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Gian e amici a Taipei. Foto di Cherry Ching-Yi Huang.

I VIAGGI DI GIAN LUIGI SCARPA

Incontrare italiani in posti a caso dell’Asia più sperduta è sempre un’esperienza gioiosa. Che sia incontrare un concittadino ad uno sciccoso “white party” della polverosa città della Cina centrale Guiyang (“Oh mio dio sei di Arzignano! Io sono nata ad Arzignano! Oh mio Dio!”) o conoscere un ragazzo veneziano fuori da un locale underground di Taipei. Gian Luigi Scarpa era perfettamente integrato in mezzo ai giovani taiwanesi che sembravano usciti da un blog di street-style avanguardista, con outfit tanto favolosi quanto lievemente inadeguati alla vita di tutti i giorni (perlomeno in Italia). Sandali con strap, zeppe, e calzini bianchi, cappellini da pescatore indossati nei club, pettinature alla FKA Twigs: qui tutto è legale. Gian, studente all’Università delle belle arti di Berlino, è molto giovane ma è una di quelle persone che di cose interessanti ne ha viste molte, dato che è all’estero da quattro anni e ha un’attitudine avventurosa. Non per niente, quando gli scrivo, mi dice che il suo programma della giornata è radersi la barba per andare al provino per una parte da zombie in una pubblicità taiwanese. Gian si è trasferito a Taipei, dove lavora sui suoi progetti artistici che sono un mix di materiale online, installazioni e performance, tra cui il recente Barter Economy.

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Festa al Korner di Taipei. Foto via Siousiou.

HOW TO: SENTIRSI A CASA

Quando gli chiedo dove si è sentito più a casa delle città in cui è stato (tra cui Manila, Okinawa, Londra) mi parla di Beirut, che a suo dire è un paradiso dove organizzano feste fantastiche e i taxi costano pochissimo. “Volevo tornare anche lì, ma a farmi scegliere di essere a Taipei in questo momento è soprattutto la vita privata. Penso che la vita privata per la nostra generazione sia più importante di 10 o 15 anni fa. Basta guardare un telefilm come Girls e metterlo a confronto con il carrierismo di Sex and the City… Anche se probabilmente di questi tempi non ci sono le carriere per sorreggere quello stile di vita”. Taipei sa di casa anche per la vita notturna, dato che in città è arrivata l’era della techno tedesca: “Finisco spesso e volentieri al Korner e mi piace parecchio. ho lavorato ad un paio di volte per i party di Smoke Machine, ne vado abbastanza fiero perché i loro podcast sono seguiti anche a Berlino. Però devo dire che quando sono a casa non l’ascolto molto, e se dovessi definire i miei gusti penserei immediatamente al concetto di Soundcloud Generation, e alla nuova estetica della musica elettronica che è emersa grazie a Soundcloud.” Ripenso subito a Roberto Piqueras, il dj e stilista spagnolo che ha suonato al Korner lo scorso dicembre, con i suoi vestiti dalle stampe stile Windows 98, e l’assurdo “My little pony dj-set”. Gian mi consiglia anche Mobilegirl, Imaabs, Amnesia Scanner.

Nave sul tragitto Okinawa - Osaka. Foto di Gian Luigi Scarpa.

Nave sul tragitto Okinawa – Osaka. Foto di Gian Luigi Scarpa.

VIETATO BALLARE

Taiwan è a due passi da Hong Kong, Giappone, e Corea, ed è quindi inevitabile pianificare occasionalmente una fuga last minute. Ma non è tutto oro quel che luccica, e questo vale anche per le luci sfavillanti delle metropoli asiatiche: “Sono stato a Tokyo a febbraio, ma è stata un po’ deludente. Credo che tutti crescano con il mito di Tokyo, in Italia come a Taipei o a New York, e in effetti i party sono enormi, ma rispetto a Taipei la gente di Tokyo è molto timida: c’è molta moda, molte selfies, poca fisicità. Il che è dovuto anche alla famosa “No Dancing Law”, cancellata solo l’anno scorso, che proibiva di ballare nei locali e poneva un grande ostacolo allo sviluppo di una vita notturna adeguata ad una metropoli del genere. Di Okinawa invece, un’isola nell’Oceano Pacifico situata tra Taiwan e il Giappone, Gian ne parla come di un posto paradisiaco: “Me ne sono innamorato, sono andato a gennaio, a maggio, e ci tornerò a luglio. La prima volta pensavo sarebbe stato solo il mio porto di partenza, sono andato da Okinawa ad Osaka in nave, due giorni a bordo, sei passeggeri su 200 posti letto, una delle esperienze più belle della mia vita. E lì ad Okinawa ho scoperto una cultura underground che non mi sarei mai aspettato. Ho fatto amicizia con un gruppo di giapponesi che gestiscono un ristorante messicano a Naha, “Borrachos”. C’è anche un bar fantastico lì in città che sembra un angolo del Berghain, e a volte hanno dj techno di alto profilo, che ci fanno una tappa tornando a casa dopo Tokyo.”

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Gian in gita a Kaohsiung.

GIAPPONE E GATTINI

Pare del tutto assodato che, in quanto a densità di gente “particolare”, niente sia come Berlino. “Ricordo che ad una festa al Kitkat Club – dove suonava il dj romano Warbear, Francesco Macarone Palmieri –  c’era un cinquantenne magro e atletico con pizzetto a punta, calzini giallo fluo, speedo giallo fluo, orologio da polso fluo, per il resto nudo. Il tipo aveva un espressione molto rilassata ed amichevole, nulla di aggressivo, non dava fastidio a nessuno. Era un buon party, buona musica”. Tutto sommato, però, l’impressione è che mentre in Europa la gente ha più o meno visto tutto, qui in Asia ci sia l’entusiasmo del “nuovo”. E pure se si capitasse in un night-club in Giappone dove è vietato ballare, non è detto che non si possa passare la serata a coccolare gattini.