Rolling Bowling, Chiara, Beijing

Wu Di & Chiara

L’amore ai tempi dei semestri all’estero: ci sarebbe da scriverci romanzi sulle mille storie di innamoramenti fugaci, viaggi, lontananze, e quel “ma che faremo della nostra vita in quest’angolo di mondo” di un’epoca in cui l’espatrio e i viaggi intercontinentali sono all’ordine del giorno. Una love story da film non poteva che capitare in una città come Pechino, che abbonda di romanticissimi hutong (i quartieri di vicoli stretti e case antiche) e baretti a ridosso del lago con le lucine illuminate alla sera (nel quartiere Houhai), senza dimenticare l’affascinante e labirintica Città Proibita. E, in questo caso, le sale concerti di qualche angolo sperduto della città.

Chiara Porciatti, ventisettenne toscana arrivata in Cina nel 2010, ha trovato la sua strada come tatuatrice in uno studio pechinese e tra le braccia di Wu Di, leader della band rockabilly Rolling Bowling. Il ragazzo è diventato addirittura suo marito. Chiara lo potrebbe pure scrivere un romanzo sulla sua storia, dati i mille aneddoti ed esperienze che ha da raccontare: qui ne condivide qualcuno.

CB: Come sei arrivata in Cina, e che hai fatto fino a questo momento?
Sono arrivata in Cina nel 2010 per completare il mio corso di studi in cinese presso la Capital Normal University. In Cina i miei progressi erano notevoli rispetto a quando vivevo in Italia e quindi ho deciso di fermarmi altri due anni. Il progetto iniziale era quello di tornare in Italia subito dopo la laurea, ma poi mi sono imbattuta in un bel ragazzo timido e taciturno che si nascondeva dietro ad un contrabbasso, e ho deciso di rimanere qui. Qui in Cina guadagnarsi da vivere per gli stranieri è molto facile e il lavoro ce lo si inventa giorno per giorno. Io sono passata dall’insegnare inglese e italiano a fare la comparsa nei film, la modella, e l’addetta marketing di una fattoria biologica italiana. La mia ricerca della felicità si è conclusa quando sono approdata al Yaksa Tattoo Studio, dove ho iniziato l’apprendistato sotto la guida del maestro del tatuaggio tradizionale cinese – e leader di una popolarissima band metal – Hu Song.

CB: Come hai conosciuto Wu Di?
Quella dell’incontro tra me e Wu Di è una storia che mi fa emozionare ogni volta che la racconto. Ero andata con degli amici al concerto di una band, e i Rolling Bowling quella sera erano la band di apertura. Ero molto stupita che una band cinese si cimentasse in un genere simile, uno stupore paragonabile a quello provato la prima volta che ho visto un ragazzo cinese con i rasta. Non so spiegare bene perché fossi terribilmente affascinata da questo ragazzo con gli occhi a mandorla coperto di tatuaggi dalla testa ai piedi. Capii che mi aveva notata e ballai per tutto il concerto con il batticuore, poi a fine serata mi venne a cercare per invitarmi al loro successivo concerto. Da lì non ci siamo più lasciati.

Beijing, nightlife, bar

Chiara & friends

CB: Come è iniziata la carriera musicale di tuo marito? E perché ha deciso di dedicarsi al rockabilly quando la maggior parte delle band a Pechino sceglie piuttosto i più convenzionali punk e metal?
Mio marito ha cominciato ad appassionarsi di musica all’università, quando per mesi e mesi mise da parte i soldi destinati alla mensa scolastica per comprarsi la sua prima chitarra. Praticamente, faceva la fame durante la settimana per poi rifarsi durante i weekend a casa dei genitori. Era l’epoca in cui la Cina stava iniziando ad aprirsi a generi musicali già consolidati in occidente, e Wu Di iniziò ad appassionarsi al grunge e al metal. Ma quando si trasferì a Pechino vide l’annuncio di una band rockabilly che cercava un ulteriore musicista: decise di vendere il suo basso elettrico e comprarsi un contrabbasso. La maggior parte dei cinesi non sanno nulla della cultura rockabilly, per loro sono solo gente che ama “acconciarsi” per i concerti delle band e scatenarsi in danze. Tuttavia la cultura del vintage sta prendendo sempre più piede in Cina: sia per quanto riguarda i negozi di vestiti di seconda mano che per le scuole di danza, che ora insegnano anche Swing e Bebop.

