Arte Terapia Disabilità Cosebelle
Spesso proviamo emozioni a cui difficilmente riusciamo a dare un nome: il nostro respiro continua ad esserci, gli occhi continuano ad osservare attentamente, ma nella nostra mente questo stato non viene codificato. Lo spasmo del nostro stupore ci confonde, non sappiamo se è bene piangere, urlare o ridere. Non sappiamo cosa ci succede, stiamo quindi semplicemente fermi, come se il mondo iniziasse a girarci intorno velocissimo.
La prima ed unica volta che mi è capitato di vivere questa sensazione è stato sabato 16 febbraio.
Chiudete gli occhi ed immaginate di avere intorno a voi un lungo foglio bianco di venti metri e tanti piatti pieni di colore; pennelli lunghissimi, spugne, palline da ping pong, feltrini, mocio per i pavimenti e una musica incalzante come sottofondo. Ora pensate ad alcuni ragazzi che hanno disabilità fisiche che non percepite e che in questo contesto non importa indagare. Immaginate che tutte queste persone sorridano, ridano e si divertano.
Le mie compagne di corso, questi ragazzi e la mia professoressa fanno tutti insieme gli stessi gesti; usano il colore in modo fisico, automatico. Non dipingono su una tela con un normale pennello, usano il corpo e ciò che lo sostiene. Le mani scavano il colore, le dita saltellano, le ruote creano linee sfumate. I venti metri di foglio diventano presto ottanta e tutti coloratissimi.
Anche io faccio come loro; ma appena inizio a scegliere quale colore usare mi si annebbia tutto, mi saltano in mente un sacco di domande. L’emozione che provo è destabilizzante.
Mi fermo, mi giro, guardo ogni ragazzo e il suo sorriso, senza che loro se ne accorgano. Le domande si cancellano da sole.
Semplicemente penso “Nessuna domanda può essere più importante di questo divertimento. Niente di più forte può esistere… O se esiste, non l’ho mai provato. Questa emozione di gratitudine verso me stessa e gli altri vale troppo”.
Se volete capire la forza dei loro sorrisi o saperne di più, potete farlo qui.

Arte terapia disabilità Cosebelle Arte terapia disabilità Cosebelle