Il quartiere di Admiralty durante l'occupazione dell'Umbrella Movement

Il quartiere di Admiralty, durante l’occupazione dell’Umbrella Movement.

WELCOME TO HONG KONG

(Scroll down for the English version)

Quand’ero alle superiori e studiavo Virginia Woolf, mi era rimasto impresso il primo capitolo di “Mrs Dalloway”, in cui si descrive la sensazione di essere “invasi dalla vita”. La signora Dalloway dichiara tutto il suo amore per Londra durante una normalissima mattinata di giugno, l’amore per tutto il caos della città: le auto, gli autobus, la gente che chiacchiera, la gente che è di fretta, i clacson, la campana del Big Ben. “Such fools we are, she thought, crossing Victoria Street. For Heaven only knows why one loves it so”.

È quello che si prova a perdersi nelle grandi metropoli, soprattutto in quelle che hanno un’anima tutta loro. Hong Kong ce l’ha, e lo capisci appena scendi dal bus traballante a due piani (perfettamente British) che ti porta dall’aeroporto al centro. È una città che accoglie gente da ogni parte del mondo, e fa innamorare per il suo mix di britannicità e orientalità. È assolutamente caotica con le sue stradine strette, le insegne al neon, il traffico perennemente congestionato, i convenience store, i centri commerciali a quindici piani, e il cibo esotico per strada. Può sembrare una metropoli estremamente consumista, ma solo fino a quando non succede che mezza città viene bloccata per una protesta pro-democrazia capitanata da un diciassettenne. A raccontarci l’anima della città ci sono i ragazzi di due delle migliori band indie locali: i SALAD KOWLOON e i TEENAGE RIOT.

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SALAD KOWLOON al festival Grasscamp. Foto di Philip Pecker (instagram:philippecker).

LE BAND

Ci sono tante band che riescono a sopravvivere ad Hong Kong nonostante i ritmi di lavoro assurdi e l’ambiente un po’ ostile ai musicisti (affitti alle stelle anche per dei cubicoli in palazzi a trenta piani, con vicini decisamente poco entusiasti di vivere accanto ad una sala prove). I freschissimi SALAD KOWLOON si sono formati solo a inizio 2014, hanno aperto il concerto dei loro idoli The Drums, e hanno pubblicato un sacco di canzoni belle sul loro Soundcloud. E pure cassettine con illustrazioni di copertina create dal loro amico illustratore Lousy John. I Teenage Riot invece erano originariamente una cover band dei Sonic Youth, ma hanno poi iniziato a produrre materiale proprio e a diventare un punto di riferimento nella scena hongkonghese. Ci auguriamo che pubblichino su Facebook una selfie con Thurston Moore, dato che il leader dei Sonic Youth ha suonato proprio ieri ad Hong Kong (“Non vediamo l’ora! Siamo tutti suoi grandi fan, e sarà come incontrare un amico di penna dopo anni di corrispondenza”). Compagni di etichetta dei Teenage Riot sono i my little airport, romantico duo alla She & Him che canta in inglese e cantonese. Hanno un immaginario artistico molto bello e DIY, e data la loro enorme popolarità sono riusciti a colmare un gap tra indie e mainstream, portando più attenzione mediatica alla scena indie locale. Altro punto di riferimento a Hong Kong sono gli stilosissimi The Yours, che suonano un punk-rock con tocchi shoegaze. I loro video musicali, molto punk ed espressionisti, rendono perfettamente l’idea della “Hong Kong way of life”.

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Hillywood a Hong Kong. Foto di Kojjak Lee.