CB: Hai mai avvertito una barriera culturale tra te e Wu Di, considerando com’è diverso il ruolo della donna nelle relazioni in Cina?
Io non ho mai avvertito nessun senso di inferiorità in quanto donna, anzi. Le donne in Cina sono indipendenti e hanno un alto potere decisionale nei rapporti di coppia. I giovani cinesi maschi fanno una fatica mostruosa a sposarsi, schiacciati dalle pretese delle ragazze di buona famiglia (o meglio, i loro genitori), che se non hai la famosa triade “casa-macchina-soldi” non ti prendono neanche in considerazione. Ricordo lo stupore di mio suocero quando venne a sapere che una ragazza straniera voleva sposare suo figlio, che all’epoca non aveva un soldo.

Rolling Bowling, Beijing

Rolling Bowling. Da sinistra: Wu Di (voce e contrabbasso), Xiao Qiang (chitarra), e Xiao Bai (batteria)

CB: Come ti sembra la scena musicale e vita notturna pechinese?
Quello che distingue Pechino da altre grandi città, ad esempio quelle europee, è che questa metropoli non dorme mai. A qualsiasi ora della notte c’è sempre gente per strada a far festa, a bere birra con gli amici stravaccati sul marciapiede, oppure a fare uno spuntino di mezzanotte con i deliziosi spiedini di strada. Per quanto riguarda la vita notturna ce n’è per tutti i gusti: la città è talmente grande che puoi star sicura che da qualche parte c’è un concerto jazz, l’apertura di una birreria artigianale, la proiezione gratuita di vecchi film, o la tappa pechinese della band che volevi vedere da tempo. Ovviamente ci sono pure i club e le discoteche: ci ho messo piede in passato, ma ora mi ci sentirei assolutamente fuori luogo.

CB: Che cosa ami di più della vita a Pechino?
Mi piace definirmi una ragazza di paese, sono cresciuta tra la campagna e i piccoli borghi della Toscana, perciò le parti che preferisco di questa città sono sia le campagne in periferia dove si può andare a campeggiare che la vecchia Pechino, quella degli hutong. Il primo anno di convivenza con mio marito eravamo in queste casette spartane e non avevamo neanche il bagno in casa. Per i cinesi è normalissimo e neanche per me è stato così male, tranne l’inverno quando fa freddissimo e il bagno pubblico sembra davvero lontano chilometri. La vita nei quartieri popolari è molto semplice, e direi anche sicura. Io non ho nemmeno una serratura alla porta di casa ma mi sento sicura che nessuno mi ruberebbe niente, tutti i vicini si conoscono tra loro. Invece, detesto la parte nuova di Pechino, affollata e caotica, la “facciata” che il paese mostra orgogliosamente al mondo per dimostrarsi allo stesso livello delle altre metropoli del pianeta. Il governo sta gradualmente radendo al suolo tutti gli antichi quartieri popolari, che i residenti cercano di difendere con le unghie e con i denti, perché non si rende conto della bellezza e il fascino della vita in queste vie. Li vede solo come prova di un passato di povertà, e “inferiorità” rispetto all’Occidente.

Hutong, Beijing

Hutong a Pechino

CB: Che impatto ha avuto l’esplosione di Tianjin sulla tua vita quotidiana, nei giorni successivi all’esplosione?
Come tutti gli eventi che accadono in Cina, è già notizia vecchia e nessuno ne parla più. Nessuno parla degli effetti che la nube generatasi dall’esplosione possa aver avuto sull’agricoltura e l’allevamento. Quando abbiamo visto le foto di migliaia e migliaia di pesci morti sulle spiagge di Tianjin ci siamo spaventati, ma poi sono cominciati i preparativi della parata per il settantesimo anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale, e l’attenzione della gente si è focalizzata su quello. Niente di meglio per richiamare il popolo all’amor patrio e far dimenticare a tutti l’accaduto: China style.