Taipei, urban, graffiti

Strade di Taipei, foto di Fatface Wu.

Welcome to Taipei.

Gli expat di Taipei dicono che non la vorrebbero mai abbandonare: “è una mega-figata, ma non saprei spiegarne bene il perché”. Anch’io faccio un po’ fatica a spiegarlo alle persone. Il motivo principale è sicuramente l’assurda carineria degli abitanti, per cui dal momento in cui metti piede in aeroporto ti sembra di essere in un magico mondo fatato e giapponesizzato in cui qualsiasi persona prenderebbe seriamente a cuore il fatto che non sai quale uscita della metro prendere. O dove la parrucchiera si arrabbia per come i “cinesi cinesi” (Taiwan è parzialmente indipendente) ti hanno ossigenato male i capelli “Sono scandalosi, devi protestare! Se a Taipei un parrucchiere facesse un danno simile finirebbe sui giornali la mattina dopo.”

Inoltre, Taipei è una città culturalmente viva perché l’80% delle persone che conosci qui hanno una loro linea di gioielli / organizzano feste a tema / sono fotografi / hanno la loro linea di moda / vendono cose ai mercatini / fanno i baristi alle livehouse / hanno studiato moda al Marangoni. C’è quindi una buona varietà di eventi, concerti e feste, che hanno un tocco bizzarro dato dall’esoticità del luogo. Non è raro ricevere inviti ad un festival musicale in una foresta, o ad una festa di compleanno alle sorgenti d’acqua calda. Oppure ai favolosi eventi di Siousiou, tra cui uno “smartphone party” in cui si può comunicare l’un l’altro, e con partecipanti “a distanza”, solo ed esclusivamente aggiungendosi sui social network. Ma soprattutto, a Taipei c’è una vivacissima scena musicale fatta di serate techno al Korner, e concerti e mosh-pit al Revolver o al The Wall.

IL NEGOZIO DI DISCHI

White Wabbit records, Instax Fujifilm, Mac DeMarco, Captured tracks, Sacred bones records

Foto dello staff e vinili, al negozio della White Wabbit Records

La White Wabbit Records è una vera e propria istituzione per la musica indie a Taiwan. Il loro negozietto in zona universitaria è un paradiso di vinili, CD, cassettine anni novanta, poster promozionali della band arrivate a Taiwan, e fotografie istantanee molto kawaii. La proprietaria, KK, seleziona con cura le uscite discografiche delle migliori etichette indipendenti straniere, ed è la promotrice di molte band locali. Nel negozio i CD sono divisi tra post-rock, alternative, dream-pop, e shoegaze, e ci si trova l’ultimo album di Mac DeMarco in versione cassettina, con tutti i titoli e i testi delle canzoni trascritti in cinese (coolest – thing – ever). La WWR l’ha pure portato a suonare a Taipei, testimonianze qui.

LO SCRITTORE

"Don't look back", Chen De Zheng al Yangmingshan National Park

“Don’t look back”, Chen De Zheng al Yangmingshan National Park

Chen De Zheng (陈德政), che scrive con una spiccata sensibilità da “Alessandro Baricco d’Oriente” si è conquistato molti ammiratori con i suoi scritti intrisi di pop-culture, impressioni di viaggi, foto artistiche, memorabilia, e testi di canzoni. Il suo primo libro, “All tomorrow’s parties”, racconta del suo pellegrinaggio artistico a New York e delle canzoni dei Velvet Underground che erano la sua personalissima colonna sonora. Mentre il secondo “Wish you were here”, raccoglie le impressioni del suo viaggio in Europa, tra foto della Laguna Blu e testi delle canzoni dei Radiohead. Il suo profilo Facebook è il perfetto emblema del gusto dei taiwanesi per le cose belle.

LA SALA CONCERTI

Chiacchiere post-concerto al Revolver

Chiacchiere post-concerto al Revolver

Il Revolver è speciale perché è un pezzo di Inghilterra anni settanta trapiantato nel centro di Taipei. È un mondo a parte per varie ragioni. A partire dal britannicissimo proprietario Jeremy, uguale ad Ewan McGregor in Trainspotting, passando per l’altarino dedicato a Mick Jagger in un angolo del locale, fino alle magliette dei baristi su cui troneggia la scritta “NO COLDPLAY”. Nei suoi 4 anni di vita sono passate dal Revolver centinaia di band taiwanesi e internazionali, a volte anche semplicemente per una birra (leggi: James Blake). È il salottino e punto di ritrovo di tutti quelli che snobbano lounge elegantine e discoteche.

LE BAND

Skip Skip Ben Ben con i fans

Skip Skip Ben Ben con i fans

Nella sala concerti del Revolver ho visto di tutto in quanto ad artisti locali: bizzarri dj dubstep, carinissime band dream-pop, oppure quelli che si ispirano decisamente TROPPO ai Blink. Gli Skip Skip Ben Ben sono sicuramente tra i migliori. Il loro genere è un perfetto mix di grunge e schitarrate shoegaze, con quel tocco femminista e riot grrrl dato dal carisma della frontman Benben Lin. Hanno pure fatto colpo sugli italiani, quando hanno suonato in Sicilia allo Zanne Festival. Amici loro sono i Forests con le loro canzoni “sweater fuzz”, capitanati dal taiwoamericano Jon, e aficionados del Revolver. Mentre dall’altra parte dell’oceano, sulla costa cinese rivolta a Taiwan, ci sono The White Tulips. Sono cresciuti a spaghetti alla cantonese e shoegaze anni novanta, amano il Giappone, i My Bloody Valentine, e la scena musicale taiwanese. In Cina la scena è decisamente meno vivace ma loro si danno da fare per essere degni rappresentanti della loro città natale Xiamen, sognando al contempo di suonare a Singapore e New York. Degno di nota è anche il chamber pop delle Cicada, tutto violini e pianoforte. La descrizione della loro musica l’ho vista scritta a mano su un post-it al negozio della White Wabbit: “First post-rock band in Taiwan, used to tell story with female point of view, most of their songs are full of joy and strength of happiness!”. Come non amarli, questi taiwanesi.