LA VITA METROPOLITANA

O la ami o la odi, si dice. Più che Venezia, la frase “È bella ma non ci vivrei” sembra essere stata coniata per Hong Kong, dove la gente pare quasi più stressata e “career-oriented” che a New York, e dove prendere la metropolitana all’ora di punta è l’idea peggiore che tu possa avere. È un posto dove un locale “alternativo” è costretto a chiudere per le cifre assurde degli affitti e fare spazio all’ennesimo centro commerciale. Eppure non c’è gente più fiera della propria identità degli hongkonghesi, soprattutto da quando si sono ritrovati a combattere con il governo di Pechino per i loro diritti e la loro democrazia. Inevitabile chiedersi “La ami la tua città? Nonostante tutto?”, e non è certo una sorpresa che il rapporto sia di amore-odio. “È difficile amarla perché l’abbiamo vista corrompersi. Sarebbe come amare un fantasma” , dicono Azia e Milton dei Salad Kowloon, “Non la riconosciamo più”. Dicono che non ci sono più tanti bei posti per uscire, giusto l’Hillywood a Tsim Sha Tsui dove lavora Azia e il mercato “vecchio stile” Shum Shui Po, dove si trova qualsiasi cosa tu possa immaginare.
In quanto turista, io avevo amato Hong Kong anche per le mille possibili fughe dalla città a portata di mano: il villaggio di pescatori – stile inglese – di Stanley, i casinò di Macao, e le isolette sperdute della Hong Kong Bay. Anche gli hongkonghesi amano le fughe, infatti i SALAD KOWLOON mi dicono che il posto più bello in cui hanno suonato è il Grasscamp, festival di tre giorni organizzato in una zona montuosa appena fuori Hong Kong, tutto tende e natura selvaggia.

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Volantini ad Admiralty.

LA GIOVENTU’ HONGKONGHESE

Erano tutti per strada i ragazzi di Hong Kong quando si trattava di difendere il futuro della loro città, o semplicemente dare supporto alla gente attaccata con lacrimogeni durante una protesta pacifica. C’è stata un’esplosione mediatica guidata dall’hashtag #occupycentral e migliaia di foto su Instagram. Tra la folla c’erano pure i membri dei Teenage Riot: “Amiamo la nostra città, e siamo davvero fieri di tutta la gente che ha partecipato all’Umbrella Movement. Era ora che il governo si rendesse conto di tanti problemi che finora ha ignorato, prestando attenzione solo al lato commerciale di Hong Kong”. Ci tengono alla libertà d’opinione e la vedono minacciata dall’influenza della Cina. I my little airport hanno pure fatto canzoni dedicate ai loro “amati” politici (“divvying up stephen lam’s $300000 salary”, “donald tsang, please die”) e registrato un album chiamato “hong kong is one big shopping mall”. I SALAD KOWLOON erano in sala prove durante le proteste, ma sono accorsi e si sono uniti alla folla appena hanno sentito la notizia dei lacrimogeni “Sono rimasto ad Admiralty tutta la notte, e ricordo quant’era strano e inusuale sentire un sentimento così forte tra la gente, era un momento così intenso che ci ha fatto vedere in modo più chiaro la realtà”. Sentire le loro parole, vedere quello che sono riusciti a fare, e leggere i post-it della gente sulla Lennon Wall a Hong Kong: è tutto una straordinaria ispirazione (anche per noi italiani), e prova di quello che può fare la gente con un ideale. Ed è per questo che mi trovo anch’io a dire: “I love HK”.

 ENGLISH VERSION

One of the things that I remember best from when i studied English literature in high school is the first chapter of Virginia Woolf’s “Mrs. Dalloway”, that described the sensation of being – as we might call it – “invaded by life”. Mrs. Dalloway declares her love for the chaos of London on a normal morning of June: the cars, the buses, people chatting, people in a hurry, klaxons, the bell of the Big Ben. “Such fools we are, she thought, crossing Victoria Street. For Heaven only knows why one loves it so”.

It’s the thing you feel when getting lost in big cities, especially those who seem to have their own soul. Hong Kong definitely has its own soul, and it’s plain to see from the very first moment you get off from the double decker bus that took you from the airport to the city center. It welcomes people from every part of the world, and you fall in love with it for its mix of Britishness and Oriental charme. It’s absolutely chaotic with its narrow streets, congested traffic, convenience stores, exotic restaurants, and majestic shopping malls. It might seem like an overtly consumeristic metropolis, but only until half of the city gets blocked by a pro-democracy movement led by a 17 year-old guy. Hong Kong is special. The local bands SALAD KOWLOON and TEENAGE RIOT will tell us about their very own perception of the soul of the city.

