fare delle scelte non popolari perché il nostro obiettivo non è sedurre il pubblico, in quanto associazione no profit, ma è stimolare, è creare nuove domande nelle persone e tra i visitatori. L’arte contemporanea in questa provincia è una materia totalmente nuova, ma c’era fame di essa. Durante le mostre Atipografia diventa un centro che riunisce persone della zona che hanno passato diversi anni fuori.

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La mostra dell’artista Mats Bergquist “Tutto cio che abbiamo sempre desiderato. Coperto da baci” | Foto Luca Peruzzi

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La mostra di Mattia Bosco “Fiori violenti. Fotropismo verso la forma” | Foto Luca Peruzzi

CB: Siamo sempre alla ricerca di nuovi posti belli: ci consigliate qualche indirizzo nella vostra zona, utile anche per chi volesse venirci a trovare?
MM: Il ristorante Io & Lei al teatro per la passione e l’amore che Paolo, Federica e Thomas stanno donando a quel posto affianco allo storico teatro Mattarello di Arzignano. L’inimitabile Bar Borsa di Vicenza, per il brunch ed il jazz del giovedì sotto le volte di una delle più famose opere di Andrea Palladio.
EDM: Arzignano ha un’offerta molto vasta, quasi da città, probabilmente per i numeri dell’apparato industriale. Consiglierei il ristorante stellato Damini per pranzi e cene gourmet; per cenare in un ambiente semplice e familiare ottima è la trattoria Giordani, a Chiampo.

CB:  Una cosabella
MM: Le foglie di Ginkgo Biloba e il profumo degli incensi al legno di sandalo.
EDM: Denis Riva!

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Atipografia
Dove: Via Campo Marzio 26, 36071 – Arzignano (Vi)
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