There’s a lot of bands that manage to survive in Hong kong despite its crazy pace and the environment that is a kind of hostile to musicians (how can you have a rehearsal space when you live in a 30-floors building and your neighbors aren’t too enthusiast about your music?). The very fresh SALAD KOWLOON formed in early 2014, opened a concert for their idols The Drums, shared their noise-rock songs on Soundcloud. They even made their own cassettes with quirky drawings on the cover, made by their illustrator friend Lousy John. Teenage Riot started out as a Sonic Youth cover band, but then they started recording their own material and became a point of reference for Hong Kong’s underground scene. We really hope they got a selfie with Sonic Youth’s leader Thurston Moore yesterday night, since he happens to have just played in Hong Kong: “We’re so excited! We’re all big fans, and it’s going to be like seeing a pen friend after years of exchanging letters”. On their same label are indie-pop darlings my little airport, a romantic duo “She & Him style” who sings in English and Cantonese. They have a very nice DIY aesthetic, and they got so popular that they filled the gap between indie and mainstream. Another all-time favorite of Hong Kong indie lovers are the very stylish The Yours, who play an energetic punk-shoegaze. Their beautiful music videos, very fragmented and expressionistic, seem to perfectly convey the pace of the “Hong Kong way of life”.

You either love it or hate it, they say. We often say it about Venice, “It’s beautiful, but I wouldn’t live there”, but it looks like it could perfectly fit Hong Kong too, a place where people look even more stressed and “career-oriented” than in New York, and taking the subway in the rush hour is the worst idea you could have. And where “alternative” spots are forced to close because of the crazy rent, soon to be replaced by another shopping mall. But there’s virtually no other people more proud of their own identity than Hong Kong people, especially as they found themselves struggling with the Beijing government for their democracy and their ideals. It’s inevitable to ask “Do you actually love your city?”. And it comes as no surprise that the relationship is mostly somewhere between love and hate. “We watched it getting corrupted and t’s getting more and more unfamiliar” say Azia and Milton from SALAD KOWLOON, “It’s like loving a ghost”. They say there’s not that many good places to hang out anymore, maybe just Azia’s bar Hillywood, and the old-style market Shum Shui Po, where you can find anything you can think of. One of the reasons why I personally love Hong Kong is the list of possible getaways from the city: the British-style fishing village called Stanley, the casinos in Macau, the isolated islands of Hong Kong bay. SALAD KOWLOON say the best place where they’ve played is Lawnmap, a three days festival in the mountains just outside the city, where there were only tents and wild nature.

The kids in Hong Kong were all in the streets when it came to defend the future of their city. It was a sort of “media explosion” the one that they were able to ignite with the hashtag #occupycentral and thousands of pictures on Instagram, bringing the world’s attention to the situation in Hong Kong. Even the members of Teenage Riot were there: “We love our city, and we’re very proud of the people who got together during the Umbrella Movement to bring awareness about our frustrations”. It’s a matter of fact that Hong Kong people really care about freedom of speech, something they see as endangered by the influence of China. my little airport even wrote songs about their “beloved” politicians (“divvying up stephen lam’s $300000 salary”, “donald tsang, please die”) and recorded an album called “hong kong is one big shopping mall”. SALAD KOWLOON were in their rehearsal studio during the protests, but they rushed to join the crowd as soon as they heard the news of the tear gas: “We stayed in Admiralty all night, and I remember how strange it was to feel such an intense feeling in the city, it was something very unfamiliar, but it was what we needed to finally clear our heads and face the truth”. Hearing their words, seeing what they managed to do, reading the post-it notes on the Lennon Wall in Hong Kong: it’s something extremely inspirational (especially for us Italians) of what people with an ideal can do. And that’s why I find myself saying “I love HK”.